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Si scava "alle radici dell'olocausto". L'intervista e il video
Annalisa Molfetta: «L’evento che ci ha ospitati non era l’unico presente in città e si è addirittura avvalso di contributi straordinari: prima di tutto, un inatteso “flash-mob” con i Ziganamama davanti alla sede del Circolo Unione, dove stava per iniziare il dibattito»

Lucera, 01.02.2013 - Un popolo disperso e confuso dà filo da torcere al più potente impero della storia antica. Artigiani e contadini che non avevano mai maneggiato un’arma si dimostrano in grado di tenere sotto scacco più d’un imperatore romano. Cosa è successo veramente nelle “Guerre Giudaiche” del I e II secolo d.C.? E che ne è stato di Shimon Bar Kokba, il “Figlio della Stella”, il Messia che doveva condurre gli Israeliti alla fondazione del loro primo Stato?
A queste e ad altre domande risponde il saggio-intervista Giudei in Guerra. Alle origini dell’olocausto, scritto a 4 mani dall’autrice lucerina Annalisa Molfetta e dal medico barese Giovanni Narracci, pubblicato dalla Stilo Editrice di Bari: per presentare il volume nell’unica data prevista in Puglia, la Multi Culture Association (MCA) di Lucera, presieduta dal dott. Ciro Maiellaro, ha organizzato l’incontro-dibattito Alle radici dell’olocausto, che si è tenuto domenica 27 gennaio alle ore 11:00 presso il Salone di Rappresentanza del Circolo Unione, che ha generosamente sostenuto l’iniziativa. Abbiamo colto l’occasione per rivolgere alla dott.ssa Molfetta qualche domanda chiarificatrice sull’argomento.

D. Dott.ssa Molfetta, come si affianca l’argomento delle Guerre Giudaiche, avvenute poco meno di duemila anni fa, con i temi della Giornata della Memoria della Shoah?
R. «Il dott. Narracci ed io siamo due “laici” non ebrei che, in un saggio storico sotto forma di conversazione, si interrogano sulla differenza tra indottrinamento e sapienza, su guerra e pace, e cercano la via storica per la spiegazione del presente e del recentissimo passato, quindi anche il modo in cui si collegano le rivendicazioni dell’antica minoranza con i conflitti, le ostilità e le persecuzioni che gli Ebrei hanno patito nel corso della storia successiva».
D. Da alcuni anni si celebra il ricordo delle persecuzioni antisemite nel giorno in cui la vergogna dei campi di concentramento fu per la prima volta svelata al mondo. Crede che anche a Lucera si celebri in maniera adeguata?
R. So che la domanda pare fatta apposta per rispondere di no, però almeno quest’anno sembra che veramente qualcosa sia cambiato. L’evento che ci ha ospitati non solo non era l’unico presente in città, ma si è addirittura avvalso di contributi straordinari: prima di tutto, un inatteso “flash-mob” davanti alla sede del Circolo Unione, dove stava per iniziare il dibattito, in cui il gruppo Ziganamama guidato dal musicista Rino De Rosario di concerto con l’associazione multiculturale Folkanima guidata da Paolo Serra e Pina Pisani, hanno suonato e danzato, coinvolgendo la gente della piazza, attraverso alcuni brani di musica etnica balcanica ed ebraica; dopo, a intervallare gli interventi dei relatori, la giovane attrice teatrale lucerina Anna Lisa Vespa, che da alcuni anni lavora con il Teatro dei Limoni di Foggia, e l’eccezionale pianista Lodomira Giampietro hanno interpretato alcuni brani del libro, anche scioccando un po’ il pubblico. Era proprio l’obiettivo che volevamo raggiungere. L’incontro si è poi concluso con l’illuminante intervento di mons. Angelo Fusco, Penitenziere del Capitolo Cattedrale di Lucera, che ha contribuito ad evidenziare le caratteristiche uniche del popolo ebraico fin dai tempi biblici. Prima di terminare, mi permetta di ringraziare il dott. Ciro Maiellaro, il vero regista di tutto l’evento, la dott.ssa Rossella Dell’Osso e tutti i membri dell’Associazione MCA per aver affettuosamente fatto loro questo progetto così importante, e il dott. Vincenzo Bizzarri, presidente del Circolo Unione, per averlo squisitamente ospitato e per la massima disponibilità ed apertura dimostrata ad ogni iniziativa proposta».

 

Non rimane che darci appuntamento al prossimo evento che, come questo, colga l’occasione di un ricordo che non si spegne mai per creare confronto e scambio ma soprattutto per contaminare la città di Lucera di un nuovo modo di fare cultura, aggregando e lavorando in sinergia con la varietà e diversità di un associazionismo locale sempre più proiettato a manifestazioni ed eventi di qualità. L’evento è stato molto seguito dalla cittadinanza e ha saputo catturare l’attenzione di tutti proprio in virtù della sua grande importanza storica e sociale che ha guidato tutti noi non solo alle radici dell’Olocausto ma alle radici della nostra stessa umanità.

Deborah Testa



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