Topografia e toponomastica nella Lucera medievale: il caso del Casile Magnum.
La storia urbana di Lucera dimostra come, nel corso dei secoli, gli edifici possano conservare la propria identità materiale pur cambiando la denominazione con cui vengono ricordati nei documenti. È un fenomeno ben noto agli studiosi di topografia storica: mutano i proprietari, mutano i riferimenti urbanistici, cambia il linguaggio dei notai, ma il bene continua ad esistere nello stesso luogo.
Un esempio particolarmente significativo emerge da un documento del 1301, relativo ai beni di Giovanni Pipino da Barletta, destinati al monastero di San Bartolomeo di Lucera.
Tra i confini di una delle proprietà donate si legge infatti:
Ex parte orientis est casile magno v.d. Ioannis Pipini, ma Regie Curie rat. Quod casile fuit quondam Abl-el-Aziz Sarr.
La formula può essere tradotta nel seguente modo:
«A oriente si trova il Casile Magno del detto Giovanni Pipino, appartenente alla Regia Corte, il quale casile fu un tempo di Abl-el-Aziz, saraceno».
Il passo è di straordinario interesse perché attesta contemporaneamente tre elementi fondamentali:
- l'esistenza del Casile Magno già all'inizio del XIV secolo;
- la sua appartenenza alla Regia Corte attraverso Giovanni Pipino;
- la memoria della precedente proprietà di un importante personaggio della comunità musulmana di Lucera, Abl-el-Aziz.
L'aspetto forse più interessante riguarda però l'evoluzione della denominazione dell'edificio.
Nei documenti disponibili a partire dal XVI secolo, infatti, il toponimo "Casile Magno" scompare progressivamente, mentre compare una nuova identificazione:
"Taverna Magna cum multi camere et aliae commoditates".
A prima vista potrebbe sembrare un edificio diverso.
In realtà, l'analisi della documentazione suggerisce che si tratti del medesimo complesso immobiliare, la cui identificazione cambia nel tempo non perché muti la struttura, ma perché cambia il toponimo utilizzato per localizzarlo.
È un fenomeno frequente nella documentazione notarile: l'edificio continua ad esistere, ma il suo nome viene sostituito da quello derivante dalla funzione svolta, dal proprietario, oppure da un nuovo punto di riferimento urbano divenuto nel frattempo prevalente.
In altre parole, la topografia rimane sostanzialmente stabile, mentre evolve la toponomastica.
Questa distinzione è fondamentale.
La topografia storica studia la permanenza fisica dei luoghi nello spazio urbano; la toponomastica, invece, analizza l'evoluzione dei nomi con cui quei luoghi vengono identificati.
Spesso le due realtà non coincidono.
Un edificio può conservare la stessa posizione per secoli, pur assumendo denominazioni differenti nei vari periodi storici.
Ed è proprio ciò che sembra emergere nel caso del Casile Magno, successivamente ricordato come Taverna Magna, una trasformazione lessicale che riflette l'evoluzione della città senza necessariamente implicare la costruzione di un nuovo immobile.
Nel prossimo articolo saranno presentati integralmente i documenti finora rinvenuti, con la ricostruzione della continuità storica del complesso attraverso i secoli, l'analisi dei confini notarili e il confronto tra le diverse fonti, così da illustrare in maniera documentata il rapporto tra il Casile Magno del 1301 e la successiva Taverna Magna della Lucera moderna in relazione alla sua collocazione.
Eduardo Gemminni
