Dalla Duana de Secretis alla memoria urbana: sei secoli della magistratura del Secreto nel Regno di Napoli.
Può un semplice nome di strada raccontare oltre sei secoli di storia? A Lucera la risposta è sì. Dietro il toponimo «Vico Secreto» si cela infatti una vicenda che conduce nel cuore dell'organizzazione amministrativa del Regno di Napoli, riportando alla luce una delle più importanti magistrature finanziarie dell'Italia medievale e moderna.
La ricerca prende avvio da un atto notarile del 1610, nel quale un immobile viene localizzato «proprio dove si dice lo vico secreto». A prima vista potrebbe sembrare una semplice indicazione topografica. In realtà, quella breve espressione conserva il ricordo di un'antica istituzione dello Stato: il Secreto, il magistrato cui erano affidate l'amministrazione del patrimonio demaniale, la riscossione delle entrate pubbliche e la tutela degli interessi economici della Corona.
Il termine Secreto non va interpretato nel significato moderno di "segreto" o "nascosto". Esso deriva dalla Duana de Secretis, il grande organismo finanziario sviluppatosi sulle basi dell'amministrazione normanna e organizzato in forma stabile durante il regno di Federico II di Svevia, per poi essere ulteriormente consolidato dagli Angioini e dagli Aragonesi. Da questa struttura ebbe origine una magistratura destinata a svolgere un ruolo centrale nell'amministrazione economica delle province del Mezzogiorno.
Per circa sei secoli il Secreto rappresentò il principale funzionario finanziario della monarchia. Amministrava il patrimonio demaniale, vigilava sulle gabelle, controllava i traffici commerciali, autorizzava le esportazioni, verificava il pagamento dei tributi e garantiva la tutela degli interessi fiscali dello Stato. Non era, dunque, un semplice esattore, ma un magistrato dotato di ampie competenze amministrative, economiche e, in particolari circostanze, anche giudiziarie.
Le fonti della Cancelleria angioina e aragonese consentono di ricostruire concretamente l'attività del Secreto di Lucera. Un diploma del 1285 lo mostra impegnato nel controllo dell'esportazione di ottomila salme di grano attraverso il porto di Manfredonia; un altro, del 1291, gli affida un'inchiesta per accertare il mancato pagamento dei terraggi dovuti alla Corona; nel 1481, dopo la conquista turca di Otranto, Ferdinando I d'Aragona gli conferisce poteri straordinari per reprimere il contrabbando del grano, autorizzandolo persino al sequestro delle merci e all'arresto dei responsabili.
Questa documentazione dimostra come Lucera costituisse uno dei principali centri dell'amministrazione finanziaria della Capitanata e come il Secreto fosse il più autorevole rappresentante della Corona nella gestione delle risorse economiche della provincia.
Alla luce di tali testimonianze, il toponimo «Vico Secreto» assume un significato del tutto nuovo. Non identifica semplicemente una strada del centro storico, ma richiama con ogni probabilità il luogo in cui aveva sede la Secrezia oppure la residenza del magistrato che la dirigeva. È plausibile ritenere che tale ubicazione risalga almeno all'epoca aragonese, quando questa magistratura raggiunse il massimo sviluppo delle proprie funzioni amministrative. Sebbene manchi un documento che identifichi con assoluta certezza l'edificio, la permanenza del toponimo costituisce un indizio storico di notevole valore e suggerisce che proprio in quest'area della città operasse l'ufficio del Secreto.
Con il trascorrere dei secoli, tuttavia, il significato originario della parola Secreto si affievolì fino a essere dimenticato. Gli abitanti continuarono a utilizzare quel nome, ma iniziarono a chiedersi che cosa significasse realmente. La spiegazione più naturale fu quella di identificarlo con l'ufficio che riscuoteva i tributi, cioè con il Percettore. Fu probabilmente questa interpretazione popolare a determinare la graduale sostituzione dell'antico termine medievale con una parola ormai familiare e facilmente comprensibile.
Nacque così la denominazione «Vico Percettore», che non rappresenta una semplice variazione linguistica, ma l'evoluzione della memoria collettiva. Pur cambiando il nome del funzionario, gli abitanti continuarono a collegare quel luogo all'amministrazione delle finanze pubbliche. È significativo che ancora oggi quel vicolo del centro storico di Lucera sia comunemente conosciuto come «Vico Percettore», a dimostrazione di come la memoria urbana abbia conservato, pur trasformandolo nel linguaggio, il ricordo dell'antica magistratura.
Il caso del «Vico Secreto» dimostra quanto la toponomastica possa rivelarsi una preziosa fonte storica. I nomi delle strade non servono soltanto a orientarsi nello spazio urbano: essi custodiscono spesso il ricordo di istituzioni, magistrature, attività e funzioni che hanno segnato la vita delle comunità per secoli.
Quella che potrebbe sembrare una semplice denominazione viaria si rivela così un autentico documento storico, capace di raccontare l'evoluzione dell'amministrazione del Regno di Napoli e di restituire la memoria di una magistratura che accompagnò la vita economica dello Stato per oltre sei secoli.
Il «Vico Secreto», oggi «Vico Percettore», rappresenta dunque molto più di un antico vicolo del centro storico di Lucera. È una testimonianza della continuità istituzionale del Mezzogiorno e dimostra come la memoria delle città possa sopravvivere attraverso i nomi dei luoghi. Dietro una semplice strada riaffiora infatti la storia di un'antica magistratura che contribuì all'organizzazione finanziaria del Regno di Napoli e che, pur scomparsa da oltre due secoli, continua ancora oggi a vivere nella toponomastica cittadina.
©2026
Eduardo Gemminni
