Devozione, Bellezza e Memoria Gentilizia nella Cornice Storica della Committenza Lombardi.
VARCARE LA SOGLIA DELLA BELLEZZA
Entrare nella Chiesa del Carmine di Lucera significa attraversare un confine invisibile, quello che separa il tempo terreno dall’eterno. Lo sguardo viene immediatamente catturato dal primo altare a sinistra, e in quell’istante tutto si ferma: il cuore sospende il battito, la mente si acquieta e lo spirito si apre a un incontro silenzioso con la luce del divino.
Questa luce non è mera sensazione estetica: è manifestazione dell’incontro tra cielo e terra, un’epifania che parla attraverso il colore, la materia e il silenzio. Qui, al Carmine, si conserva la Madonna col Bambino di Ermenegildo Costantini, capolavoro settecentesco in cui devozione, bellezza e memoria familiare si intrecciano in un unico canto visibile di grazia.
Commissionata dalla nobile famiglia Lombardi e presentata a Roma nel 1767 alla vigilia del Santo Natale nella Chiesa di Santa Maria in zona Trevi, sotto lo sguardo di Papa Clemente XIII, questa opera non è un semplice quadro, ma un annuncio visibile del Mistero dell’Incarnazione. La sua esposizione nella Notte Santa non è un dettaglio decorativo: è il segreto teologico racchiuso tra la luce e i volti, una liturgia dipinta che trasforma la contemplazione in preghiera e la preghiera in comunione.
Oggi, a Lucera, quella tela continua a brillare come stella del Natale perpetuo: i gesti delicati della Vergine, la dolcezza del Bambino, la luce che attraversa cherubini e angeli, lo sguardo intenso di Santa Teresa, diventano messaggio vivo di speranza, fede e grazia, rinnovando ogni anno il miracolo del Natale.
LUCERA NEL SETTECENTO: ARTE, FEDE E RINASCITA SPIRITUALE
Il XVIII secolo rappresenta per Lucera un tempo di rinnovamento religioso e culturale. La costruzione del nuovo convento dei Carmelitani, destinato alla Chiesa del Carmine, fu affidata all’ingegnere Ludovico di Tullio, descritto come «Maestro Ingegnere della terra di Pescopennataro, esperto nelli disegni e fabriche di chiese e di altre opere grandi» (P. De Cicco).
In questo clima di fervore religioso, la committenza della famiglia Lombardi emerge come modello di pietà, mecenatismo e responsabilità civica: non semplice decorazione, ma edificazione spirituale e sociale. In un territorio come la “Nazione Napoletana”, dove le chiese rappresentavano un tessuto vivo della comunità, i Lombardi incarnavano un ideale in cui bellezza, memoria e carità erano inscindibili.
La pala di Costantini non è ornamento: è annuncio, missione, catechesi visiva.
La Natività diventa presenza viva, palpabile, abitante delle navate e dei cuori dei fedeli.
LA FAMIGLIA LOMBARDI: PATRONATO, PIETÀ E MEMORIA
Un documento prezioso – l’atto pubblico del Cav. Don Vincenzo Lombardi – testimonia il sostegno economico stabile e perpetuo per gli altari gentilizi nelle chiese di Lucera. Leggiamo:
«Il primo eretto nella chiesa degli ex padri carmelitani di Lucera dal suo avolo Signor Don Vincenzo Lombardi, molto nobilmente, e di bellissimi marmi, sotto il titolo di loro particolarissima protettrice Santa Teresa di Gesù, nel quale altare esiste l'immagine di detta Santa in atto di pregare la Vergine Maria col suo figlio in braccio, ed al disopra è la Santissima Trinità, opera degnissima dell'Artista Ermenegildo Costantini Romano…»
La famiglia Lombardi diventa ponte tra storia civica e storia della salvezza: attraverso l’arte, custodisce la fede di una comunità, la protegge, la orienta.
IL CLIMA POLITICO DELL’OTTOCENTO E LE FERITE DEL MEZZOGIORNO
Il XIX secolo non fu tenero con la Chiesa meridionale. L’unità d’Italia generò ondate di ostilità verso il clero e verso gli ordini religiosi. Testimonianze dell’epoca parlano da sole.
«Il prete è il nemico che dovete distruggere» – proclamava Garibaldi secondo “La Posta di Napoli” (1863).
E ancora…
«Sapppiamo… che il ministro Pisanelli e il ministro Peruzzi scrissero circolari segrete per sapere quale effetto produrrebbe nella popolazione la totale soppressione degli Ordini religiosi» – “L’Armonia”.
Non erano parole: divennero fatti.
Conventi, monasteri, opere d’arte e di carità vennero soppressi o dispersi, lasciando macerie spirituali.
In questo contesto ostile, la pala del Carmine sopravvisse.
E sopravvivere fu già un miracolo.
