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Lucera: via alla festa di San Ciro presso
la parrocchia della Madonna della Spiga

di Florindo Di Silvio

L'evento apre il ciclo delle festività parrocchiali annuali a Lucera

Lucera, 28.01.2016 - Partono giovedì 28 gennaio 2016 i festeggiamenti in onore di San Ciro Medico, Eremita e Martire che si svolgeranno presso la Parrocchia di Santa Maria della Spiga – a guida del parroco don Erminio Di Bello – che comprende il Rione Cappuccini e Porta San Severo. Domenica 31 gennaio, giorno dell’omonimo Santo, si concluderà l’evento (leggi il programma a cui ha lavorato il Comitato Feste) che apre il ciclo delle festività parrocchiali lucerine.
Ciro d’Alessandria: Medico ed eremita, visse nel III secolo e morì decapitato. Alessandria d’Egitto, una delle città più importanti dell’epoca. Vi aveva sede una celebre scuola di medicina, dove aveva studiato anche Galeno Sofronio, racconta che Ciro era un medico valente che gestiva una sorta di ambulatorio, dove curava soprattutto i poveri. In quel tempo ad Alessandria erano molto diffusi astrologi, maghi e indovini. L’imperatore Diocleziano decise di perseguitare chiunque svolgesse attività “curative” senza autorizzazione, senza distinguere tra medici e maghi. Ciro fu costretto quindi a lasciare la città e si ritirò in Arabia. Nella solitudine si dedicò ad una vita anacoretica di preghiera e penitenza, molto diffusa a quei tempi.
Ben presto lo raggiunse un ex soldato di nome Giovanni, nato ad Edessa che era stato costretto ad abbandonare la vita militare per le persecuzioni anti-cristiane. I due si dedicarono alla vita ascetica per quattro anni. Nel frattempo l’imperatore Diocleziano riprese la persecuzione contro i Cristiani, e anche nelle cittadine vicine numerosi cristiani venivano incarcerati, torturati e condannati a morte. A queste notizie Ciro, seguito da Giovanni, lasciò il proprio eremo e decise di tornare ad Alessandria per sostenere i fratelli nella fede. Ciro e Giovanni si fermarono a Canopo ad una ventina di chilometri da Alessandria, per soccorrere una madre e le sue tre figlie, che erano state imprigionate. Furono, però, anche loro imprigionati, torturati e uccisi: era il 31 gennaio del 303. Onofrio racconta che i cristiani raccolsero i corpi dei martiri e li seppellirono in una basilica eretta in onore di Marco Evangelista

Culto

Quando gli arabi occuparono l’Egitto verso la metà del VII secolo le spoglie dei martiri furono portate a Roma Da qui, successivamente, furono traslate a Napoli nella chiesa del Gesù Nuovo appena edificata dai gesuiti. Ma Ciro e Giovanni erano già venerati a Napoli dai gruppi di origine egiziana, che da secoli operavano in città. Verso il 1675 giunse a Napoli, nella residenza dei gesuiti, Francesco di Geronimo che nella sua predicazione rinvigorì il culto dei santi martiri Ciro e Giovanni. Ne chiuse alcune reliquie in una teca e se ne servì per benedire gli ammalati. Numerose sarebbero state le guarigioni e ciò contribuì a diffondere la devozione a Ciro presso il popolo napoletano.
Il teschio di Ciro viene conservato nella chiesa di Marineo (Palermo) di cui è il patrono È anche il patrono di Portici (Napoli), di Grottaglie (Taranto) di Vico Equense (Napoli) e di Nocera Superiore (Salerno).

Il culto di San Ciro a Lucera

Dopo la prima guerra mondiale, nel caos delle giornate che videro migliaia di soldati far ritorno alle proprie famiglie, giunse alla stazione di Lucera una cassa, che rimase per lungo tempo in un angolo del deposito ferroviario.
Dopo alcuni mesi qualcuno finalmente si accorse di quel bagaglio e, poiché non vi era indicato né mittente né destinatario, si decise ad aprirla: in quella cassa c’era la statua di un personaggio con la barba, col vestito di monaco: era la statua di San Ciro, quella che ora voi ammirate in trono, in questa Chiesa.
Non si è mai saputo la provenienza della Statua, né si seppe a chi era destinata, per cui si decise di custodirla in una chiesa della città.
Si pensò alla chiesa delle Grazie, attigua all’Ospedale cittadino; non si ritenne trovare un posto più adatto alla venerazione del Santo Medico e Chirurgo, che da secoli dalla Chiesa universale era considerato il più grande taumaturgo, che a tanti ammalati aveva concessa la grazia della guarigione.
Nel 1914 erano stati completati i lavori di ricostruzione di questa chiesa, ma la guerra e le difficoltà economiche fermarono il tutto.
Nel 1921, dopo sette anni di contestazione ed incomprensioni tra le maestranze, finalmente il mastro muratore Fasano Colabella ed il pittore-decoratore Angelo Terenzio completarono i lavori e riaaprirono al culto la Chiesa dedicata alla Madonna della Spiga, che risorgeva sulle rovine dell'antico tempio dedicato alla dea pagana Cerere, protettrice del raccolto.
Fu in quella festosa circostanza che un Sacerdote di origine napoletana, tale don Esposito, portò la statua di San Ciro in qui, collocandola in una nicchia di fronte all'altare con l’affresco cinquecentesco raffigurante la protettrice di questa chiesa: Santa Maria della Spiga.

Florindo Di Silvio



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