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POLITICA
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Vincenzo Checchia: «Questa non è politica»
«La superbia e la boriosità di Pitta e la sua poca chiarezza, unite all’evidente risentimento nei confronti di Tutolo, che egli riteneva il responsabile della sua mancata candidatura alle scorse elezioni regionali…»

Lucera, 31.05.2021 – Si è tenuta lo scorso 29 maggio a partire dalle ore 17.00 presso la piazza antistante alla biblioteca comunale “R. Bonghi” (viale Falcone e Borsellino) una conferenza stampa convocata dalle liste “Agricoltori per Lucera” e “CON Lucera” per notiziare i cittadini circa i motivi della decisione di abbandonare la maggioranza guidata dal sindaco Giuseppe Pitta (nel frattempo il primo cittadino ha rassegnato questa mattina le dimissioni) intrapresa da quegli stessi gruppi e per raccontare circostanze e particolari di una situazione per essi ormai non più sostenibile.
Ad aprire la conferenza è stato il consigliere comunale Vincenzo Checchia, il quale ha esordito ricordando che la storia di “Facciamo Piazza Pulita” è quella di un movimento di grande partecipazione collettiva che ha inteso «sovvertire con iniziative di forte senso civico le regole della vecchia politica, gli inciuci di palazzo, la ricerca spasmodica del potere fine a sé stesso e l’ostentazione di atteggiamenti furbi e supponenti che avrebbero per anni allontanato i cittadini dalla gestione della cosa pubblica mettendo ai margini chi senza alcuna sovrastruttura desiderava semplicemente impegnarsi per cause comuni». Checchia ha proseguito dicendo che quel movimento era nato «per contrastare la politica dei veti, dei ricatti, delle promesse non mantenute e dei centri di potere, finendo però suo malgrado per essere commissariato da quella stessa politica che per anni aveva avversato e tenuto distante da Palazzo Mozzagrugno». Il consigliere ha poi tentato di spiegare le ragioni di questa crisi amministrativa aperta con la loro decisione di non accordare più la fiducia al primo cittadino. In sette mesi Pitta non sarebbe riuscito a rimediare ad «un’azione amministrativa disorganizzata, non avendo saputo ascoltare la voce di chi più volte gli aveva chiesto il conto rispetto a dinamiche poco trasparenti, decisioni poco condivise, ambizioni troppo preminenti ed atteggiamenti poco rispettosi». Non si parlerebbe, in particolare, di richieste di poltrone, di veti strumentali o altro, ma di «sacrosante rimostranze presentate nel corso di questo mandato nell’esclusivo interesse della collettività. In soli tre giorni, invece – ha continuato Checchia –, è stato capace di costruire dal nulla una nuova maggioranza tradendo i principi fondanti di Facciamo Piazza Pulita, sovvertendo il voto dei cittadini e meditando di consegnare la città a quella stessa classe politica dalla quale non senza fatica e sacrifici Lucera era stata capace di affrancarsi: con cinque consiglieri che ormai non riponevano più la loro fiducia in lui e nell’intero progetto chiunque si sarebbe dimesso, avrebbe spiegato ai cittadini il perché di certe scelte e raccontato loro le sue ragioni, semmai ne avesse avute, e se fosse stato in buona fede, non avrebbe avuto alcuna difficoltà a farsi riconfermare da quegli elettori che l’hanno preferito, siamo franchi, più sulla base di un rapporto di garanzia e di storica fiducia verso tutto il movimento che per carisma personale; invece, ha preferito gestire la situazione in modo ambiguo e paradossale formando in tempi record la nuova compagine amministrativa pur di conservare la poltrona, in barba all’esito delle elezioni ed alla storia del nostro movimento e nella totale assenza di una visione futura di città».

