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Orchestra Giovanile “Teatro Garibaldi” Lucera”: promessa mantenuta
Ha funzionato l’organizzazione dell’idea-progetto con la regia di Francesco Finizio, Fabrizio Rongioletti e i genitori dei ragazzi dell’Orchestra, elaborata in stretto contatto con il maestro Antonio Ciacca che ha seguito l’evoluzione da New York

Lucera, 14.05.2016 - L’Evento, il Gran Gala di venerdì 13 maggio 2016, ha mantenuto le promesse della vigilia. In barba alla scaramanzia, che vorrebbe il numero tredici, altrimenti fortunato, portare sfiga se associato al venerdì.
Ma le superstizioni sono fatte per essere smentite e così è stato. Sin dal mattino, quando presso il Convitto Bonghi il prequel del concerto, a beneficio di una ventina di studenti e di un gruppo di docenti dell’Istituto Alberghiero diretto dalla prof. Anna Maria Bianco, ha lasciato comprendere che si sarebbe trattato di uno spettacolo fuori dal comune. Commovente la visita di primo mattino alla sede della Manzoni-Radice, nel plesso di via Podgora, laddove molti ragazzi dell’Orchestra Giovanile si sono avviati-formati alla musica per poi intraprendere la strada del Conservatorio. Antonio Ciacca è stato accolto da uno schieramento orchestrale di ragazzi studenti ai quali ha anche “somministrato” una breve lectio magistralis di musica. Un progetto, in ogni modo, che ha incontrato subito anche il plauso e l’adesione ormai prossima da parte degli istituti comprensivi “Bozzini-Fasani” diretto dal prof. Mario Tibelli e “Tommasone-Dante” diretto dal prof. Bartolomeo Covino.
Poco dopo le ore 21:00, nel Teatro Garibaldi (gremito in ogni ordine di posti), splendida cornice che da’ il nome alla stessa Orchestra Giovanile, aveva inizio il clou dello spettacolo, con la prima mondiale della Sinfonia nr. 1 in Sol minore composta dal Mº Antonio Ciacca.
Ad accogliere i giovani musicisti lucerini, diretti dal Mº Francesco Finizio e dal primo violino Fabrizio Rongioletti (vero artefice di questo sodalizio giovanile), unpubblico attento e partecipe come non mai.
Subito l’inizio travolgente che ha appassionato e tenuto con lo sguardo e l’udito fissi sul palco gli oltre duecento spettatori in quello che si sarebbe dimostrato un crescendo di sensazioni.
Sensazioni quali i brividi provocati lungo la schiena da una melodia mai scontata e dalla complessa struttura, un organismo che prendeva vita nel teatro per la prima volta e che allo stesso tempo suscitava sensazioni di familiarità, quasi un impalpabile deja vu musicale che lasciava attoniti ed affascinati allo stesso tempo.
Sino al dolce abbandono ai suoni del corpo centrale della sinfonia. Una struttura elegante e poderosa allo stesso tempo, nella quale si armonizzavano sapientemente il suono vellutato dei violini del Maestro Rongioletti e l’impeto romantico dei timpani e dei fiati sprigionati in corrispondenza di veri e propri balzi spiccati sul palco dall’atletico maestro Finizio, direttore dell’Orchestra.

Vette adrenaliniche cui seguivano ampi spazi nei quali ci si poteva abbandonare alla tanto sapiente, quanto ardita mescola con ballate popolari (ecco spiegato il deja vu) quale “gli sciambule della villanella”, un canto popolare della amata Volturino (“terra” di origine del compositore statunitense di adozione). Un antico germe inserito in forme classiche e romantiche, sino a reminiscenze mozartiane derivanti probabilmente, oltre che dagli studi classici, dai trascorsi germanici di Ciacca (è nato in Germania). Chi scrive, da “non addetto ai lavori” vi ha scorto qua e là anche “sapori e odori” italo-americani di New York, già magistralmente trasposti in musica dal grande Nino Rota nella colonna sonora del Padrino. Ma è soltanto una personalissima impressione.
Sinfonia ampia e dotta, in tre movimenti, che ha tenuto tutti incollati alle poltrone, con emozioni che certo non potrebbe provocare un perfetto sconosciuto, ma che soltanto antichi ricordi e amori del tempo trascorso possono evocare. Sino all’impeto dell’enfasi conclusiva paragonabile al fragore ed alla maestosità di una cascata tuffata nella tranquillità di un lucido e silente specchio d’acqua.
Dopo attimi di silenzio, l’esplosione della più che meritata acclamazione, una standing ovation che è durata ben più di cinque minuti. Un meritato tributo ai due maestri, ma soprattutto un caloroso riconoscimento ai giovani componenti dell’Orchestra che, con il loro impegno e la tanta qualità profusa, hanno fatto commuovere, non solo il pubblico, ma sopratutto il compositore Antonio Ciacca che per ringraziarli non stava più letteralmente nella propria pelle e balzava letteralmente sul palco.

