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TEATRO
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Da Plauto a Pasolini, il teatro del Liceo Bonghi. “Dal Soldato ripieno di sé all'Er vantone”
Avvicinare gli alunni alla cultura classica, questo l’obiettivo tutt’altro che secondario perseguito con il progetto teatro. «Quella cultura classica – ha puntualizzato la prof. Garavelli – che oggi è poco apprezzata»

Lucera, 17.06.2011 - «È stata un’impresa, però… ce l’abbiamo fatta!». Alla fine la prof.ssa Concetta Garavelli lascia cadere e consegna la tensione e l’emozione alle braccia della consapevolezza e al tripudio dei ragazzi-attori-scenografi-costumisti.
«Niente è più effimero di uno spettacolo teatrale… eppure il teatro è la vita» ha ricordato la Garavelli. E lo hanno ben sperimentato su di sé i ragazzi del Liceo Bonghi di Lucera ripresentandosi, dopo l’esperienza di Altamura di alcune settimane prima (che è valsa un 3º posto alla XVII Rassegna internazionale di teatro classico scolastico di Altamura – Bari – con la seguente motivazione: “Si apprezza per l’alto numero di studenti coinvolti, per le scelte musicali e per la cura del testo in romanesco ma con una felice trovata comica”), lo scorso 30 maggio alle 18:30, presso l’auditorium dell’istituto, ad una folta platea che ha potuto apprezzare il libero adattamento da “Il soldato ripieno di sé” del prof. Giovanni Cipriani e dal “Er vantone” di Pier Paolo Pasolini. La radice di quest’albero teatrale, però, non può che chiamarsi Plauto (“un autore sempre contemporaneo” come recita il sottotitolo della brochure di presentazione dell’evento).
«Lo spettacolo – ha spiegato la prof.ssa Garavelli – è il risultato di un’attività di laboratorio teatrale durata l’intero anno scolastico e che ha coinvolto gli alunni della 1ª e della 2ª A del Liceo Classico. Il progetto nasce dalla convinzione che il teatro ha delle potenzialità educative straordinarie e che a scuola si impara anche facendo teatro. Attraverso la pratica della recitazione, infatti gli alunni sperimentano un diverso modo di apprendere, che è insieme studio, relazione con gli altri, consapevolezza di sé e delle proprie capacità, controllo della propria emotività, esercizio della creatività, mezzo di comunicazione potente. Per il docente, poi, un osservatorio privilegiato di modi di essere e di comportamenti».
Avvicinare gli alunni alla cultura classica, questo l’obiettivo tutt’altro che secondario perseguito con il progetto teatro. «Quella cultura classica – ha puntualizzato la Garavelli – che oggi è poco apprezzata. Le opere del passato si sono arricchite nel corso dei secoli di significativi nuovi da conoscere attingendo alla rilettura che di esse ci restituiscono autorevoli studiosi, scrittori e ricercatori appassionati. Questo perché i classici hanno una natura multiforme che ben si presta a reinterpretazioni, modernizzazioni e contaminazioni. E la contaminazione è alla base del pastiche teatrale: “dal Soldato ripieno di sé all’Er vantone”. Del resto la contaminatio fu anche il tratto distintivo di tutta l’opera di Plauto». Un’opera unica nel suo genere «per la straordinaria inventiva linguistica, metrica, musicale e soprattutto comica».

Ecco, allora, che «dall’incontro di Pasolini con lo scoppiettante, esplosivo, ed esuberante linguaggio teatrale di Plauto, come egregiamente sottolinea il prof. Giovanni Cipriani – fa rilevare la coordinatrice dell’evento teatrale – nella “Introduzione” alla sua traduzione del Miles, alla quale ci siamo ispirati per il nostro lavoro, che nasce il Vantone, una moderna e allusiva metafora del “vanaglorioso”. Pasolini è, dunque, come riporta ancora il prof. Cipriani, un capitolo importante della fortuna moderna di Plauto, la cui fama è destinata a durare fino a quando ci sarà chi saprà innestare nuova linfa vitale nelle sue commedie. Nell’epitaffio tramandatoci da Aulo Gellio si legge: “Dopo la morte di Plauto, la Commedia piange, la scena è rimasta deserta, il Riso, il Gioco, lo Scherzo e i Ritmi infiniti, tutti insieme piansero”. Che abbia scritto Plauto la sua epigrafe o che si tratti di semplice esercitazione retorica alquanto posteriore alla sua morte, in essa è possibile leggere cosa abbia significato Plauto per il teatro comico latino. Ebbene – ha precisato la Garavelli – su quella scena non è mai calato il sipario e per i giovanissimi attori in erba riaccenderanno le luci per rianimare Riso, Scherzo e Ritmi infiniti».

