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POLITICA
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Una seduta CON… la crisi politica e CON tanta rabbia che non passa più
Non c'è dubbio che la consigliera oggi maggiormente contrariata rispetto alla mancata caduta dell’amministrazione Pitta dopo appena sette mesi ed alla rinnovata maggioranza sia Francesca Niro

Lucera, 09.07.2021 – A seguito dell’intervento del consigliere Vincenzo Checchia sulle presunte ragioni della crisi politico-amministrativa, il dibattito nel Consiglio Comunale dello scorso 28 giugno è proseguito con quello di Raffaele Iannantuoni, il quale più che un’analisi della situazione ha voluto fare dei chiarimenti e dare qualche consiglio per poter finalmente tornare a fare politica. In città, infatti, si erano raggiunte, a dire del consigliere, «punte di nefandezza e si era creato un clima vergognoso in cui a prevalere erano il linciaggio della persona e la violenza verbale». La presunta crisi sarebbe nata da rapporti personali incrinati, ma a questo punto Iannantuoni si è chiesto «se allora quelle stesse persone non fossero state abili a giudicarne un’altra in sette anni o se, al contrario, lo fossero state ma si sarebbero turate il naso nella convenienza di una vittoria annunciata». Peraltro, il consigliere di Italia in Comune ha definito «inammissibile il fatto che qualcuno che siede in quell’aula per aumentare il proprio consenso delegittimi altri amministratori, a maggior ragione che quel qualcuno i primi di dicembre riceveva in sede di partito consiglieri della fazione opposta o, come avrebbero fatto altri, il giorno dopo essere stato eletto in maggioranza già indirizzava appellativi negativi al sindaco sostenendo che si era trattato di una scelta di comodo e null’altro».

Francesca Niro, dal canto suo, ha motivato la sua scelta e quella dei colleghi col fatto di «non aver accettato la delegittimazione dell’originario progetto di “Facciamo Piazza Pulita”», quindi, ha invitato l’attuale maggioranza «a non chiamare più così quella coalizione», dal momento che non aveva più senso per nessuno, e a decretarne ufficialmente la morte. D’altronde, che Piazza Pulita non esistesse più Fabrizio Abate e Francesco Di Battista l’avevano già fatto presente otto mesi fa in campagna elettorale, anzi, prima ancora che l’ex sindaco Tutolo si dimettesse. Proprio Abate ha in seguito ribadito quanto spiegato nel corso delle consultazioni, cioè che il PD era rimasto all’opposizione perché il suo programma era completamente diverso da quello di Giuseppe Pitta.

Se qualcuno otto mesi fa avesse predetto a Pasquale Colucci cosa sarebbe accaduto, egli non gli avrebbe mai creduto: «Oggi faccio a malincuore anche in Consiglio la mia dichiarazione di indipendenza dalla lista nella quale sono stato eletto perché non ho condiviso le ragioni che hanno portato alcuni consiglieri al di fuori della maggioranza». Poi, ha proseguito sottolineando di non rinnegare nulla, ovviamente, del percorso politico fatto insieme a quelle persone, e ha osservato che «in città si respirava un’atmosfera estremamente velenosa in cui l’odio nei confronti dell’avversario veniva portato alle estreme conseguenze», ma ai detrattori ed ai seminatori di odio ha detto che «non si sarebbero fatti intimidire».

Secondo Maria Barbaro, invece, si era assistito ad una decisione oggettivamente grave, in primo luogo perché questa pseudo-crisi aveva arrestato un’azione amministrativa che procedeva celermente e che già «nel primo mese aveva ottenuto molti risultati», in secondo luogo perché «i tempi di quella decisione avevano esposto la città a gravi rischi», in terza battuta perché «era stata presa in un momento delicato dell’interlocuzione con le istituzioni regionali». Erano note, infatti, a quell’aula le velleità del coordinatore della lista “CON Lucera”, Vincenzo Checchia, in primis la partecipazione alla competizione provinciale: «Certe questioni vanno affrontate in Consiglio: avete insinuato ambizioni personali legate alla mia appartenenza al gruppo Popolari per Emiliano, offeso le forze politiche consiliari e lasciato intendere di un accordo preso già in campagna elettorale, ma nulla di più falso». Intanto, Di Battista si chiede «come si troverà una sintesi sul programma all’interno della nuova maggioranza» ed è sempre più convinto «della totale incapacità amministrativa del sindaco».

Il primo cittadino, da parte sua, ha voluto chiarire alcuni aspetti, partendo col dire che dal 20 maggio, data in cui si è ufficialmente aperta la crisi, fino a quel momento ne aveva lette e sentite di tutti i colori, evitando di commentare «le più gravi corbellerie». Successivamente, Pitta ha ricordato ciò che aveva già fatto notare durante la fase delle consultazioni, cioè che a tradire il programma elettorale non era stato lui: «Mi sembra di aver dato pari dignità a tutti e di aver chiesto più e più volte di spiegarmi il perché di quel comportamento, ma non ho mai avuto risposta: in questi sette mesi si sono portate a termine tante cose di cui dovreste andare fieri, prima fra tutte l’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato, pur declassata a normale amministrazione, e ho dato spazio ad ognuno di voi senza mai disconoscere l’operato dei miei assessori».

Il sindaco ha quindi ritenuto superfluo tornare sul fatto che «qualcuno che oggi parla di coerenza ed onestà intellettuale al ballottaggio aveva ufficialmente offerto assessori al centrodestra», un fatto di cui aveva già parlato Giuseppe De Sabato (rivolgendosi infatti ad Abate, De Sabato gli ha ricordato che era stato proprio lui ad offrire al centrodestra la presidenza del Consiglio Comunale ed altre poltrone nell’esecutivo in caso di vittoria al ballottaggio ad ottobre del 2020 dopo un accordo sottobanco: «Noi ti rispondemmo – ha tuonato de Sabato – che gli accordi li facciamo solo alla luce del sole!»).

Inoltre, rispondendo a chi aveva fatto riferimento al suo essere nemico di Antonio Tutolo, il sindaco ha rimarcato di aver sempre sostenuto quest’ultimo, salvo poi essere rinnegato dallo stesso consigliere regionale poco tempo dopo la sua presentazione come candidato alla Regione.

Infine, quanto al suggerimento di Antonio Dell’Aquila di istituire un comitato consultivo composto da ex sindaci ed amministratori nell’ambito della riapertura di una stagione del dialogo, Pitta ha approfittato per ricordare di aver detto subito di affidare il bilancio all’opposizione: «Non sono stato io a frenare questa voglia di inclusione e democrazia, ma altri consiglieri». Il destinatario di quella delega a quanto pare era il consigliere Fabrizio Abate, un nome che avrebbe – si dice – subito trovato il netto diniego in primo luogo di Francesca Niro. La consigliera oggi maggiormente contrariata rispetto alla mancata caduta dell’amministrazione Pitta dopo appena sette mesi ed alla rinnovata maggioranza.

Greta Notarangelo

 
 
 

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