UN’OPERA NATA PER LA NOTTE SANTA
Secondo il Diario ordinario del Cracas (2 gennaio 1768), la pala raffigura la Vergine col Bambino mentre Santa Teresa di Gesù presenta la città di Lucera alla Madre di Dio.
Non è un semplice gesto: è un atto di affidamento totale.
La santa non offre un luogo, ma un popolo intero.
La vigilia del Natale 1767, a Roma, la pala non fu una mostra:
fu un’epifania.
Nacque come preghiera dipinta, destinata alla notte in cui «la luce venne nel mondo».
La luce del dipinto non è artificio:
è segno, annuncio, rivelazione.
È la stessa luce che guida i pastori, ispira i magi, consola i cuori smarriti.
Questa opera vuole essere vissuta, respirata, come un respiro di cielo nella Notte Santa.
DOLCEZZA E INTENSITÀ: IL CUORE DELLA SCENA
La Vergine, avvolta in un manto azzurro «frammento di cielo», stringe il Bambino con un gesto insieme materno e teologico. In quel gesto, l’amore divino si fa vicino, umano, palpabile.
Santa Teresa, in ginocchio, è il simbolo di ogni credente, il volto dell’intercessione.
Dall’alto scende una luce che culmina nella Colomba dello Spirito Santo: una luce viva, sacramentale, che fa della pala non un dipinto ma un santuario.
Sotto, la città di Lucera appare come partecipante alla scena, quasi sospesa tra terra e cielo.
IL NATALE IN UN DIPINTO: SIMBOLI, LUCE E COMUNITÀ
La pala traduce in immagini il Vangelo del Natale.
Ogni dettaglio diventa Vangelo:
- La luce come irradiazione della grazia;
- La tenerezza dei volti che consola;
- Gli angeli, motori della liturgia celeste;
- Maria col Figlio, centro della fede cristiana;
- Lucera affidata alla Vergine, come atto di comunione.
È un presepe teologico, un annuncio silenzioso ma potentissimo.
COSTANTINI: IL PITTORE CHE TRASFORMA LA BELLEZZA IN RIVELAZIONE
Ermenegildo Costantini non dipinge:
adora.
Il suo pennello diventa turibolo, la tavolozza un altare.
Il rococò romano si trasfigura in mistica.
La luce diventa voce narrante, ogni colore una sillaba del Mistero.
Costantini non cerca l’ornamento: cerca la salvezza del fedele attraverso la bellezza.
ARTE AL SERVIZIO DELLA FEDE
La pala lucerina è Vangelo dipinto.
Ogni gesto, ogni ombra, ogni angelo è catechesi.
La bellezza diventa strumento di grazia e la contemplazione diventa preghiera.
UNA PREGHIERA CHE CONTINUA NEI SECOLI
Ogni sguardo riaccende la scena.
Il Natale accade di nuovo.
La luce discende ancora.
Lucera continua ad affidarsi.
DOVE NASCE LA PACE
In questa tela il Natale non è raffigurato: accade.
Accade nella luce, nei volti, nel gesto di Santa Teresa, nella città offerta alla Madre.
Il miracolo del Natale è la rinascita del cuore umano, e nella pala di Costantini questo miracolo continua a compiersi: discreto, luminoso, inesauribile.
«Oggi, per te, nasce la Pace».
UNA PRESENZA PERENNE A LUCERA
Oggi la pala non è solo un quadro:
è presenza, memoria viva, custodia di grazia.
È un testamento spirituale che la famiglia Lombardi consegna alla città.
Ogni anno, la luce che sfiora la tela rinnova la promessa che:
il divino può farsi vicino,
l’eterno può discendere tra gli uomini,
l’arte può custodire la fede e trasmetterla nella bellezza che salva.
A Lucera, questa promessa non si spegne mai.
NOTA CRITICA
La Madonna col Bambino di Costantini, pur radicata nel contesto lucerino e carmelitano, parla con forza universale. La sua esposizione natalizia a Roma, nel 1767, sotto lo sguardo di Clemente XIII, non fu un caso, ma un segno: l’opera nasceva già come annuncio di speranza destinato a tutti i fedeli.
La dolcezza materna della Vergine, lo sguardo innocente del Bambino e il gesto umile di Santa Teresa compongono un’immagine che va oltre il tempo e il luogo: un’icona del Natale inteso come dono universale di salvezza.
BIBLIOGRAFIA
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• Salerno L, Ermenegildo Costantini e la pittura romana del Settecento, Bonsignori, 1999.
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• Gigi Di Fiore, La Nazione Napoletana. Controstorie borboniche e identità sudista, Utet, 2015. "Istruzioni per l’uso del Mezzogiorno d’Italia per chi non sa, e quello che sa lo colora spesso di pregiudizio", Gigi Di Fiore
• M. Clark, Modern Italy, Oxford University Press, 2002.
• J. F. Chorpenning, The Mystery of the Nativity in Christian Art and Devotion, Philadelphia: Saint Joseph’s University Press, 2002.
Eduardo Gemminni
