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TEATRO
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Alter Ego e il divertentissimo lavoro “Tenime u murt nd’a case”
Encomiabile è stato l’adattamento e la regia del maestro Lello Di Gioia che questa volta ha superato se stesso proponendo al numerosissimo pubblico presente un capolavoro nel capolavoro

Lucera, 08.12.2017 - Domenica 3 dicembre è andata in scena, presso il Teatro dell’Opera di Lucera, con doppio spettacolo, la commedia del gruppo teatrale Alter Ego intitolata “Tenime u murt nd’a case”. In vernacolo lucerino, il lavoro è scaturito dalla rivisitazione dell’opera “I morti non pagano tasse” di Nicola Manzari con risultati eccellenti. Ambientata in un tempo impreciso ma comunque lontano, la vicenda si concentra su due tematiche molto attuali, da un lato il non riuscire a sbarcare il lunario da parte di un onesto lavoratore statale, oberato da tasse e debiti e dall’altro le insidie della burocrazia che però questa volta, pur non volendo, ha concesso un favore al protagonista interpretato da un impeccabile Luigi Sammartino. In realtà tutti i personaggi principali hanno una precisa caratterizzazione e incarnano vizi e virtù.

Molto ben congegnata è risultata la parte di questo impiegato che ha saputo barcamenarsi tra le noie quotidiane, la convivenza forzata con una suocera asfissiante e forse ludopatica e un rapporto ormai alla deriva con una moglie manipolata dalla presenza materna; l’uomo è esasperato ma paziente e al momento giusto metterà a punto una sottile vendetta contro chi aveva tramato alle sue spalle e questa opportunità gli viene fornita da una certificazione anagrafica che lo vuole defunto o meglio caduto in guerra in altro Paese con tanto di statua e commemorazione al milite caduto. Si giungerà pertanto al momento della rivalsa e di tanti chiarimenti ai quali conseguirà la salvezza del matrimonio stesso.

E che dire della suocera, la bravissima Gabriella Aufiero? Perfida e tutta d’un pezzo, aizzava sua figlia contro il proprio coniuge ed è arrivata a pregare Santa Rita affinché le facesse la grazia di far morire suo genero. Eppure l’attempata donnina “campava” con lo stipendio del genero, si concedeva piccoli diversivi e metteva da parte dei soldini. Volendo infine tratteggiare il ruolo di Maria Longo, consorte perennemente disperata per i conti che non tornano, si può asserire che l’attrice ha dimostrato ancora una volta di essere molto duttile e versatile riuscendo a passare in pochi attimi da battute di spirito, a spunti di riflessione, a momenti di perdizione della propria lucidità mentale, a momenti di rinsavimento, a fasi di cambiamento del proprio andazzo di vita e alla fine ha trovato in se stessa la forza di reagire salvando la sua unione coniugale.

Encomiabile è stato l’adattamento e la regia del maestro Lello Di Gioia che questa volta ha superato se stesso proponendo al numerosissimo pubblico presente un capolavoro nel capolavoro. Fin dal primo atto, “Tenime u murt nd’a case” si è rivelata opera dinamica e frizzante con argute e sottili battute di spirito che tanto hanno fatto sorridere.

Tale dinamismo è stato avvalorato ancor di più da una scenografia, curata da Gina Rubino e Antonio Manganiello, che potremmo definire “sprint” cioè mai scontata e sempre originale in cui hanno interagito con estrema naturalezza e leggerezza gli interpreti Maria Longo, Luigi Sammartino, Gabriella Aufiero, Giovanni Ciccarelli, Vanessa Salinno, Giuseppe Forte, Annita Scioscia, Antonio Venditto, Daniele Palmadessa, Antonio Calabrese e Tiziano Pilla.
Ennesimo successone dunque, aspettative confermate tra tanta ilarità e sani momenti di arte e cultura che solo il teatro può assemblare e donare.



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