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Un leader guarda alla squadra, non al singolo risultato, di Piazza tin 'a mment

"Un leader guarda alla prospettiva di squadra, non al singolo risultato", a cura di Piazza tin' a mment

Sarebbero stati i giorni del ballottaggio per le elezioni comunali lucerine, quelli appena trascorsi, secondo le aspettative della coalizione facente capo al Candidato Sindaco, Vincenzo Checchia.

Un obiettivo vanificato dal successo al primo turno del Sindaco uscente, Giuseppe Pitta.

A parte qualche spocchioso commento sui social, scarse le analisi di una cocente sconfitta che ha radici ben precise sia sul versante della strategia della scelta del candidato Sindaco che sull'impostazione accidiosa della campagna elettorale.

Una débâcle che ha un nome e un cognome ben preciso: Antonio Tutolo, che ha sicuramente peccato, sull'onda del successo e della relativa elezione a Consigliere regionale, di quel delirio di onnipotenza che, tanto spesso, ammalia e ammanta quei politici che fanno dell'ego assolutistico il loro mantra progettuale, facendo cadere nella polvere parenti e amici che hanno la sola colpa di credere ancora in un progetto che ha una visione politica corta e personale.

La genesi di questa chiara perdita di consensi sta certamente nella scelta della figura del Candidato Sindaco, che aveva visto già il Gruppo, in epoca non sospetta, optare per la figura di Fabrizio Abate.

La campagna elettorale delle Regionali aveva scombinato le carte, con il buon risultato numerico di Francesca Niro, che aveva interrogato il gruppo tutoliano di valutare l'opportunità di cambiare candidato in pectore in corsa.

A quel punto la scelta logica, pur contravvenendo ad un accordo ufficioso già concordato su Abate, sarebbe scattata sulla Professoressa Niro, non per altro per la esposizione pubblica nell'importante competizione e per l'ottimo risultato conseguito.

Invece, a prevalere, sicuramente con l'imprimatur del "capo", la scelta ricadde su Vincenzo Checchia.

Un'opzione improvvida, a nostro parere, non per l'uomo, anzi, persona rispettabile, ma che ricalcava quel familarismo tanto condannato dai proclami tutoliani verso la politica partitica di "quelli di prima".

La scelta, già discutibile, accettata anche dalla stessa Niro, non sappiano quanto a malincuore, portava al distacco di Fabrizio Abate da quello schieramento, com'era già successo alle precedenti Amministrative, a conferma che quando a base di scelte di campo non ci siano motivazioni ideali, ma almeno rispetto di regole condivise e di decisioni di organismi ufficiali, l'aleatorietà di appartenenza e di schieramento sono variabili indipendenti, con tutto quello che ne consegue, a tutto vantaggio del trasformismo e dell'opportunismo, mascherato dal moralismo di facciata.

Altro aspetto deleterio, poco rispettoso della figura e della dignità del Candidato prescelto, l'impostazione della Campagna elettorale, che ha visto il cliché di veleni e accuse di ogni genere, gridate a più non posso, verso l'avversario Pitta, figlio della prima ora, ma quel che più emergeva era il relegare Vincenzo Checchia a figura di contorno durante i pubblici comizi.

Possono sembrare risultanze di secondo piano, ma la volubilità dell'elettorato, vien fuori proprio quando a prevalere sono le questioni paesane, frutto di pettegolezzi e maldicenze, facendo precipitare i consensi da un'elezione all'altra.

Ecco, sarebbe il caso che un'analisi seria, a freddo, lungi da valutazioni rancoristiche, potesse farsi in quello che si professa gruppo dirigente, non disperdendo un capitale d'entusiasmo, specialmente giovanile, che ha mostrato ancora di credere, al di là di ambizioni personali, nell'esposizione e nell'impegno per il Bene Comune, ma le luci sono spente e i Comitati sono chiusi e il silenzio è assordante dopo tanto clamore.

L'unico interesse degli interessati, in questi caldi giorni, è votato verso la Proclamazione degli Eletti e della composizione della futura Giunta amministrativa, con sussurri e grida che vengono solo dal versante dei vincitori, e non sono certo tutte rose e fiori.

Il capitale umano di quei cinquecento giovani e forti si è sciolto come neve al sole, senza un retroterra coeso e organizzato, per questo un bel segnale, sul versante del Gruppo uscito soccombente, sarebbero le auspicabili dimissioni da Consigliere comunale del Tutolo, ha tanto da fare in Regione, per far spazio a qualche figura emergente della lista e lasciare possibilità di evidenza e crescita allo stesso Checchia e al Gruppo consiliare eletto.

Un leader guarda alla prospettiva di squadra, non al singolo risultato.

Piazza tin'a mment

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