Un suggello, un riconoscimento al lavoro ed all’amore che alla musica dedicano da anni questi ragazzi, i “nostri ragazzi” ai quali auguriamo ogni bene ed una fulgida carriera in giro per il mondo. Un esordio reso possibile grazie ai fondi che hanno preso ad essere raccolti dai soci promotori dell’iniziativa, del famoso “Club dei 200” il cui tesseramento continua finché il Club non raggiungerà quella soglia-obiettivo per aiutare l’Orchestra Giovanile della città a programmare progetti importanti per il loro futuro e per il territorio in cui vivono e operano. Lo ha riconsociuto l’assessore alla Cultura Federica Triggiani nel suo ovattato ingresso sul palcoscenico, espressamente invitata a spendere qualche parola anche sulla possibilità di pensare alla dotazione di una direzione teatrale per il “piccolo Petruzzelli” di Lucera, magari un pool di direttori in ogni ambito e disciplina. L’auspicio è che non si vada a cercare fuori dalla nostra terra e che si metta d’accordo tutti gli attori interni. Insomma una testimonianza discreta, non invasiva, quella della Triggiani, quale dovrebbe essere il ruolo della politica ma spesso, purtroppo, non è.
Dopo la consegna della "Tessera numero 001" del "Club dei 200" al Mº Ciacca da parte di un componente dell'Orchestra Giovanile, la serata ha offerto un intermezzo con la premiazione da parte del Rotary Club (una piccola critica, e non me ne voglia nessuno: si sarebbe potuto far entrare in scena il gonfalone del Rotary solo per tutto il tempo di questa "inserzione" nell’evento principale), impersonato dal presidente Davide Dalabria, di due veri e propri veterani delle scene lucerine. Pasquale Ieluzzi, sin dal 1980 direttore della “Corale Santa Cecilia – Don Eduardo Di Giovine”, ma anche detentore di svariati titoli di merito, tra cui quello di aver avviato alla carriera musicale professionistica tanti suoi allievi tra i quali lo stesso Antonio Ciacca, così come ha ricordato l’ormai illustre allievo nel simpatico tributo dedicato all’anziano maestro e mentore.
Altro premio dedicato all’impegno nel teatro e nel cinema di Germano Benincaso, attore, commediografo e regista lucerino il quale può vantare un curriculum di tutto rispetto, per le onorificenze già ottenute ma soprattutto per la passione profusa nei teatri e sulle scene, anche cinematografiche, di mezz’Italia.

Un siparietto curioso davvero: Ieluzzi e Benincaso hanno sempre ricevuto riconoscimenti in terra “straniera”, mai nella e dalla loro città. È avvenuto ieri nell’intermission, appunto. Un’idea (che il Rotary ha voluto fare propria dopo i primi approcci durante i quali l'organizzazione andava elaborando il progetto), lanciata durante i rapporti incessanti avutisi via Skype e attraverso Facebook tra Antonio Ciacca e il gruppo dell'Orchestra Giovanile (Francesco Finizio, Fabrizio Rongioletti, Domenico De Biase e i genitori dei ragazzi) per preparare la strada al progetto più ampio che coinvolge, invece, l’Orchestra Giovanile. Era il mese di gennaio 2016 quando Ciacca notò su Internet un video postato proprio dal direttore del Frizzo, che mostrava i ragazzi dell’Orchestra di giovani talenti eseguire per la prima volta il suo “Stabat Mater”. Il jazzista trapiantato a New York lanciò l’idea di fare qualcosa per questi nostri giovani musicisti e di lì l’embrione progettuale ha preso a formarsi.
Chiusa la parentesi della premiazione, la ciliegina sulla già succulenta torta: l’esibizione dal vivo del maestro Ciacca al pianoforte in duo con il chitarrista Lucio Ferrara, orsarese di nascita e che ormai fa la spola tra Bologna e New York.
Sette pezzi tiratissimi, a partire dai classici del jazz americano (Duke Ellington tra tutti), passando attraverso una citazione cubana (mitica la rivisitazione della classicissima “Besame mucho”) e atmosfere brasiliane. Per concludere due brani jazz composti rispettivamente dai due musicisti.

A coronamento della serata il sontuoso buffet (con tanto di accoglienza) preparato dai ragazzi del locale Istituto Alberghiero, un’altra delle nostre eccellenze, non abbastanza messe a frutto da un’industria del turismo che nella nostra città purtroppo langue. Eppure l’impegno e la passione che la dirigente Anna Maria Bianco ci mette non è da poco. Svariati sono i motivi di queste difficoltà di decollo, non ultimo quello che potremmo definire “il sonno dell’autostima”: la colonizzazione dei nostri usi e costumi a beneficio del consumismo e della globalizzazione ed una politica spesso improvvisata e pressappochista.
Una desertificazione culturale che, come ha ricordato Antonio Ciacca, in altri paesi quali la Germania, non ha trovato terreno fertile ma che qui da noi ha dato luogo ad effetti devastanti, provocando ad esempio la scomparsa di una cultura musicale classica e popolare che altrove viene coltivata con una molteplicità di istituzioni e orchestre cittadine, anche in piccoli centri ove la cultura e l’arte continuano a dare frutti a beneficio della popolazione locale e del patrimonio artistico e, perché no, economico, richiamando i famosi flussi turistici che, qui da noi, sono assolutamente evanescenti.
Un’identità ed un orgoglio che Lucera, si spera, riscopra presto, sull’esempio tracciato nella serata di ieri a beneficio delle generazioni future e di un avvenire non più fatto di emigrazione e di mortificazione della nostra terra d’origine.
Ad majora.

Ettore Orlando



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