Ci sono città che attraversano la storia da semplici spettatrici e altre che, invece, ne diventano protagoniste. Lucera appartiene certamente alla seconda categoria. E gran parte di questo prestigio si deve a un uomo straordinario: Federico II di Svevia, l'imperatore che fece della città una delle capitali politiche e culturali del suo vasto impero.
Ancora oggi il nome di Federico II evoca immagini di castelli, falconi, cavalieri e grandi visioni politiche. Ma il legame che unì il sovrano a Lucera andò ben oltre la semplice amministrazione del territorio. Qui Federico investì risorse, costruì opere monumentali e realizzò uno dei più ambiziosi esperimenti politici del Medioevo.
Lo "Stupor Mundi", come veniva chiamato dai suoi contemporanei, era un uomo fuori dal suo tempo. Parlava diverse lingue, dialogava con studiosi di ogni provenienza, si interessava di astronomia, matematica, medicina e diritto. Tra le sue passioni più grandi vi era però la falconeria. Non una semplice attività venatoria, ma una vera e propria scienza. Federico osservava il comportamento degli animali con rigore quasi moderno e dedicò alla caccia con il falcone il celebre trattato "De Arte Venandi cum Avibus", considerato ancora oggi un capolavoro della letteratura scientifica medievale.
Le campagne del Tavoliere e il territorio lucerino rappresentavano per l'imperatore un luogo ideale per coltivare questa passione. Qui poteva dedicarsi alle sue battute di caccia, circondato da una natura che amava profondamente e che studiava con curiosità inesauribile.
Ma è un episodio storico a raccontare meglio di ogni altro il rapporto speciale tra Federico e Lucera. Nel XIII secolo l'imperatore decise di trasferire nella città migliaia di musulmani provenienti dalla Sicilia. Una scelta che suscitò stupore e critiche in tutta Europa. Federico, tuttavia, guardava oltre i pregiudizi del suo tempo. Quei Saraceni divennero una comunità prospera e leale, contribuendo alla crescita economica della città e formando uno dei corpi militari più fidati dell'esercito imperiale.
Lucera divenne così un modello di convivenza e un centro strategico di primaria importanza. Una città cosmopolita quando il concetto stesso di multiculturalità era ancora sconosciuto. I cronisti dell'epoca raccontano che l'imperatore amasse soggiornare qui, tra giardini, cavalli, falchi e animali esotici provenienti da terre lontane, creando una corte che non aveva eguali nel mondo occidentale.
Sul colle Albano fece costruire il magnifico Palazzo Imperiale, oggi scomparso ma ancora vivo nella memoria storica della città. Da quella residenza Federico governava, amministrava e osservava il Tavoliere, consapevole dell'importanza strategica di Lucera nel cuore del Mezzogiorno.
A quasi otto secoli dalla sua morte, il rapporto tra Federico II e Lucera continua a rappresentare uno dei capitoli più prestigiosi della storia cittadina. Le mura della Fortezza, le testimonianze archeologiche e le pagine dei cronisti medievali raccontano ancora oggi di una stagione irripetibile.
In un tempo in cui le città cercano la propria identità e il proprio ruolo, Lucera può guardare al suo passato con orgoglio. Perché tra i tanti luoghi attraversati dallo "Stupor Mundi", pochi possono vantare un legame così profondo e duraturo come quello che unì Federico II alla città federiciana per eccellenza.
E forse non è un caso che, ancora oggi, quando si pronuncia il nome di Lucera, l'ombra maestosa dell'imperatore svevo continui ad affacciarsi tra le pietre della sua fortezza, ricordando a tutti una stagione in cui la città fu davvero al centro della storia.
Il Frizzo
