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Alter Ego rischia con il teatro di Luigi Pirandello…
E fa bene!

Per il gruppo “un esame di maturità”, ovviamente superato a pieni voti. A curare regia e adattamento del capolavoro la maestria di Lello Di Gioia

Lucera, 07.12.2013 - Sabato 30 novembre 2013 alle ore 21:30, presso il Teatro dell’Opera di Lucera, l’Associazione culturale e teatrale “Alter Ego” ha presentato la  commedia in due atti di Luigi Pirandello “Il Berretto a sonagli”. L’opera decisamente più impegnativa rispetto alle altre presentate dal gruppo, ha riscontrato grandissimo consenso di pubblico, a cui per nulla è dispiaciuto riflettere sulle problematiche proposte in un contesto semiserio. In primo piano, aldilà del tradimento coniugale, è emerso il tema del ruolo che ogni essere umano deve gioco-forza occupare nella società. Ognuno di noi ha dentro di sé un “pupo”, dotato di tre chiavi da usare all’occorrenza, posizionate virtualmente sulla fronte: la chiave civile, la chiave seria e quella della pazzia che altro non sono se non dei marchingegni mentali che aiutano l’individuo a far prevalere sempre la ragione sull’istinto. Spettacolare in tal senso è stata l’interpretazione da parte di Roberto Vicario del personaggio Ciampa, marito tradito ma che non accetta di essere “cornuto” e di uscire in piazza con l’infamante berretto a sonagli. Vicario, attraverso brevi monologhi e battute dialogate ha centrato in pieno i motivi pirandelliani trasmettendo ai presenti emozione e pathos allo stato puro. E decisamente entusiasmante si è rivelata la “ieu théatral” di Elena Mastroluca, nei panni di Beatrice moglie tradita e assetata di vendetta, che ha incarnato quell’istinto primordiale di ogni donna offesa dal proprio uomo di voler cogliere in flagrante i due colpevoli senza importarsene delle conseguenze. Lo scandalo, fermamente voluto dalla rigattiera Saracena ma scongiurato dalla buona serva di famiglia è stato il filo conduttore del secondo atto del lavoro ed ha visto le due donne configurarsi rispettivamente come antagonista ed aiutante .Tutti temi attualissimi che sono confluiti nel finale in una dura realtà: i pupi devono tornare ai propri posti anche a costo del sacrificio. E questo sarà il destino di Beatrice: sacrificarsi e fingere di essere pazza; rassegnarsi a trascorrere tre mesi in manicomio pur di non nuocere Ciampa e la sua stessa famiglia. D’altronde la pazzia è uno dei motivi più cari al drammaturgo siciliano già presente in altre sue opere come l’Enrico IV. Non c’è nessuno più razionale di chi è pazzo. Solo la pazzia è in grado di rimettere al proprio posto ogni cosa e ristabilire equilibri rotti da desideri utopici di giustizia o di vendetta. Chi è pazzo non deve preoccuparsi di azionare le tre chiavi mentali, non deve curarsi di inutili convenevoli sociali e soprattutto può dire liberamente ciò che pensa, riuscendo ad essere finalmente se stesso.

Davvero apprezzabile è stata l’interpretazione di tutti gli altri personaggi che hanno contribuito egregiamente al successo del lavoro che voleva essere per il gruppo “un esame di maturità”, ovviamente superato a pieni voti. A curare regia e adattamento del capolavoro la maestria di Lello Di Gioia; ad occuparsi della scenografia, invece, l’esperienza pluriennale di Gina Rubino e di Antonio Manganiello.
La rappresentazione ha voluto essere, inoltre, un sentito omaggio allo stesso Pirandello in quanto tra pochi giorni – precisamente il 10 dicembre 2013 – ricorrerà il settantasettesimo anniversario della sua morte avvenuta nel 1936. Gli Alter Ego torneranno a deliziare il pubblico lucerino il 23 febbraio, sempre al Teatro dell’Opera, con la divertentissima commedia in vernacolo “Vist ceppòn ca par baròn” liberamente tratto da “Vacanze forzate” di Antonella Zucchini.



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