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La Sanità su misura: il caso di Lucera
e i Monti Dauni

Sempre vivo l'interesse per la questione ospedaliera nel nostro territorio. Il Rotary di Lucera ha voluto sottolinearne ancor più l'importanza ospitando due illustri ospiti ad un convegno

Lucera, 15.04.2016 - Si terrà questa sera alle ore 19:00, presso il Salone di Rappresentanza del Circolo Unione di Lucera in Piazza Duomo, il convegno organizzato dal Rotary Club di Lucera presieduto dal dott. Davide Calabrìa. “La Sanità su misura: il caso di Lucera e i Monti Dauni”. Questo il titolo quanto mai attuale dopo le voci che si sono rincorse circa la bocciatura operata dal Ministero a scapito del piano di riordino ospedaliero recentemente approvato dalla Regione Puglia e che proprio a Lucera ha lasciato l’amaro in bocca con “l’amputazione” di Oncologia ed una misera “minestrina” di appena 18 posti letto, un dato che ha disatteso ogni aspettativa per un territorio che si aspettava almeno di avere un pronto soccorso di eccellenza e 32 posti letto in totale per una struttura il cui destino sembra segnato.
Sembra, perché intanto se ne parla ancora. E il Rotary Club International di Lucera ha voluto farlo portando due illustri ospiti al convegno di questa sera: il dott. Mario Querques (Direttore Emerito S.C. di Nefrologia e Dialisi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria OO.RR. di Foggia), a cui è affidata l’introduzione, e il dott. Deni Procaccini (Direttore Sanitario Emerito dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria OO.RR. di Foggia) nelle vesti di relatore.
Il dott. Querques esordirà facendo riferimento alla crisi economica che impone una revisione profonda dell’assetto organizzativo della Sanità. Una crisi che, come recita un adagio giapponese “porta disastri, ma anche opportunità”.
E allora «perché non cogliere l’occasione per una revisione generale che contemperi contrazione della spesa e miglioramento dell’assistenza? Far coincidere la riorganizzazione della Sanità con il “piano di riordino ospedaliero” è a nostro giudizio riduttivo e ricalca in buona sostanza gli errori del passato».
Ecco che allora una “Sanità su misura”, cioè commisurata ai bisogna assistenziali dei cittadini, partendo da un’analisi puntuale dei dati epidemiologici di ogni Comune. Questo per «assicurare a ciascun cittadino parità, omogeneità e continuità di cure».
Rigettare le logiche campanilistiche e recuperare un concetto tanto giusto quanto poco applicato. La sanità, come la legge, è uguale per tutti. È così che la pensa Querques. «Peraltro la Provincia di Foggia (2ª in Italia per estensione), vede concentrate nelle zone più periferiche le persone più fragili (anziane, sole e con basso reddito)».
All’incontro di questa sera verrà spiegato che una Medicina articolata sul territorio:

• Avvicina i malati alle cure perché azzera i disagi logistici ed organizzativi (pagamenti ticket e prenotazioni);
• Riduce il numero annuo di ricoveri che, in queste zone raggiunge tassi abnormi (20-25% della popolazione);
• Riduce i costi (ogni giornata di ricovero costa 800 euro);
• Riduce le urgente, spesso fatali per queste popolazioni, vista la distanza che li separa dai presidi ospedalieri;
• Restituisce l’Ospedale alle cure delle acuzie ed evita le lunghe attese presso i Pronto Soccorso.

L’Ospedale inoltre, nel caso in cui non risponda alle esigenze dei cittadini, non va chiuso ma riorganizzato in modo tale da colmare eventuali lacune assistenziali e deve integrarsi con la Medicina territoriale per il prosieguo delle cure. «Nel caso di Lucera questa integrazione tra le attività è favorita anche dalla situazione logistica che vede la funzione territoriale (ASL) e quella Ospedaliera, ubicate nei medesimi locali».
C'è quindi bisogno di «un raffronto tra esigenze assistenziali e prestazioni erogate per un controllo e l’eventuale correzione dell’assetto organizzativo teso a raggiungere il più elevato numero di cittadini ed a valutare l’uso ottimale delle risorse (umane e terapeutiche) disponibili».
Un altro aspetto molto trascurato ed ineludibile della Sanità riguarda la prevenzione. «Se ne parla molto ma si è fatto molto poco. Il 40% dei giovani è pre-obeso o francamente obeso. L’obesità predispone al diabete, all’ipertensione, alle cardiopatie, all’artrosi, all’ictus; il loro esordio avverrà intorno ai 40 anni, ampliando il periodo di vita con malattia. Il SSN, vista la rilevanza e la durata del fenomeno, non sarà in grado di assicurare a tutti l’assistenza necessaria. Si tratta inoltre di malattie invalidanti che determinano spesso l’interruzione precoce del lavoro ed impongono alle famiglie costi aggiuntivi non sostenibili».
Di fronte a questi scenari apocalittici (senza pensione e senza assistenza) «non è stato avviato dalle Autorità istituzionali, alcun programma teso a contenerne la portata». Importanti studi di autorevoli studiosi italiani (L. Fontana, V Longo) confermano quanto rilevato in passato da osservazioni sul territorio (A. Keys, T.C. Campbell). La restrizione calorica prolunga la vita e l’attività fisica estende il periodo di vita senza malattia. La letteratura è ricca di esperienze confortanti praticate nelle scuole (EUROBIS; M. Romon, Team PLAY, IDEFICS).
«Costa poco farlo, costa molto non farlo». E allora «perché non avviare nelle scuole un programma strutturato di igiene alimentare che coinvolga docenti e famiglie? Perché non aprire le palestre e dare la possibilità ai cittadini di ogni età di praticare attività sportiva commisurata alle esigenze ed alle possibilità di ciascuno?».
Sono misure ottimali oltre che per la prevenzione anche per la cura di molte malattie croniche. Sono ben note le difficoltà e gli ostacoli che si frapporranno all’avvio di simili programmi. «L’informazione rigorosa, l’impegno, la costanza e la lungimiranza dei cittadini sono gli ingredienti necessari per imprimere una svolta alle logiche assistenziali che hanno, da sempre, penalizzato le persone più fragili».

Roberto Notarangelo



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