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"Serve ancora il TAR?". La conferenza svoltasi al Circolo Unione
In questa pagina, i video della conferenza e le interviste ai Presidenti del TAR dell'Emilia Romagna Michele Perrelli e di Salerno Amedeo Urbano

Lucera, 30.06.2015 - Nato il 28 aprile 1943 in terra federiciana da madre napoletana e padre lucano (a quei tempi magistrato presso il Tribunale di Lucera), oggi Presidente del TAR Emilia Romagna, l’avv. Michele Perrelli è stato a Lucera lo scorso 25 giugno in occasione di una conferenza dal tema “Serve ancora il TAR?”, organizzata dall’on. Vincenzo Bizzarri, suo amico di vecchia data, presso il Circolo Unione.
I TAR, come ha spiegato lo stesso Perrelli, non possono essere eliminati – altrimenti non vi sarebbe più la divisione dei poteri e l’architettura istituzionale che prevede il controllo reciproco, ovvero la discrezionalità amministrativa – a vantaggio di chi è in grado di imporre la propria idea sugli altri con il solo arbitrio. Da ciò la ragione del fatto che essi sono compulsati nelle «materie più strane». L’immediatezza da questi garantita diventa risparmio, ma resta il fatto che non possono sfondare quel muro che li separa dall’amministrazione. Secondo Perrelli, infatti, non ci può essere un’invasione di campo, ma soltanto una riserva di amministrazione.
A margine dell’evento, Perrelli ha chiarito alcune questioni. Com’è noto, quasi tutti i Paesi dell’UE hanno dei tribunali amministrativi regionali, ma questi possono non servire solo se sostituiti da altri organi che vigilino sull’esercizio del potere dell’autorità amministrativa. Dunque, la tecnocrazia è positiva se controllata. Inoltre, «non esiste un potere che da solo possa fare tutto, sia esso giudiziario, esecutivo o legislativo». Tutto deve essere concatenato: solo in questo modo si realizza la democrazia. Il giudice ordinario è abituato a dirimere le vicende tra due soggetti; quello amministrativo, invece, valuta l’esercizio del potere: «Serve chi riveda ciò che fa un uomo, perché questo è fallibile per definizione».


La conferenza

Certo, andrebbero eliminate delle lungaggini: il problema dei TAR sono i tempi, ma non sempre questi dipendono dai soli giudici. Tuttavia, nell’esperienza di Perrelli non vi è tale lungaggine. «Di solito una commissione di gara per aggiudicare un appalto, specie i lavori pubblici, impiega più di un anno, mentre è difficile che un TAR impieghi più di un paio di mesi per decidere». Per chi ha lavorato sia a Trento che in Basilicata ed oggi in Emilia Romagna non vi è dubbio sul fatto che è il diverso modo di amministrare che crea diversità per il TAR, e l’amministrazione in alcune regioni è molto più lineare, «tant’è che si dice che in Valle d’Aosta non esiste un edificio completamente abusivo, come in alcune regioni meridionali si dice che non ve ne sia uno completamente legittimo».


Le interviste

A confermare le dichiarazioni di Perrelli è stato Amedeo Urbano, Presidente del TAR di Salerno: «Il collega Perrelli ha svolto oggi una bella relazione sulle origini, la storia e la funzione dei TAR, e ne è emerso che furono istituiti per supplire la carenza di controlli». Previsto dalla Carta Costituzionale, era quell’organo giurisdizionale che doveva servire a controllare il legittimo esercizio del potere pubblico. Questa funzione non è venuta meno. «Il nostro è uno Stato di diritto, cioè è sottoposto alla legge, ma se questo è vero, chi deve controllare se volta per volta lo Stato applichi la legge?». Se mancasse tale controllo, si rischierebbe di tornare allo Stato assoluto. Urbano ha anche ricordato che si sta per assistere all’abolizione dei segretari comunali: «Qui si sta arrivando all’arbitrio assoluto del potere politico». Ma da che cosa deriva l’importanza dei TAR? «Il nostro – ha spiegato – è un concorso di secondo grado: chi diventa giudice amministrativo vi arriva con un’esperienza di vita, così abbiamo la prudenza». Un’altra qualità è la decisione presa collegialmente, con tre magistrati che sono – ha tenuto a sottolineare – «tre cervelli» e che spesso provengono dalla PA e dall’amministrazione ordinaria.
Eppure, viene da chiedersi se i TAR funzionino tutti, nei fatti, allo stesso modo. «Ogni giudice – ha risposto Urbano – ha la propria autonomia, quindi può capitare che due sezioni dello stesso TAR decidano diversamente tra loro, ma la verità di fatto non esiste: qui si parla di verità processuale».
Già! Come si dice? “Al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Greta Notarangelo



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