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Cremeria Letteraria con "Le guerre dei poveri"
Tratta del popolo con tutte le sue caratteristiche, fragilità, debolezze, genuinità, che negli anni Settanta, come forse ancora oggi

Lucera, 09.10.2015 - Questa sera alle 20:30 appuntamento in “Cremeria Letteraria” con “Le guerre dei poveri”, terza fatica letteraria di Raffaele Montesano, giovane scrittore lucano -classe 1987- di Vietri (PZ), fresco reduce dal secondo posto al “Premio Letterario Nazionale Calabria e Basilicata”.
Si tratta del suo primo romanzo, popolare, ambientato nella Basilicata del 1978. Prima di questo romanzo Montesano ha già pubblicato due libri: nel 2011 “Notti d’inchiostro” e l’anno successivo “E nemmeno un rimpianto”. Raffaele Montesano narra un romanzo che ha odore e sapore della sua terra, quella lucana. È un romanzo popolare, “Le guerre dei poveri”, così lo definisce lo stesso Montesano, perché tratta del popolo con tutte le sue caratteristiche, fragilità, debolezze, genuinità, che negli anni Settanta, come forse ancora oggi, non sembra siano state intaccate dagli artifici del mondo circostante. Ed è per l'appunto la missione della casa editrice Annulli, trattare di storia locale, produrre cultura.
Si legge con occhi incantati il libro "Le guerre dei poveri". Si osservano gli abitanti di Borgo Nemone, un paesino sperduto sulle montagne lucane, si ammirano i paesaggi descritti dall'autore.
Nel paese, si sa, interessano i pettegolezzi, i vissuti di persone anonime che diventano personaggi famosi solo perché attorno si costruiscono abilmente appassionanti fantasticherie, che si trasformano in vere e proprie “soap opera”.
Ecco, pertanto, che persino le questioni nazionali come la prigionia di Moro, a Rosa, ad esempio, la protagonista della storia, non destava interesse; in fondo, alla povera gente l'unica incombenza era guadagnarsi il pane: “Rosa a malapena sapeva chi era Ado Moro, televisione non ne aveva e giornali non ne comprava. Sapeva le cose come fossero fattarielli di paese: per sentito dire. Si doveva alzare alle quatro la mattina e non aveva testa per queste vicende, tanto più che - Moro o non Moro - il latte se lo compravano lo stesso e a lei questo interessava”.
Numerosi i personaggi che intrecciano il romanzo "Le guerre dei poveri": zia Tullina, Concetta, Roccuccio, don Michele, il quale assomiglia al “simpatico” don Abbondio descritto da Alessandro Manzoni.
Raffaele Montesano, l’autore, la voce narrante e alquanto generosa, si offre per dar voce al popolo lucano, anonimo, arroccato nel suo paesaggio aspro e pungente come le montagne, e al contempo attraente. Eh sì, attraggono “Le guerre dei poveri” raccontate da Montesano e il lettore si affeziona a questo mondo intimo, semplice, ma che tesse le origini e la cultura di un popolo. L’identità, in fondo, è questa, il sudore, la fatica, il cianciare delle persone che diventa “epos”, la religione, le guerre tra famiglie rivali per un terreno non diviso in parti giuste. Emblema identificativo di un romanzo corale, di un tratteggio di vita del popolo lucano e del territorio, è rappresentato anche da una “Ape Piaggio” illustrata in copertina da Luca Salce. È proprio così, infatti, un tempo l’Ape era un elemento di forza, di modernità di molti contadini del Sud.
Conversa con l’autore Michele Colucci.

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