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"Fiabe di Natale" di Adelia Mazzeo un successo. Il ricavato devoluto alla Paidos

L’evento – Tra sogno e realtà – della presentazione del volumetto “Fiabe di Natale” di Adelia Mazzeo – tenutasi lo scorso 6 gennaio presso il Salone di Rappresentanza del Circolo Unione di Lucera in Piazza Duomo – ha ricevuto inaspettate adesioni ed il ricavato è stato devoluto alla Cooperativa Paidos presieduta da Marco Di Sabato.

LUCERA – Il sogno della fiaba, la realtà dei suoi messaggi senza età hanno incantato grandi e piccini in una magica serata lo scorso 6 gennaio nella accogliente e preziosa scenografia del Circolo Unione, il salotto buono di Lucera.

Il ricavato delle libere offerte per il libro Fiabe di Natale di Adelia Mazzeo, illustrato da Alessia Di Battista, è stato interamente devoluto alla Cooperativa Paidos, sempre e da sempre dalla parte dei bambini. La fantasia, dunque, non è improduttiva, come spesso erroneamente si pensa.

A lezione di fiabe, quindi, per riscoprire il valore autentico del Natale, come ci suggeriscono le storie incluse nel volumetto: “Storia di Ottone, il gatto mandato dal Cielo", e “Sasà e la magia del Natale”.

FIABE DI NATALE. IL COMMENTO DI CHIARA SALINNO…

Da molto tempo ormai, lo spirito natalizio si affievolisce non appena le festività si avvicinano.

Le ragioni di questo distacco sono intime, molteplici, eppure gli effetti di tale dissonanza, tra il fulgore delle città illuminate e l'ombra di ciò che viviamo, si riflettono prepotentemente nel nostro agire quotidiano.

Talvolta la festa è ridotta all’assenza di lavoro, di doveri o carichi eccessivi presenti nel quotidiano di ogni uomo, o peggio, diviene un attimo di rifugio isolato in cui attendere l’Epifania, la fine di ogni festa, mentre al di fuori delle mura che ci costruiamo la magia natalizia vive ancora nei cuori dei più giovani.

Lori, protagonista della fiaba “Storia di Ottone, il gatto mandato dal cielo”, incarna questa stessa condizione: le feste, le luci, gli addobbi, i canti natalizi e i regali, elementi che riportano al Natale, sono vani quando di riflesso alla tua immagine c’è un immenso dolore che non ti permette di affrontare la festa, che ti impone di sacrificare la gioia per far spazio all’abisso che ti porti dentro.

Questo Natale, però, risulta essere autentico e speciale per Lori, figlia di una stella, perché sarà affiancata dalla dolce e simpatica presenza di un gattino che, nel tempo cairologico, è entrato prepotentemente nella sua vita attutendo il vuoto di quel dolore.

La resilienza risalta come l'elemento cardine della narrazione, un ingrediente fondamentale che la protagonista apprende e sviluppa progressivamente grazie alla presenza del gatto, e sarà proprio ciò di cui avrà bisogno per garantire a sé e alla propria famiglia un coinvolgente e sereno Natale.

Altra peculiarità che emerge fortemente da questa fiaba è l’innegabile esperienza dell’autrice, la professoressa Adelia Mazzeo, che, attraverso la propria sensibilità, rende inestimabile il valore del “piccolo ospite inatteso”. Quest’ultimo, infatti, sarà emblematico nel corso della storia e verrà ricordato con le ali di piumette bianche come angelo mandato dal cielo, piccolo complice che inviterà la donna a guadagnare la conquista di una felicità perduta, a festeggiare con i più cari dinanzi al calore del focolare, ma soprattutto, le insegnerà il lascito più prezioso di quell’evento: l’amore risiede accanto ai cuori che vivono ricordando, perché le stelle, che tanto abbiamo amato e continuiamo ad amare, ci guardano dall’alto e per noi non smettono mai di brillare.

A mio modesto parere, ritengo che questa fiaba sia un punto di ritrovo che grazie alla narrazione dell’autrice che ci ha condotto per mano attraverso il dolore di Lori, ha offerto ad ogni lettore l'opportunità di riflettere su come la luce possa filtrare anche attraverso le ferite più profonde.

Partendo senza speranza e con una mera tristezza, si ritorna ad aver fiducia e gioia nel vivere sentitamente l’atmosfera calorosa che avvolge il periodo più freddo dell’anno, perché nessuno è mai davvero solo finché vive nel battito di un ricordo e nel coraggio di lasciarsi sorprendere, ancora una volta, dalla vita o da un animale a quattro zampe.

…E DI GIULIA PETITO

È Natale ogni volta che si predilige la bontà all'apatia, è Natale ogni volta che si ricambia un sorriso, ogni volta che si compie un gesto caritatevole nei confranti di chi, il profumo di casa, non lo percepisce mai.

È Natale ogni volta che si sceglie di ospitare e non di respingere, ogni volta che non si hanno pregiudizi, ma occhi colmi di grazia, ogni volta che si sa offrire il proprio per giovare a chi è meno fortunato. Sasà è il custode di una verità antica: la povertá non coincide con il vuoto e la ricchezza non è mai soltanto materia; attorno e lui gli animali Socrate, Mia e i piccioni senza nome sono specchio di un'innocenza accogliente, priva di calcolo, che non fa differenze tra specie, ruoli o destini; la famiglia che ospita Sasà nella notte di Natale compie un miracolo raro: interrompe la corsa.

In quell'arresto nasce l'empatia, la compassione che non salva dall'alto, ma si siede accanto.

È così che ogni uomo dovrebbe aspirare a vivere, sedendosi accanto, non osservando e ostentando rammarico.

Alla fine resta un cappello rosso sulla neve, come una prova gentile che il bene è accaduto davvero, una dimostrazione che secerne la consapevolezza che, almeno per una notte, gli uomini hanno saputo assomigliare a ciò che potrebbero essere sempre: capaci di accogliersi, di unificarsi. Questa è la magia del Natale, ma soprattutto le sua richiesta più intrinseca, rendere le carità un modus vivendi, oltre la fiaba, oltre la neve, oltre ogni infimo e rigido sguardo di disamore, ma lampante e inconfondibile tra la fugacità dei giorni e l’imperturbabilità degli uomini.

Il Frizzo

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