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È morto Sandro Mazzola. E oggi non servono colori, maglie, bandiere.

Quando se ne va un fuoriclasse, il calcio appartiene a tutti.

Sandro Mazzola è stato un campione immenso, ma prima ancora un uomo gentile, educato, rispettoso. Uno di quelli che hanno attraversato il calcio senza mai perdere la misura, la classe, la dignità.

Il suo calcio, il suo modo di giocare, di stare in campo, oggi sarebbe ancora tremendamente attuale. Perché certe qualità non invecchiano: intelligenza, eleganza, tecnica, coraggio.

E poi c'era un dolore che portava dentro, quello di essere figlio di Valentino Mazzola, la stella del Grande Torino.

Non dimenticherò mai quelle immagini di pochi anni fa, quando Sandro pianse davanti alle parole e alle offese rivolte alla memoria di quella squadra leggendaria. In quelle lacrime non c'era soltanto il dolore di un figlio. C'era la dignità di un uomo che difendeva la memoria di suo padre e di una squadra che appartiene alla storia dell'Italia intera.

Perché il Grande Torino non è di una tifoseria.
Valentino non è soltanto del Torino.
E Sandro Mazzola non è soltanto dell'Inter.

Ci sono uomini che appartengono al calcio. E uomini che appartengono alla memoria.

Sandro Mazzola appartiene a entrambe.

Oggi se ne va un fuoriclasse.
Ma soprattutto se ne va un pezzo di quel calcio che sapeva essere grande anche senza urlare.

Ciao Sandro.
Campione, figlio, uomo.
E leggenda.

Eduardo Gemminni

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