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Lucera. «Non l'ho avuto, non l'abbiamo avuto un vescovo»

Riceviamo e pubblichiamo.

«Vescovo Giuliano,

intendevo scriverle, come sgradito omaggio, in occasione del suo compleanno che per nostra fortuna coincideva anche con la scadenza del suo disastroso novennale; ho desistito pensando… l’importante che finisca presto! Ma dopo la sua lettera di commiato dalla gloriosa Diocesi di Lucera (pare prima comunità cristiana in Puglia e sede di prelati divenuti Santi o Beati), non posso esimermi dal ricordarle alcuni infausti provvedimenti presi che erano orgoglio e storia della nostra città: chiusura del Seminario e cacciata delle suore, chiusura di Telecattolica, chiusura della sede del Centro Missionario Diocesano, cessione delle opere missionarie costruite a Turilandia in Brasile fatte con le offerte di tanti benefattori ed il sacrificio di sacerdoti fidei donum che hanno donato parte della loro vita ai bisognosi.

Ma anche in loco si è voluto distinguere: ha spostato di sede tanti sacerdoti riuscendo a scontentarli tutti… compresi i parrocchiani, e non contento ai primi rumors di disappunto ha iniziato con le sue Pasquinate a sferzare il suo gregge (fedeli, insegnanti inetti, sacerdoti affaristi) aggiungendo ulteriori danni a quelli già citati.

Pensando forse di raggiungere meglio le nostre coscienze, spesso si è rivolto a noi usando un gergo dialettale della stessa origine borbonica senza però mai entrare in sintonia per il suo modo di parlare tra i denti (a proposito di reame il trono che si è fatto costruire in cattedrale se lo porta via?).

Non so quanta gente rimpiangerà la sua partenza(!), certo la sua ingombrante presenza (ben sostenuta a Roma) poteva finire prima, con un trasferimento o sue dimissioni, ma sarebbe stato davvero sconveniente per un vescovo alla sua prima (ed ultima) nomina, altra occasione persa le sue disavventure mediche …anche questa poteva essere la volta buona per uscire con dignità dalla città di Santa Maria, che più volte ha abbondonata nel corso delle processioni.

Non l’ho avuto, non l’abbiamo avuto un vescovo… non mi mancherà, non ci mancherà, conceda a questa città un’ultima cortesia: faccia il bagaglio e tolga il disturbo.

Dulcis in fundo la lettera di commiato rasenta la sfacciataggine: i tre “passaggi” particolarmente illuminanti (a suo dire) che non si può fare a meno di commentare:

  1. dal Vangelo:.. Siamo servi inutili… – ma chi deve dirlo? Se parte da lei condivido
  2. scomodando Francesco d’Assisi: La mia parte io l’ho fatta, la vostra Cristo ve la insegni – la richiesta a Cristo se mai è lei che deve farla, e con tanta umiltà, perché la “sua” parte l’ha fatta... e come!
  3. espressione popolare. Scusate il disturbo e grazie per la compagnia – l’unica cosa sensata la prima parte, la compagnia è stato difficile condividerla considerato che non c’era mai.

Con nessun rispetto…».

Lettera firmata

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