Mancano ormai nove giorni al momento in cui gli elettori di Lucera saranno chiamati alle urne, il 24 e 25 maggio prossimi, per esprimersi sui tre candidati alla poltrona di sindaco della città e sulle rispettive liste dei candidati allo scranno di consigliere comunale. Sono circa 330 i candidati alla carica di consigliere e alla fine solo l'8% circa di essi entrerà nell'aula consiliare di Palazzo Mozzagrugno, mentre pochi saranno i superstiti che continueranno a seguire la politica e gran parte dei candidati trornerà a fare quello che faceva prima. Un dato su cui molti si concentreranno è quello dei giovani: quanti di essi entreranno a far parte dell'assise consiliare?
A giocarsi la partita per la elezione a Primo Cittadino saranno il sindaco uscente Giuseppe Pitta con una coalizione del cosidfdetto "campo largo", Nicola Di Battista per il centrodestra con quattro liste di cui tre simboli di partiti tradizionali ed una civica che fa riferimento al candidato sindaco e, infine, Vincenzo Checchia che si presenta con tre civiche.
Il risultato da più parti è ritenuto incerto tra la risoluzione al primo turno o ad un eventuale ballottaggio tra due dei tre candidati a sindaco.
Intanto abbiamo chiesto ad un indimenticato sindaco di Lucera, Peppino Labbate, di rispondere a qualche nostra domanda circa la visione prospettica di questa tornata elettorale per le amministrative. E dalle risposte è emerso che chi ha fatto davvero politica avrebbe davvero molto da insegnare alle "giovani" leve.
D. Dott. Labbate, come le sembra fin qui questa campagna elettorale per le amministrative a Lucera?
R. «La sua domanda, stimatissimo direttore, mi fa sorridere nella considerazione che da molti anni lei, attraverso il suo noto mezzo di informazione, è un attento osservatore e fine narratore delle vicende politiche, o ormai pseudo tali, della nostra città.
Cosa dirle, io vedo una scarsa partecipazione della città all'evento elettorale amministrativo.
Infatti, la vita politica, una volta frizzante e partecipata dal 1º gennaio al 31 dicembre di ogni anno, oggi si è svilita; si parla di politica solo nella occasione delle votazioni amministrative locali ove i furbi di turno vanno alla ricerca di ignari portatori di voti da inserire nelle liste per raggiungere il quorum ed assicurare la elezione al furbo.
Purtroppo, le campagne elettorali di una volta, caratterizzate anche dalla presenza dei maggiorenti nazionali di ogni partito, che si impegnavano a prendere a cuore le problematiche del territorio, sono rimaste un ricordo; nel contempo, i competitors in lista, probabilmente, non sono conosciuti, non sono convincenti, non sono ritenuti preparati e capaci per mobilitare la maggioranza dell'elettorato ad esprimere il proprio voto; si tenga presente che alle ultime votazioni regionali si è recato a votare soltanto il 42% dei votanti, quando, invece, anni addietro, la percentuale dei votanti alle votazioni regionali oscillava sempre tra il 75% e l'80%.
In tale senso, in un sistema democratico compiuto e reale, si dovrebbe parlare di votazioni nulle, posto che la maggioranza del corpo elettorale, non andando a votare, ha bocciato tutti i candidati. Ed in democrazia la maggioranza dovrebbe sempre prevalere su ogni tipo di minoranza. Tanto succede anche con le votazioni per il referendum abrogativo, quando non raggiungendo la maggioranza del 50,01% le votazioni non esplicano effetti».
D. Come vede i tre competitors rispetto alla conquista dello scranno di Primo Cittadino? E come giudica le scelte che le tre coalizioni hanno operato circa la figura del candidato sindaco?
R. «Oramai sono completamente fuori dalla vita politica e mi dedico in maniera esclusiva al mio studio professionale, pur mantenendo le mie idee politiche e la mia nota collocazione, per cui preferisco esprimermi a votazione avvenuta.
