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La morte livella tutti. La vita, invece, troppo spesso ci divide

Ed è proprio qui che la poesia di Totò smette di appartenere soltanto al passato e diventa una domanda rivolta al nostro presente.

A che cosa serve sentirsi importanti se, per esserlo, facciamo sentire gli altri piccoli? Quale valore hanno il denaro e il potere se non ci insegnano il rispetto? E quante volte giudichiamo una persona per ciò che possiede, dimenticando ciò che è?

Il 2 novembre ricordiamo chi non c'è più. Ma forse dovremmo anche domandarci se stiamo imparando qualcosa da chi ci ha lasciato.

Perché ci sono persone che riposano sotto monumenti imponenti e persone che hanno soltanto una croce consumata dal tempo. Eppure, il valore di una vita non si misura dalla grandezza della tomba, ma dall'umanità che quella vita ha saputo donare.

Totò ci ha lasciato una lezione scomoda, raccontandola con ironia: possiamo trascorrere un'intera esistenza a costruire distanze, ma arriva un momento in cui quelle distanze non significano più nulla.

E allora, forse, il vero omaggio ai nostri defunti non consiste soltanto nel portare un fiore a chi abbiamo amato, ma nel diventare persone migliori per chi è ancora accanto a noi.

Meno superbia, più rispetto. Meno giudizi, più comprensione. Meno indifferenza, più umanità.

Perché il 2 novembre ci ricorda che la vita passa. 'A Livella ci ricorda che nessuno è superiore agli altri.

E noi, finché siamo vivi, abbiamo ancora il tempo di dimostrare di averlo capito.

In memoria di Totò e di tutti coloro che continuano a vivere nei nostri ricordi.

La terra non fa differenze. Siamo noi, da vivi, a costruirle.

Eduardo Gemminni

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