LUCERA – Il 22 settembre gli studenti ed un nutrito gruppo di docenti del Liceo Bonghi-Rosmini hanno fatto sentire la loro voce, esprimendo il loro sdegno, manifestando la loro sincera compassione, nel senso etimologico del termine, mostrando la loro solidarietà verso il martoriato popolo palestinese.
Erano in tanti a colorare le vie e le piazze della città, esibendo i loro cartelloni "artigianali ": FREE GAZA, STOP AL GENOCIDIO, I BAMBINI NON SI TOCCANO, OGNI BAMBINO MERITA UN CIELO SERENO SENZA BOMBE, CHI NON PARLA È COMPLICE.
È vero: chi non parla è complice.
"Odio gli indifferenti… l'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera pesantemente nella storia. Opera passivamente ma opera… è la materia bruta che strozza l'intelligenza" afferma Antonio Gramsci. Ed ha ragione, quanto ha ragione!
Eccoli là! Mi sembra già di sentirli i saggi conservatori, i perbenisti con la puzza sotto al naso, disfattisti di turno: questa è la scuola di sinistra, non si fa politica nella scuola, studiare e obbedire, obbedire e studiare. Ma il mondo fuori? Che ne facciamo del mondo che sta fuori delle nostre aule protette, di questo mondo che va a rotoli mentre molti stanno a guardare?
Lasciamo stare Gramsci allora. Parliamo del sommo poeta: a tal punto Dante disprezza gli ignavi da non ritenerli degni neppure delle pene dell'Inferno; essi non si schierarono mai né per il bene, né per il male, scelsero il disimpegno, costretti poi per l'eternità a rincorrere un'insegna vuota, vuota come la loro vita terrena, vissuta senza lasciar traccia.
Finché la scuola non si aprirà al mondo, non svolgerà il suo ruolo formativo come le compete.
Gli studenti, meglio se guidati da insegnanti illuminati e illuminanti, devono essere parte attiva del tessuto sociale.
La scuola è invece spesso ancora tristemente, stancamente scollata dalla realtà. Che senso ha sapere le Guerre puniche se si ignorano le guerre, gli eccidi che accadono oggi non lontano da noi?
I nostri ragazzi hanno dimostrato di guardare con apprensione all'orrore perpetrato nella striscia di Gaza e se i disfattisti di cui sopra, con aria di sufficienza, hanno definito la manifestazione pro Palestina un'ottima scusa per non andare a scuola, vuol dire che questi ragazzi non li conoscono affatto, e non hanno mai avuto il privilegio di cogliere quella luce nei loro occhi, la luce della speranza.
«Noi siamo il futuro, e il futuro vuole la pace» mi ha detto uno di loro, accarezzandomi il cuore.
Adelia Mazzeo
