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Lucera. Il sindaco Pitta tra Premio Eccellenze 2026 e il capolinea tribunale

A margine dell'evento romano che lo ha visto incassare il "Premio Eccellenze 2026", il sindaco di Lucera Giuseppe Pitta si è mostrato orgoglioso del riconoscimento definendosi «maggiordomo della mia città, al servizio dei miei concittadini a cui dedico questa premiazione». Per l'occasione ha parlato anche di episodi che non rendono di certo onore alla città di Lucera e alla sua storia millenaria, come per esempio l'incendio che dopo i tanti degli anni precedenti ha distrutto la vegetazione a ridosso del versante collinare della fortezza svevo-angioina: «Sono situazioni spiacevoli – ha detto – con le quali i sindaci sono chiamati a confrontarsi ogni giorno. Stiamo mettendo in campo tutte le strategie possibili, considerando che a volte la stupidità umana in certi casi supera i limiti della ragionevolezza, ma per fortuna Lucera è fatta di tanta gente perbene che tiene tantissimo alla sua città». Anzi, ha lanciato un appello «a coloro i quali ancora non conoscono il nostro territorio a visitare Lucera e i Monti Dauni in una Puglia che non ti aspetti ma che è talmente meravigliosa da riuscire a stupire fino a rimanere sicuramente nel cuore di chi verrà a visitare i nostri luoghi».

Sul fronte tribunale ha affermato che «mi sto battendo da diversi anni. Ora siamo di fronte a giorni concitati ed oggi stesso qui a Roma ne abbiamo parlato. Spero che prevalga la sensibilità di dare alla provincia di Foggia – restituendo quanto dovuto – il suo secondo tribunale perché Foggia da sola non ce la fa a reggere quella mole di lavoro che conosciamo».

Non è mancato un passaggio sulla protesta che anche a Lucera ha raggiungi picchi elevati da parte di autotrasportatori, agricoltori ed altri settori a proposito del carovita: «Sono stato con loro tutti i giorni – ha rimarcato – perché ritengo che siano l'avamposto, il baluardo che serve per rappresentare al governo centrale le difficoltà di tutte le famiglie, in quanto il carovita investe tutti e non solo un settore o una categoria».

IL TRIBUNALE? «IL GOVERNO È ALLE SOGLIE DEL VOTO, MANTENGA LA PROMESSE FATTE IN CINQUE ANNI»

Tornando al tema tribunale e alla speranza di una riapertura, proprio ieri Pitta ha parlato in una diretta social da quella che ha definito «l'aula simbolo del nostro tribunale: la sala della Corte d'Assise. Qui è racchiusa la storia non solo di Lucera ma della Puglia». Ha comunicato che finalmente alcuni giorni fa sono state riconsegnate alla città le chiavi del Palazzo di Giustizia, un immobile in disuso ufficialmente dal 2015 (la chiusura avvenne nel settembre 2013). Inizialmente dovevano essere trenta le sedi di giustizia da sopprimere a causa della riforma sulla geografia giudiziaria iniziata con il governo Berlusconi e consumatasi come atto finale con il governo tecnico presieduto da Mario Monti. «Poi, una serie di tribunali furono salvati, ma non Lucera che fu sacrificata sull'altare di una riforma che non ha prodotto nulla se non danni al nostro territorio». Esempio di dislivello nella gestione della geografia giudiziaria è quel Molise che ha un terzo degli abitanti rispetto alla sola Capitanata ma ha tre tribunali e la Corte d'Appello. Un territorio, il nostro, «che è stato orfano – ha sottolineato con forza il primo cittadino di Lucera – di chi ci doveva proteggere e rappresentare. Pensate che si sono salvati addirittura sedi più piccole rispetto a quella di Lucera».

Pitta ha spiegato come la consegna delle chiavi vada letta da due punti di vista: «Ci consente di avere i requisiti normativi, cioè la disponibilità dell'immobile (e che immobile!, ndr) per il quale viene chiesta la riapertura. È poi al vaglio della Camera l'emendamento che prevede proprio la riapertura di quattro tribunali tra cui Lucera che ha più diritto di tutti. La verità – ha ancora sottomarcato il sindaco – è che i tribunali che furono salvati all'epoca avevano un santo in terra che li rappresentava». E a chi, come il dirigente locale di Fratelli d'Italia Gianni Tucci, ha commentato che ora il Comune di Lucera è chiamato ora a fare la sua parte, Pitta ha risposto che l'amministrazione comunale è pronta persino ad accendere un mutuo pur di vedere rivitalizzata quella struttura, ma anche che a nulla servirebbe se non dovesse essere prima il governo Meloni a fare la sua parte. Ha ricordato, inoltre, che mentre il disegno di legge a luglio scorso prevedeva appunto di riaprire quattro tribunali (tra cui Lucera) il governo si premurò di salvare Bassano del Grappa e la Pedemontana Veneta che non può certo dire di essere permeata da fenomeni di criminalità come la quarta mafia foggiana. «Il governo ha una grossa responsabilità – ha aggiunto – e deve mettere la parola "FINE" a questo strazio restituendoci il tribunale, altrimenti ci avrà preso in giro, cosa che questa terra non ama affatto. Ci hanno chiuso è lo hanno fatto soltanto perché a Roma non c'era nessuna rappresentanza di questa terra. Il governo in carica – ha concluso – per cinque anni ha detto che il nostro tribunale l'avrebbe riaperto. Adesso è al VOTO. E lo DEVE riaprire!».

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