Lucera in cartolina


Guida all'uso
Forum
La redazione
Contatti
Links
Indicazioni utili
In giro per Lucera
Le attività
Strade e contrade
Luceriae Historia
Accade in Provincia


Arte
Letteratura
Musica
Religione
Filosofia
Psicologia
Sociologia
Gestalt
Teatro
Cinema
Televisione
Scienze
Diritto
Economia
Storia
Agricoltura
Ambiente
Mestieri
Fuori orario

Barzellette, detti,
aforismi, metafore e parodie…
Raccontate la vostra
TEATRO
Teatro
Violett e Gelsomin: ce truvam sop'a Fess-bbucch
Risate e riflessioni a volontà con gli Amici dell'Arte

Lucera, 07.01.2014 - Si è concluso il giorno dell’Epifania il triduo teatrale del gruppo “Amici dell’Arte” che ha portato in scena ben cinque rappresentazioni della divertentissima commedia “Violett e Gelsomin: ci truvam sop’a Fess-bbucch”, a partire da sabato 4 gennaio al Teatro dell’Opera di Lucera. Rigorosamente in vernacolo lucerino la nuova “chicca” di Germano Benincaso ha fatto “scompisciare” dal ridire lucerini e non solo, in due ore di pura allegria. Tratto da “U vusurare”, questo lavoro si è arricchito di contenuti sociali attualissimi, come ampiamente sottolineato dal presentatore Dino Russo, toccando le tematiche della dipendenza dei giovani dai social network, delle differenze ideologiche tuttora esistenti tra il Nord e il Sud dell’Italia o ancora del prestar soldi ad usura. La trama, in sé molto colorita e spalmata in tre atti, racconta di due giovani, Gelsomino e Violetta, eteronimi dei personaggi Vincenzo l’inventore e Genoeffa la musicista (interpretati rispettivamente da Arturo Monaco e da Ida Salvatore), costretti a vivere nella stessa casa in quanto soli e parenti del padrone Camillo Racioppa (Lello Spagnuolo); la convivenza è insopportabile tanto che i due, all’insaputa l’uno dell’altra, non riuscendo a trovare l’anima gemella affidano la sorte ad una pagina di facebook. E la nuova tecnologia si rivela efficiente aiutando i protagonisti a combinare un incontro amoroso. Tutto sembra essere perfetto se non fosse che il diavolo ci mette lo zampino. Da immaginare la reazione di Vincenzo e di Genoeffa, quando, giunti all’appuntamento, si rendono conto che Gelsomino e Violetta non sono altro che loro stessi, cioè i nemici giurati di casa Racioppa. Ma non tutti i mali vengono per nuocere perché da questa delusione sboccerà l’amore e ci si renderà conto che “a volte si va a cercare lontano ciò che si ha a portata di mano”.
Un perfetto Arturo Monaco ha regalato ai presenti performance senza pari: padrone assoluto del palcoscenico, come sempre, non ha disdegnato di salire sul tavolo o di nascondersi sotto lo stesso, di presentarsi con capelli “nuovi” o capigliatura “sparata” in seguito all’esplosione di una sua invenzione.

Intorno a questo nucleo principale ruoteranno altre storie divertentissime ma con spessore contenutistico, ovvero il matrimonio in crisi di Alessandro (Domenico Tutolo) e di Lucietta (Lucia Strazioso) che ha fatto riflettere sul tema della violenza sulle donne, il comportamento di Camillo Racioppa che con la sua avarizia ha ricordato il personaggio verghiano Mazzarò, le strabilianti invenzioni di Vincenzo che hanno irritato soprattutto la sensibilità del macellaio Espedito (Antonio Cuppone) e ancora le caratterizzazioni di Gregorio il netturbino (Luigi Follieri) e di Vechille, nipote di Camillo (Luigi Granieri).
Una considerazione a sé stante vogliamo riservarla a Bettina, moglie di Camillo impersonata dalla grandissima Lina Carratù. La nostra attrice ha davvero superato se stessa. Pur interpretando un personaggio dimesso, costretto a tirar avanti con i soldi della pensione di suo fratello Vincenzo, sofferente per la lontananza dell’unico figlio Ninuccio (Pasquale Monaco) che poi è ritornato a casa con Ketty (Simona Ianigro) la compagna incinta, rassegnato nel dover condividere la sua casa con la cognata Genoeffa e suo fratello, non ha perso mai occasione di divertire il pubblico anche con semplici gesti, occhiatacce o modi di dire distorti dall’ignoranza. Un vero capolavoro, dunque, che ha fatto registrare un boom di presenze sia in platea che in galleria. E non poteva davvero esserci modo migliore per festeggiare la quarantacinquesima stagione teatrale degli “Amici dell’Arte” che debuttarono proprio sul palcoscenico del Teatro dell’Opera il 13 dicembre 1969. “Violetta e Gelsomin” ha visto l’impeccabile regìa di Germano Benincaso , Maurizio Pompei come aiuto regìa, Giuseppe Grasso alle scene, Paolo Monaco all’audio, Gianni Maglia alle luci, Pasquale Ieluzzi alle musiche, Anna Dotoli ai costumi, Carlo Ventola come Look Maker e Giuseppe Peter fotografo.
Dalla redazione: “Ad maiora!”, per grandi e lungimiranti traguardi.



Scrivete
al Frizzo

Le lettere
al Frizzo

Fedro e dintorni
Fiabe e racconti seguiti da un breve commento
Il sommelier

…u kunde
nannurke
i ditte de
tatarusse
parle kume t'ha
fatte mammete
Altri servizi

Luoghi da visitare
Il Pensatoio
Vendo & Compro
Alla ricerca di…
Newsletter
F.A.Q.