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“La buona politica è al servizio della Pace”. Il secondo incontro con don Rocco D’Ambrosio
Il relatore ha invitato a riflettere sull’idea che si ha oggi della responsabilità e sul fatto che non si conoscono più aspetti come il senso del dovere ed il mantenere la parola data, con la conseguenza che non si ha più una buona politica

Lucera, 15.02.2019 - Lo scorso 7 febbraio si è svolto presso il “Circolo Unione 1860 – Lucera” il secondo incontro previsto nell’ambito del ciclo di conferenze sul tema “La buona politica è al servizio della pace – Rileggiamo insieme il messaggio di Papa Francesco per la 52.ma Giornata Mondiale della Pace”, organizzato dalla Scuola delle Cattedrali della diocesi di Lucera-Troia. A tenere la conferenza è stato il prof. don Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia Politica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. D’Ambrosio è sacerdote della diocesi di Bari; ha conseguito il dottorato in Scienze Sociali presso la stessa Università Gregoriana, nella quale è anche docente di Etica della Pubblica Amministrazione all’interno del Dipartimento per le Politiche del personale dell’amministrazione civile del Ministero dell’Interno; ha pubblicato diversi saggi su temi politici e ha fondato un’associazione che a partire dal 2002 coordina e dirige alcune scuole di formazione all’impegno sociale e politico.
Commentando il messaggio del Santo Padre, D’Ambrosio si è soffermato su una frase estrapolata dal paragrafo dal titolo “La sfida della buona politica”, che dice: «Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie». A tal proposito, il sacerdote ha chiarito che non è la ricerca del potere in sé che crea problemi, bensì il tentativo di calpestare il prossimo pur di ottenerlo. Sempre nel paragrafo 2, il papa afferma: «In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto». D’Ambrosio ha invitato allora a riflettere sull’idea che si ha oggi della responsabilità e sul fatto che non si conoscono più aspetti come il senso del dovere ed il mantenere la parola data, con la conseguenza che non si ha più una buona politica, la quale si basa, a suo dire, innanzitutto su questi elementi.

Al quarto punto (“I vizi della politica”), poi, Bergoglio elenca i vizi che generano il pregiudizio verso la politica: «Questi vizi, che indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio». D’Ambrosio ha in seguito ricordato che in una delle sue prime udienze, da poco eletto nel 2013, il Papa ebbe a dire che la crisi attuale non è solo economica e finanziaria, ma affonda le radici in una crisi etica ed antropologica, dunque è culturale. «Bisogna quindi riprendere la cittadinanza attiva – ha suggerito il sacerdote – e ridare qualità alle relazioni». La buona politica, però, ha bisogno per il pontefice della fiducia nell’altro, una «fiducia dinamica», ovvero: «Ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune. La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali. Una tale fiducia non è mai facile da vivere perché le relazioni umane sono complesse». A dire di Bergoglio, insomma, le nostre società necessitano di «artigiani della pace».

Greta Notarangelo



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