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Lucera. Colpo a sorpresa! Il sindaco Pitta: «Il Sant'Anna è di proprietà pubblica»

LUCERA – Si è tenuta nella mattinata dello scorso 30 gennaio all’interno dell’aula consiliare del Comune di Lucera una conferenza stampa tenuta dal sindaco Giuseppe Pitta che ha esordito con un vero e proprio colpo di teatro sul caso Sant’Anna. È infatti saltato fuori un vincolo normativo che richiama l’origine della struttura (1621): il Sant’Anna è di proprietà pubblica. L’amministrazione si è così attivata per il rispetto di quel vincolo e per restituire, nel frattempo, sicurezza e decoro al luogo in questione e all’intera piazza con i lavori che assicura inizieranno a breve,

Il primo cittadino ha informato che il dirigente del IV settore, architetto Antonio Lucera, aveva disposto l’avvio del procedimento di rimozione, pulizia e sanificazione, nonché la messa a norma e ricostruzione della staccionata e il ripristino delle mantovane che proteggevano dalla caduta dei calcinacci, oltre all’apposizione di un nuovo telo decoroso che possa ricoprire la zona dei lavori. Pitta ha poi spiegato che erano in contatto costante con la Soprintendenza e che si prevedeva di intervenire nel breve periodo per rimuovere gli interni che si trovano in uno stato pietoso (soprattutto da un punto di vista igienico-sanitario) e mettere in sicurezza tetto e facciata. Proprio alla Soprintendenza sarebbe stato tra l’altro comunicato che ad avviso dell’amministrazione negli anni non era stato rispettato appunto quel vincolo normativo che vedeva il Sant’Anna essere di proprietà pubblica.

Con una punta di orgoglio Pitta ha poi rivendicato il fatto che la sua amministrazione avrebbe prodotto risultati più di chiunque altro e ha detto di ritenere che su quel bene non fossero state rispettate le procedure di legge, senza dimenticare il fatto che dell'alienazione doveva essere informato il Ministero a suo tempo, cosa che non è mai avvenuta se si considerano tutti i passaggi delle vendite avvenute passando da una società all'altra (ben quattro step!). Se ne dedurrebbe che le vendite non potevano avvanire.

A far eco al sindaco è stata Sefora Tetta, assessore alle Attività Produttive, la quale ha detto innanzitutto con una punta di orgoglio di aver dato una risposta doverosa alla città, che a suo dire la attendeva da tempo. Tetta ha quindi chiarito che il bene non poteva essere alienato in quanto carente della necessaria documentazione, l’autorizzazione per l’alienazione appunto. Allo stesso tempo quel bene aveva già impresso il vincolo storico, dunque l’intervento della Soprintendenza era inevitabile. «Adesso – ha continuato a spiegare l’assessore – siamo in una fase di accertamento di tutte quelle che sono le situazioni, ma la cosa certa è che d’ora in poi il palazzo dentro e fuori dovrà essere sistemato».

A parte gli aspetti di carattere squisitamente tecnico che, a dire del sindaco, Tetta era stata in grado di semplificare con grande maestria, Pitta ha assicurato che i lavori sarebbero partiti in tempi brevi e in danno della proprietà e ha sottolineato che vi era sicuramente una responsabilità di tutte le parti pubbliche e private che avrebbero dovuto attenzionare il rispetto della norma, la quale magari non era stata adeguatamente rispettata.

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