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Francesco Di Battista e il caso della seduta annullata per un comunicato stampa

Lo scorso 1º dicembre avrebbe dovuto svolgersi una seduta di Consiglio Comunale che prevedeva tra i punti all'ordine del giorno diversi argomenti legati a questioni urbanistiche e, nello specifico, ai cosiddetti PUE sui quali si stanno svilupando progetti che contemplano la presenza di ipermercati rappresentati da importanti brand su Lucera, una città ormai ridotta a poco più di 30 mila abitanti ad essere generosi, visto che molti cittadini in realtà non vivono a Lucera ma sono costretti chi per lavoro e chi per studio ad essere in altre regioni ma anche all'estero. Quel Consiglio Comunale non si è tenuto perché il Partito Democratico (che sembra accorgersi solo oggi quanto importante sia discutere e condividere determinate scelte politiche amministrative della maggioranza) ne aveva chiesto lo slittamento poi concesso, tanto che quegli argomenti saranno affrontati il prossimo 22 dicembre.

A dirsi «fortemente preoccupato per quanto accaduto nella scorsa seduta di Consiglio poi revocata» è stato il consigliere Francesco Di Battista di Fratelli d'Italia durante la fase delle comunicazioni della seduta dell'11 dicembre scorso. Un fatto «passato alla storia come annullamento/revoca di una seduta che, poche ore prima della sua celebrazione, ci ha visto ricevere una PEC che avvisava appunto circa l’annullamento/revoca della stessa». A destare sgomento è stata però la motivazione riportata nella PEC, «in quanto si faceva riferimento ad una “richiesta sotto forma di "comunicato stampa” – diramato dal PD, ndrma anche ad una “richiesta verbale” da parte del Partito Liberal Democratico». Di qui la riflessione del consigliere Di Battista: «Può essere annullato un Consiglio Comunale per un comunicato stampa o, addirittura, per una richiesta verbale? Peraltro a poche ore dalla celebrazione della seduta? Credo di trovarmi di fronte ad un fatto gravissimo». Di Battista ha quindi proseguito comunicando di aver inviato per tuitta risposta una PEC al sindaco, al segretario e al Prefetto, per mezzo della quale chiedeva una «contro-revoca di quel provvedimento e di validare la convocazione che fu fissata per il 1° dicembre in quanto ci si trovava in presenza di una difformità rispetto alle disposizioni di legge in materia. Mi rivolgo più al segretario – ha aggiunto – che al presidente il quale, a sua volta, inviava una PEC circa le precisazioni dell’annullamento della seduta dello scorso 1° dicembre e, in sostanza, non veniva precisato nulla se non la mancanza di alcuni pareri che dovevano essere inseriti nelle fascette. Cosa che non si verifica certo per la prima volta, perché ogni volta che accadeva si andava in Consiglio Comunale per prendere eventuali decisioni, favorevoli o meno. Lei peraltro, presidente – questa volta rivolto a Pietro Di Carlo – scrive che a tutela del Consiglio Comunale devono essere rispettati quei cinque giorni prima entro cui le fascette devono essere corredate di tutti gli elementi, compresi i pareri di cui sopra». Per Di Battista il presidente del Consiglio con quella PEC avrebbe messo una sorta di punto fermo in quanto quei cinque giorni si confermerebbero come termini perentori pur non essendo mai stato così nei fatti.

«Ma la cosa più preoccupante, presidente, è che lo ha fatto lei con un atto monocratico stabilendo d’ora in poi che il regolamento del Consiglio Comunale va osservato alla lettera permettendo, insomma, che ogni seduta possa essere annullata in caso di inosservanza di quel termine dei cinque giorni prima. Non so come la pensa il segretario visto che lo stesso era assente quel 1º dicembre, mentre dei consiglieri si presentavano in aula. A mio parere si sta creando un pericoloso precedente perché immaginate se un consigliere, una forza politica o addirittura un comitato o un’associazione richiedessero l’annullamento di una seduta. Per questo – ha concluso – credo che un chiarimento il segretario generale debba fornirlo».

Il segretario dal canto suo ha subito affermato che «per quanto riguarda il ruolo del presidente questi ha un potere riconosciutogli dall’ordinamento, cosicché come è prerogativa dello stesso convocare il Consiglio Comunale, allo stesso modo può adottare un provvedimento di secondo grado quale l’annullamento, che ha ben motivato spiegando che vi erano delle violazioni di norme regolamentari. Per gli altri aspetti ritengo che i termini del Consiglio Comunale non risulta siano ordinatori, il discorso è che non tutti i termini vengono rispettati per ogni accapo, ciò nella consapevolezza che quando si viola un termine, anche se la delibera viene approvata, anche col voto favorevole della minoranza, tutti voi avete, nei sessanta giorni, il potere di intervenire pur avendo votato favorevolmente, e ricorrere al TAR al fine di far valere un vizio di illegittimità dal punto di vista procedurale». Per il segretario, insomma, il presidente Pietro Di Carlo ha agito nell’alveo della legittimità perché pur approvando spesso dei punti nonostante la documentazione carente delle fascette, il Consiglio Comunale deve essere comunque cosciente che si tratta di argomenti intrisi di illegittimità, «ragion per cui è stata questa la logica che ha spinto il presidente ad annullare la seduta del 1° dicembre scorso». Circa la sua assenza il giorno della seduta del 1º dicembre, il segretario ha replicato: «Non appena la mattina ho accertato l’avvenuta notifica della revoca della seduta, per me il discorso era chiuso» e ha marcato la differenza tra illegittimità e nullità ritenendo l’annullamento e il ritiro «efficace».

A tentare di giustificarsi per il Partito Democratico che aveva richiesto quell'annullamento è stato Antonio Dell'Aquila, spostando l'attenzione del suo intervento più su scelte politiche che su altro: «Il mio intervento non vuole essere di contenuti giuridici», ha detto. Il comunicato stampa, per Dell’Aquila, è stato un modo per chiedere maggiore e più larga condivisione con l’opinione pubblica circa gli argomenti da trattare, a beneficio della trasparenza nell’operare politico e amministrativo. «Si tratta di temi complessi ed importantiha precisato – per la gente che abbiamo l’ambizione e l’onore di rappresentare. Ma anche per dare un segnale politico alla maggioranza e al Consiglio Comunale che d’ora in poi questo ed altri temi similari richiedono un tempo logico minimo di approfondimento evitando eventuali errori». Insomma, il PD aveva chiesto al Consiglio Comunale (ma forse è meglio dire alla maggioranza e al sindaco) che ci fosse una discussione meglio articolata e approfondita su determinati argomenti perché «è un diritto di tutti noi. Noi ci siamo richiamati a un detto che recita: "conoscere per deliberare". Personalmente ritengo che in molti casi si vada troppo di fretta e ciò non va bene. Ed io credo che anche i cittadini lo abbiano fatto capire nelle ultime tornate elettorali, cioè che in questo modo non riusciamo a fare bene il nostro lavoro. Noi dobbiamo rispondere a quei cittadini che il messaggio lo abbiamo capito. Allora la maggioranza deve lavorare unita – ha terminato il capogruppo del PD – approfondendo i temi necessari non solo del Consiglio Comunale ma più in generale del governo della città».

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