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La Sanità su misura: di cosa si è parlato
Il video integrale del convegno organizzato dal Rotary di Lucera presso il Circolo Unione, in questa pagina

Lucera, 19.04.2016 - Il 15 aprile scorso si è svolto nel salone di rappresentanza del Circolo Unione di Lucera il convegno “La Sanità su misura: il caso di Lucera e i Monti Dauni”, organizzato dal Rotary Club e fortemente voluto dal rotariano dott. Costantino Pellegrino. Ad introdurre la serata è stato proprio il suo presidente, Davide Calabria, il quale ha ricordato che il Rotary ha l’obiettivo di proporre dei cambiamenti nelle comunità in cui opera, così anche l’incontro si è reso opportuno alla luce dei risvolti dovuti alla profonda revisione dell’assetto organizzativo in ambito sanitario.
I medici intervenuti sono stati Mario Querques, Direttore emerito S.C. di Nefrologia e Dialisi dell’Azienda ospedaliero-universitaria OO.RR. di Foggia, e Deni Procaccini, Direttore sanitario emerito della stessa. Questi hanno delineato il quadro attuale della sanità a Lucera e nel Subappennino, fornendo una serie di dati ed indicando le soluzioni necessarie ad un buon funzionamento di essa.
Nel Subappennino si vive una situazione abbastanza critica per una serie di ragioni, tra cui l’ordine sparso con cui i Comuni perseguono degli obiettivi, la frattura tra le istituzioni e i cittadini, e le lotte interne che paralizzano l’attività istituzionale.
Per quanto riguarda invece l’assistenza, si assiste a una disparità di accesso ai servizi sanitari tra centro e periferia, poiché mancano una strategia tesa a colmare tale lacuna, un’integrazione tra medicina territoriale ed ospedale ed un criterio che sancisca una razionale distribuzione degli specialisti sul territorio finalizzata al rilievo del bisogno di salute da parte dei cittadini. A causa della mancanza di una valutazione periodica delle prestazioni erogate, la programmazione e l’efficienza diventano aleatorie.
A proposito di medicina territoriale, però, sarebbe stato forse più giusto coinvolgere nella serata il direttore sanitario Franco Mezzadri e il direttore di distretto Giuseppe Pica che pure erano presenti per l’occasione, ma tra il pubblico. Preoccupante l’assenza quasi totale dei sindaci del comprensorio trattato.

Sicuramente la crisi economica rende ineludibile un nuovo assetto organizzativo basato sulla valutazione epidemiologica dei bisogni assistenziali per garantire continuità, equità ed omogeneità. Si è passati allora a suggerire dei correttivi immediati come l’invio nei centri periferici dell’esito delle indagini ematochimiche in serata tramite PEC (non dopo una settimana) in modo da annullare i tempi morti, e la possibilità di prenotare e pagare il ticket per visite e/o indagini specialistiche dal luogo di residenza così come avviene per altri servizi. Ciò eviterebbe le consuete file chilometriche dalle quali consegue che il malato non espleta le indagini e il quadro clinico si complica, dunque l’esito prevedibile è il ricovero con carattere d’urgenza, che fa dilatare a dismisura la spesa sanitaria per questo specifico capitolo. Occorre invece una medicina territoriale che funga da filtro per i ricoveri.
Nei correttivi di medio termine rientra la sanità su misura, ovvero commisurata ai bisogni del cittadino, ma presupposto necessario è l’analisi epidemiologica di ciascun comune, e su questa non bisogna chiudere bensì adeguare l’ospedale. Ci saremmo però aspettati, visto che si è fatto riferimento all’epidemiologia, un richiamo statistico alla patologie tumorali (saranno anche queste patologia croniche, no?) che nel nostro territorio offrono uno spaccato statistico molto interessante. Ma tant’è.

Nell’ambito della prevenzione «non si è fatto nulla in tanti anni» secondo il dott. Querques, quindi andrebbero avviati programmi di riabilitazione con l’utilizzo altresì delle strutture sportive, presenti anche nelle piccole comunità, ed il coinvolgimento di cittadini di ogni età: costa poco.
A parere del dott. Procaccini, invece, che ha preferito usare il neologismo “sartorializzazione” della sanità, sarebbe auspicabile una «costruzione sociale della medicina come integrazione e superamento di quella sostanzialista», consistente quest’ultima nel rapporto uno a uno paziente-medico e che perciò non tiene conto del paziente nel suo contesto. «È inutile portare avanti discussioni campanilistiche secondo logiche lobbistiche – ha suggerito Procaccini –, bisogna ragionare sui numeri, mentre per sconfiggere la diseguaglianza di accesso alle strutture sanitarie altro non c’è che la disponibilità di risorse». Si tratta della cosiddetta «legge dell’assistenza inversa», in base alla quale la disponibilità di servizi sanitari di qualità varia inversamente con il bisogno di essi nella popolazione servita. Detto dall’epidemiologo Carlo Perucci suona così: «Un sistema sanitario equo dovrebbe essere fortemente diseguale, favorendo i gruppi di popolazione più debole». Non una pura e matematica distribuzione per teste, dunque.

Greta Notarangelo



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