Una sola precisazione mi sembra doverosa: stigmatizzo in toto imposizioni di dinastie familiari, che vadano a raggruppare la gestione politica e di potere nelle mani di una sola famiglia».
D. Il centrodestra è l'unica coalizione a presentarsi con simboli di partito al completo, a parte la lista collegata al candidato sindaco. Lo vede come un primo passo verso un ritorno alla politica dei partiti e nei partiti?
R. «L'assenza di confronto politico dal 1º gennaio al 31 dicembre di ogni anno e la scomparsa delle sezioni politiche di ogni partito, che fungevano da scuola politica ed in cui emergeva capacità e meritocrazia, ha portato a presenze nelle liste in competizione non dettate da partecipazione ideologica e compiuta preparazione, ma sembrerebbe quasi desiderio di vedere la propria immagine temporaneamente su di un manifesto, per cui, in mancanza di convincimento-ideologico la fluttuazione da uno schieramento all'altro è diventata pratica quotidiana e comune.
Una volta l'appartenenza a vita ad un partito era motivo di orgoglio; oggi, invece, solo l'appartenenza a più partiti nel percorso politico degli addetti ai lavori concede notorietà, ma senza merito.
Per cui fa onore alla coalizione di centrodestra avere avuto la capacità di presentarsi con un programma unico condiviso e con la coalizione al completo.
Gli altri due schieramenti appartengono entrambi alla stessa matrice del cosiddetto "campo largo", ma tra loro sono completamente divisi ed in forte diatriba, in quanto il consigliere regionale, posto che non può esercitare contemporaneamente il ruolo di sindaco e quello da consigliere regionale, nella ottica di gestire da solo il potere, impone la candidatura a sindaco del proprio cognato, per cui ogni decisione, gestione, indirizzo e scelta deve appartenere solo allo stesso, come se fosse il Re con i suoi sudditi (Monarchia), ma, evviva Dio, siamo in Democrazia e mi auguro che queste considerazioni vengano parimenti fatte da tutti gli elettori.
Con questo esprimo un dato di fatto, per cui asserisco che la politica partecipativa a 360º è finita, e prevarranno sempre più gli interessi del furbo di turno, a maggior ragione se trattasi di soggetti senza mestiere, né professione, quindi, con tutto il tempo a disposizione per ordire macchinazioni e strategie: "Cicero pro domo sua"».
D. Su quali priorità da affrontare nella città si gioca la credibilità di ognuna delle coalizioni e di ogni candidato sindaco?
R. «Con la frammentazione che si è verificata nel cosiddetto " campo largo" divenuto "Larghissimo", e sempre pronto a raccogliere nuovi ingressi, non vi è alcuna possibilità di vittoria al primo turno.
A suo modo di vedere, il 24 e 25 maggio prossimi restituiranno una vittoria al primo turno o un rinvio al ballottaggio?
Sarà interessante la fase del ballottaggio, alla quale mi auguro possa partecipare il candidato di centrodestra, giovane che mi ha favorevolmente impressionato nei comizi fin qui tenutisi in Piazza Duomo».
D. La spaccatura esistente tra le coalizioni in competizione potrà minare la futura governabilità?
R. «La politica, mi hanno insegnato illustri del passato, è l'arte del confronto costruttivo e partecipato.
Un uomo solo al comando si addiceva soltanto a "Fausto Coppi" con le sue gesta ciclistiche.
Solo dal confronto è possibile ricavare risultati che portino alla soluzione dei problemi.
Solo con una partecipazione unanime potremo farci sentire nelle stanze importanti, per reclamare la nostra identità, la nostra dignità, la ripresa del funzionamento del nostro ospedale, la riapertura del tribunale, la presenza di facoltà universitarie come nel passato recente, una valida politica per la occupazione giovanile che tenga in considerazione i cambiamenti epocali avvenuti in questi ultimi anni.
Non servono le catene finte, ma una giusta voce, quella della ragione, nelle opportune stanze dove si decidono le sorti di ogni territorio».
Il Frizzo
