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«Tutto ciò per l'assenza della politica»
«Scusate, ma chi sono i nostri interlocutori? Con chi parliamo? Io sono fortemente arrabbiato, perché non c'è soggetto di Lucera che partecipi con convinzione a questa competizione elettorale. È sbagliato»

Lucera, 20.01.2013 - Non voleva intervenire il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lucera Domenico Seccia, al convegno di sabato 19 gennaio scorso (leggi l'articolo), la mattina in cui si sono ritrovati nella platea del teatro Garibaldi gli addetti ai lavori in maggior parte, in una platea incorniciata dalla desolazione dei palchi vuoti. Voleva solo ascoltare. Poi… «Qualcosa va detta». Ed ha sottolineato, riprendendo il tema delle piante organiche accennato dal Presidente Giancarlo Pecoriello, che «stanno svuotando gli uffici senza rimpiazzare il personale». Sintomo, per Seccia, di «una precisa strategia», perché non si spiega il motivo per cui «in Italia per altre realtà il rimpiazzo c'è stato e per Lucera no». Punta poi al 13 marzo 2013: «Un'altra data fatidica, quando anche i dirigenti attualmente in funzione devono assumere una loro decisione in merito anche alla possibilità di perdita del posto, per cui si può auspicare un loro ritorno nelle sedi, ma a condizione che le domande di trasferimento ai nuovi uffici direttivi non siano accolte». È il caso «di Seccia – ha detto – e di tanti altri dirigenti che sono presenti in quelle sedi che saranno abrogate». Morale della favola: «Anche gli uffici che oggi hanno un dirigente, rischiano di non averne, creando così una inconciliabilità tra il depauperamento e lo svuotamento degli uffici giudiziari rispetto anche ad una possibile proroga dei termini di entrata in vigore e quindi per l'efficacia normativa della legge che ha il suo termine fissato per il 19 settembre 2013».
A questo punto fa un passo indietro e ricorda: «L'emendamento per la proroga era stato proposto non dal governo tecnico, ma dal Parlamento, anzi da alcuni parlamentari che sono stati sminuiti anche della loro importanza e nel proprio ruolo a causa di una determinata forza politica che in questa sede veniva a dire certe cose e poi invece ne predicava altre». Un emendamento «generalista, nel senso che chiedeva fosse procrastinata l'entrata in vigore e l'efficacia». Un emendamento, insomma, «che apparteneva solo all'iniziativa di alcuni soggetti, una iniziativa sconfessata dalla coralità». Però quell'emendamento «era realista». La pensa così, Seccia, «non perché io abbia qualche motivo particolare nei confronti del centro dauno. È semplicemente la condizione realista che suggerisce di pensare diversamente, di ovviare diversamente ad una normativa che già nasce male».
La speranza del Procuratore è la stessa di molti altri, e cioè che «la Corte Costituzionale faccia giustizia». Ha ribadito il senso di meraviglia mostrato già in altre occasioni: «Ma come si fa a salvare gli uffici giudiziari di Rovereto, di Larino o di Spoleto, dove veramente si crea uno spreco di risorse, soltanto per la regola del "tre", senza valutare appieno l'impatto che ci può essere su fenomeni sociali che incidono e determinano costantemente l'assetto quotidiano, le realtà locali come Lucera?». E in virtù di quanto appena affermato, Seccia si è spinto fino ad ipotizzare addirittura «l'intervento di una terza Procura, del terzo ufficio giudiziario».

Ha definito «ottima l'iniziativa dei sei tribunali, ma nutro delle perplessità di procedura, nel senso che quando si presenterà la possibilità reale di una rivisitazione ci saranno tantissime tirate di giacca, perché ciascuno vorrà salire sul bus». Il problema, per il Procuratore di Lucera, è che «i sei tribunali che si vogliono salvare e che hanno una situazione diversa dei territori, contrasterà con gli altri tribunali che vorranno procrastinare la decisione per salvarsi anche loro». Non è ottimista: «Non voglio essere apocalittico. Vedo troppa confusione generata da questa legge». Una legge che «è stata partorita senza le disposizioni preliminari di attuazione». E anche «la stessa imminenza delle piante organiche è già significativa del fatto che ti stanno celebrando il funerale». Il senso, insomma, è: «Dovete andare via!». Parla di «un colpo di mano che nemmeno il principiante di diritto amministrativo avrebbe commesso come errore», di «piante organiche che non riguardano soltanto i circondari annessi», di «criteri attuativi che sono stati fatti con decreti secondari». E rincara la dose: «Se questo è l'interlocutore, c'è da avere paura, perché non è un interlocutore qualificato. Non si può demandare tutto ad un direttore generale che è un ex magistrato ordinario e che non appartiene nemmeno ad un consesso che forse il diritto amministrativo lo mastica meglio». Affonda il colpo, Domenico Seccia: «Sapete perché si genera questo? Perché c'è l'assenza della politica. Questa è ormai una scelta politica. Non possono far nulla i procuratori. Voi sapete che ho il rispetto massimo dell'Avvocatura, ma passatemi il termine: di voi se ne fregano. Ho partecipato agli altri incontri e dissi a Pippo (Agnusdei, ndr) di non chiamarmi più… Ma oggi sono venuto perché l'ho visto un po' scoraggiato», ha aggiunto con amichevole ironia.
Poi è tornato a chiedere: «Scusate, ma chi sono i nostri interlocutori? Con chi parliamo? Io sono fortemente arrabbiato, perché non c'è soggetto di Lucera che partecipi con convinzione a questa competizione elettorale. È sbagliato». Infine, l'augurio «a chi partecipa per liste che hanno un'importanza non grandissima di poterci riuscire», però «il rappresentante territoriale ci voleva, era estremamente necessario, perché forse portatore degli interessi di una comunità che va rispettata, garantita e, soprattutto, salvaguardata».
Questo è Seccia, signori: prendere o lasciare.

Roberto Notarangelo



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