Note di regia

Il lavoro proposto è una sorta di pastiche teatrale in quanto nell’accostarci a Plauto, e in particolare al Miles, si è voluto sottolineare la fortuna dell’antico e la modernità della vis comica del Nostro attraverso la contaminazione dell’opera plautina con quella pasoliniana. Così come Plauto si pose dinanzi al modello greco, Pasolini si è posto dinanzi a Plauto restituendoci una riteatralizzazione del Miles autonoma, originale e moderna. Una vis comica, dunque, quella di Plauto dalle forme e dai contenuti sempre attuali. Non a caso “i classici sono la riserva del futuro” (Pontiggia).
«Ci siamo avvicinati a Plauto con curiosità e spirito goliardico – ha sottolineato la prof. Concetta Garavelli –, cercando di penetrare e comprendere i meccanismi linguistici e i significati semantici. Abbiamo proceduto alla riduzione del testo, per rimanere nei limiti di tempo indicati dal Regolamento della Rassegna, pur non senza difficoltà, trattandosi di un’opera abbastanza lunga, nel rispetto della forza comica complessiva. Ci siamo serviti della traduzione del prof. Giovanni Cipriani, docente di Lingua e Letteratura Latina presso l’Università degli studi di Foggia. Abbiamo riservato l’intero quarto atto al “Er vantone” di Pasolini. La messa in scena dell’opera è il risultato di un laboratorio teatrale che ha coinvolto due classi del Liceo classico (1ª A e 2ª A) con finalità essenzialmente culturali ed educative. Si è cercato pertanto di coinvolgere nello spettacolo il maggior numero possibile di alunni moltiplicando i ruoli».
Non solo recitazione e presenza fisica sul palco, però, per gli alunni che hanno lavorato anche alla scenografia, alla scelta delle musiche, alla realizzazione dei costumi e della locandina.

 

Trama

Un giovane ateniese di nome Pleusicle è innamorato di una cortigiana di Atene, Filocomasia. Mentre Pleusicle è in missione a Naupatto, il miles approda ad Atene e, dopo aver adescato la madre di Filocomasia con vino, gioielli e prelibatezze, le porta via di nascosto la figlia e la trascina ad Efeso. Lo schiavo di Pleusicle, Palestrione, volendo riferire la cosa al padrone, si imbarca per Naupatto. Ma viene catturato dai pirati e dato in dono allo stesso miles, a casa del quale incontra Filocomasia. Palestrione allora informa Pleusicle, il quale si precipita ad Efeso e prende alloggio presso un simpatico ed arzillo vecchietto, Periplectomeno, la cui casa confina con quella del miles. A questo punto Palestrione ordisce una macchinazione per permettere ai due amanti di incontrarsi e per punire Pirgopolinice, il miles fanfarone, spergiuro, adultero, insomma un pallone gonfiato che si vanta di avere ai suoi piedi tutte le donne.

Dramatis Personae – Personaggi

Pirgopolinices, miles: Mario Cardillo – Giacomo Creta
Artotrogus, parasitus: Simone Di Giovine
Palaestrio, servus: Anna Capobianco – Greta Notarangelo – Antonella Potenza – Martina Saadi
Periplectomenus, senex: Paolo Preziuso – Giovanna Ieluzzi
Sceledrus, servus: Nicola Serapione – Giulia Rainone
Philocomasium, mulier: Chiara Del Mastro – Antoniana D’Andrea – Maria Pepe
Pleusicles, adulescens: Armando Autullo
Lurcio, puer: Martina Mezzadri
Acroteleutium, feretri: Cristina Piccolo – Marika Bernardi
Milphidippa, ancilla: Martina Monaco – Giulio Ondretti
Cario: Cleonice Di Muro
Lorarii: Giuseppe Granieri – Antonio Carusillo

Prologo
Mario Valerio Rotunno – Cristina Miccoli

Scenografie
Angelica Biancone – Maria Ciavotta – Eugenia Difonte – Mariangela Giglio – Leandra Pepe – Grazia Vascello

Coordinamento
Prof.ssa Concetta Garavelli



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