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La maschera e il volto. Chi è il vero candidato sindaco?

Perché un consigliere regionale non può rivestire la carica di sindaco ma si comporta come se fosse un candidato sindaco?

È la domanda che alcuni si stanno facendo e che ha assunto più valore dopo il comizio di ieri sera in piazza Duomo da parte del candidato sindaco della coalizione "Noi per Lucera". Quello che doveva essere il comizio del vero candidato sindaco di quella compagine, vale a dire Vincenzo Checchia, si è trasformato, come al solito, in un "chi sì tu e chi so' io", evocando non tanto vecchie abitudini di avvelenare i pozzi dopo aver messo da parte grosse riserve d'acqua per sé.

La voce più rumorosa, però, è stata proprio quella silenziosa del vero candidato sindaco Checchia, peraltro cognato di quel consigliere regionale non candidato sindaco ma probabilmente candidato consigliere che agli occhi e alle orecchie (ormai coi timpani fracassati dai ben noti decibel dell'urlatore di piazza) di qualcuno appare come il reale candidato sindaco, facendo però apparire suo cognato come una sorta di prestanome.

Una spersonalizzazione di cui molta gente forse non si rende conto in quanto vede prevalere la maschera sul volto. Insomma se andate in giro a domandare quale sia il vero "frontman" della coalizione in questione vi risponderanno AnDonio.

E allora qui scatta un pensiero andreottiano (a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca): in Italia, si sa, si trova sempre il modo di aggirare l'ostacolo posto dal legislatore circa la incompatibilità di un consigliere regionale con la carica di sindaco e far credere a gran parte dell'opinione pubblica, specie quella meno informata, che puoi mettere pure Provolino o Topo Gigio a capo della coalizione, perché alla fine il palco se lo prende tutto chi ha scritto a suo tempo il copione, la sceneggiatura.

E allora bisogna chiedersi a cosa serva la norma del legislatore che nega al consigliere regionale di rivestire la carica di sindaco se poi quella stessa norma viene presa in giro secondo un costume tipico degli italiani e soprattutto del meridione: fatta la legge, trovato l'inganno. E l'inganno equivale alla scelta etica che non dovrebbe venir meno (se invece si eclissa la realtà) e che equivale alla restituzione di una autonomia di chi si candida a guidare una città ed un popolo invece di trasformare questi ultimi in macchine da guerra e odio.

La maschera e il volto.

Quanti conoscono quella norma? E quanti credono che essa venga rispettata non solo dal punto di vista giuridico (scontato, no?), ma sostanzialmente da quello (molto meno scontato) etico e morale che non dovrebbe portare a trarre in inganno il cittadino?

A meno che la maschera non scelga di tornare al suo ruolo di gregario e di subalternità rispetto al volto.

Una maschera, peraltro, dipinta di ipocrisia, visto che più volte, nei comizi, invitava chiunque avesse qualcosa da dire o da replicare a farlo, salendo sul palco per vedersi concedere la libertà di parola. Quella maschera ieri sera ha negato la parola a chi la chiedeva "dal basso" per fargliela cadere mostrando i reali tratti di un bluff.

L'aspetto più inquietante (che in fin dei conti avvalora quanto detto sin qui) è stato quando il vero candidato sindaco (il volto) chiedeva con timida voce ed umiltà: "AnDonio, Gianni vorrebbe dire qualcosa". Faceva un po' tenerezza. Ma intanto a Gianni è stata negata ogni possibilità di occupare un minuscolo spazio di quella scena invitandolo a replicare successivamente per mezzo di una sua iniziativa comiziale.

Lì, la maschera è caduta.

Cosa ne pensate della norma che impedisce al consigliere regionale di rivestire la carica di sindaco e di come essa venga così aggirata con un comportamento etico e morale non proprio corretto? Conoscete i contenuti di quella norma?

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