La nuova compagine amministrativa, a dire del consigliere, sarebbe costituita anche da membri che non hanno mai espresso giudizi positivi nei confronti del sindaco, definito «arrogante e presuntuoso», e che si sono mostrati «sempre diffidenti nei confronti del presidente del Consiglio» considerandolo di parte e non super partes: «Questa non è politica, è solo potere e poltrone, e a quelle noi abbiamo rinunciato». Checchia ha tenuto in seguito ad informare che rispetto a diverse loro rimostranze, anche e soprattutto quelle degli ultimi giorni, nei quali la lista “CON Lucera” ha preannunciato al sindaco di voler uscire dalla maggioranza, lo stesso ha reagito «con un atteggiamento di totale impassibilità, quasi come se stesse gestendo la pratica di dismissione programmata di una parte della coalizione». Successivamente, il nuovo sodalizio, insieme ad altri episodi che negli ultimi giorni essi stanno mettendo in fila uno dopo l’altro, suggerisce loro che si tratta con tutta probabilità di un accordo precotto, «come quei minestroni già pronti da tempo, magari da mesi, che attendono solo di essere riscaldati all’ultimo momento ed impiattati»: ecco, allora, che «questa minestra immangiabile sta per essere servita ai lucerini, sacrificati sull’altare dell’ambizione sfrenata e della sete di poltrone di più di qualcuno, un progetto assurdo che a ben vedere ha una genesi più remota e trae forza da rancori, sentimenti di rivalsa ed insane ambizioni covate nel tempo, cominciati già da quando in campagna elettorale lo stesso Pitta si è adoperato per raccogliere nella sua lista diversi ex candidati della Lista Tutolo e della lista La Pagnotta svuotandole ed indebolendole».
Checchia, dunque, è convinto di non sbagliare nel dichiarare per brevità che una parte di membri fondatori di Piazza Pulita sia stata estromessa all’inizio di quest’avventura mentre oggi si sta assistendo al completamento di tale trasformazione silente di una compagine che ha fatto piazza pulita di sé stessa. Nel frattempo, da qualche parte verrebbe addebitato loro strumentalmente di aver creato una crisi politica facendo valere problemi di natura personale. Qualcuno avrebbe addirittura tirato fuori «il solito spauracchio insinuando di gruppi e gruppetti e consiglieri telecomandati», così, il consigliere di “CON Lucera”, parlando con la consueta chiarezza alla quale dice di essere abituato, senza inutili giri di parole ha chiarito che chi pensa che dietro la scelta di quelle due liste di abbandonare questa maggioranza ci sia il consigliere regionale Antonio Tutolo «non ha capito nulla dello spirito che alimentava il loro movimento e che tuttora alimenterebbe i loro gruppi». La verità, in base a quanto sostiene Checchia, è che hanno cercato in ogni modo di ricucire strappi di un tessuto umano dimostratosi poco resistente pur di assicurare un governo solido e propositivo alla città, e che la formazione di gruppi è stata alimentata se non proprio favorita dal comportamento del sindaco e dal suo approccio completamente sbagliato ai problemi quotidiani che investono quest’amministrazione: «La superbia e la boriosità di Pitta e la sua poca chiarezza, unite all’evidente risentimento nei confronti di Tutolo, che egli riteneva il responsabile della sua mancata candidatura alle scorse elezioni regionali, ne hanno determinato un atteggiamento distruttivo ed a tratti discriminatorio dapprima verso le liste, ritenute da lui vicine al consigliere regionale, e poi verso chiunque intrattenesse con lui rapporti anche solo per chiedere consigli ed informazioni utili alla prospettazione di idee o istanze di pubblica utilità: è da qui che nasce il nostro disagio, dalla progressiva mancanza di rispetto».
Insomma, il clima che si respirava a Palazzo di Città «era ormai avvelenato», secondo Checchia, e nonostante i loro ripetuti tentativi a cambiare passo, tale è rimasto, «finendo per inasprire anche le plateali criticità amministrative». Forse, come spera il consigliere, «un giorno il tempo dimostrerà che quei cinque consiglieri non hanno abbandonato la nave, ma sono stati quotidianamente accompagnati a piccoli passi ed in maniera subdola all’uscita della stessa. Si è scelto consapevolmente di affrontare le questioni amministrative e politiche preferendo incontri tra singoli o gruppi ristretti al confronto fra tutti e facendo promesse poi difficili da sostenere; si sono stabiliti in corso d’opera criteri del tutto arbitrari per la definizione di alcuni incarichi, come nel caso della presidenza del Consiglio, che ha visto la scelta del consigliere più votato della lista più suffragata, un principio mai condiviso con l’intera coalizione e mai usato prima di quel momento: in quell’occasione, pur non condividendo non la persona, ma il criterio ed il modo in cui esso è stato calato dall’alto, abbiamo preferito non creare motivi di tensione e di cominciare subito a lavorare».
Avrebbe continuato volentieri così, il consigliere, «purché si conseguissero risultati per la città, ma la realtà si è rivelata essere tutt’altra».

Greta Notarangelo

 
 
 

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