Il voto è una “cosa seria” e le scelte elettorali non vanno prese con “leggerezza” ma previa informazione e con cognizione di causa.
Nelle competizioni elettorali locali possono emergere, così come sono emerse, candidature che si presentano come “alternative”, cioè “oltre gli schieramenti tradizionali”.
Tuttavia, quando tali candidature hanno una strategia elettorale fondata sull’invito al “voto disgiunto”, con l’obiettivo dichiarato o implicito di portare un candidato Sindaco al ballottaggio, pur con la possibilità o rischio di avere una coalizione politicamente poco solida e numericamente insufficiente in Consiglio Comunale, diventa doveroso interrogarsi e informarsi sulle conseguenze concrete di tali possibili evenienze.
È innanzitutto una questione di governabilità, stabilità amministrativa e conseguentemente di interesse collettivo.
Quanti elettori (e forse direi pure candidati) conoscono il fenomeno della cosiddetta “anatra zoppa”? Tale fenomeno si verifica allorquando un Sindaco viene eletto (ad esempio al ballottaggio), ma non ha la maggioranza dei seggi in Consiglio Comunale, giacché la stessa maggioranza è stata conseguita da forze politiche avverse, in quanto i voti alle liste di un altro candidato Sindaco hanno superato il 50 % dei voti validi.
Si crea così una condizione di squilibrio istituzionale, perché non viene attribuito il premio di maggioranza (60%) al “primo cittadino” eletto al ballottaggio, il quale non dispone della forza politica necessaria per governare.
In termini pratici, ciò si traduce in paralisi dell’azione amministrativa, continui compromessi, conflitti permanenti tra Giunta e Consiglio, ovvero instabilità politica e/o ritorno alle urne.
La nostra comunità cittadina può permettersi mesi o anni di tensioni istituzionali? Un ritorno alle urne?
Quel richiamo al “voto disgiunto” viene presentato come un gesto di libertà: “Scegli la persona, non lo schieramento”. È un messaggio che può fare presa ma al contempo può “ingannare” l’elettore inconsapevole dei possibili effetti di tale scelta.
Un “sindaco” senza una base consiliare coerente rischia di trasformarsi in una figura incapace di tradurre in atti concreti il consenso ricevuto.
Quindi non basta chiedersi con leggerezza: “Chi mi piace di più?”.
Occorre chiedersi consapevolmente: “Chi avrà le condizioni politiche, i numeri in Consiglio Comunale, per amministrare davvero?”.
Una campagna elettorale costruita sul posizionamento antisistema, senza un concreto, serio e realistico progetto politico e amministrativo, rischia di avere un costo elevato per l’intera cittadinanza. I progetti politici richiedono una visione realistica, metodo, numeri, alleanze, capacità di mediazione, visione strategica e operativa.
“Fare luce” su questi temi non significa delegittimare alcuna candidatura, significa elevare il livello della consapevolezza, soprattutto tra i giovani e le persone che non seguono la politica e le sue dinamiche, ai quali chiedete pure se conoscono il “rischio dell’anatra zoppa” e le sue conseguenze.
I cittadini meritano risposte chiare ma anche informazioni sul sistema elettorale, non può svilirsi il concetto di “voto utile” quando nelle elezioni amministrative il “voto utile” coincide con il “voto responsabile”, cioè quello che tiene conto non solo delle simpatie, ma delle concrete possibilità di assicurare governo, stabilità e risultati per la Città.
Una comunità cresce quando sceglie con serietà, consapevolezza e capacità, soprattutto, quando viene correttamente informata e le scelte risultano coerenti, perché il giorno dopo le elezioni sarà necessario amministrare bene la nostra bella Città.
Marco Pagliara (collaboratore del Frizzo)
