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«Si può chiudere la Procura, ma non si mettono lucchetti all'anima»
E sulla geografia giudiziaria: «Questa perdita, è la disfatta di una politica miope che ha esternalizzato un sentimento e preso una decisione senza ascoltare la coscienza dei cittadini»

Lucera, 08.10.2013 - Quando il dott. Domenico Seccia, ultimo ad intervenire nell’incontro di commiato svoltosi nella sala di Corte d’Assise del tribunale di Lucera nella mattinata del 7 settembre, ha preso la parola per l’addio ai colleghi ed a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, ha fatto emergere l’altro aspetto della sua personalità, quello più sensibile, atteggiamento o, meglio ancora, vera indole di chi in ambito professionale non poteva che mostrare il lato più intransigente del proprio carattere. Da persona coerente qual è, ha pensato in primo luogo alla città, quindi ai cittadini che potevano sempre contare su di lui. Non è stato, a suo dire, un incontro di nostalgici o reduci di guerra, quello che li ha visti lì riuniti: ha accolto umilmente la sconfitta, tipico di chi sa di aver agito sempre richiamando all’ordine.
Partendo dal passato, non ha mancato di evidenziare quelle che per lui sono le «punte di eccellenza» della Procura – «aperta, senza vincoli» – sottolineando la «serietà» degli anni appena trascorsi, dove il termine sintetizza a un tempo quella di chi ha avvertito il peso della responsabilità e quella data dal disagio socio-economico del territorio di Capitanata ed in modo particolare del Gargano. «Oggi esiste una misura più estesa della mafia, ma questa include la criminalità organizzata» ha ricordato, nell’eventualità in cui vi sia ancora chi tende senza competenza a distinguere i due soggetti. Ha rivolto il saluto alle Forze dell’Ordine, «con le quali si era verificato qualche disagio, poi superato», aggiungendo a gran voce: «…perché le ragioni dello Stato sono superiori», come a voler dire: «Credo che ormai abbiate capito come intendo il mio compito…». È passato poi ad affermare con rabbia che si sta perdendo finanche il senso di misura nel considerare la protesta civile: tale è stata, infatti, quella portata avanti nelle giornate più concitate in seguito alla decisione presa sul presidio giudiziario di Lucera, in un ultimo tentativo di salvezza, «perché la gente soffre per gli interessi propri», mentre «l’ufficio (ma sembrava qui adombrare quello morale più che fisico, ndr) ci è stato rubato!», con l’ultima parola pronunciata vigorosamente. Lo ha colpito il pianto del personale amministrativo, «sul quale c’è stato silenzio» e, dopo le ragioni dello Stato, non ha dimenticato certo la necessità di ascoltare quelle dettate dall’umanità. «Questa perdita è la disfatta di una politica miope che ha esternalizzato un sentimento e preso una decisione senza ascoltare la coscienza dei cittadini». Sì, perché Seccia è uno dei pochi che avverte quale bisogno, ancor prima che dovere, che le promesse vanno mantenute ed il cittadino non va illuso: «Se le cose stanno così, è meglio non far promesse».
Ma quanti la pensano allo stesso modo? E, soprattutto, quanti agiscono in base a simili princìpi? (Basti solo il «buon» esempio dato dal primo cittadino di Lucera, il quale ha deciso, sebbene all’inizio della cerimonia l’avvocato Giuseppe Agnusdei avesse annunciato la prevista presenza dello stesso, di non prender parte alla cerimonia. Patetico, a dir poco, il suo commento su Facebook laddove ha affermato di non essere stato invitato). «Qui non esistono interessi clientelari», ha esclamato in relazione a quanto affermato da qualche giornalista locale che ha parlato di «cessazione di poteri» come conseguenza della soppressione del presidio di giustizia lucerino, dichiarando di non aver mai preso in considerazione tale realtà nell’ambito di quella che ci ha tenuto a definire con il termine, pregnante di alti significati, «funzione».
Un dato è certo: il commosso pensiero finale, «si può chiudere la Procura, ma non si mettono lucchetti all’anima», non necessitava di commenti, tant’era dettato da quell’umanità che in più punti ha sottinteso durante l’intero suo discorso e che nel finale è conflagrata facendo scattare in piedi con applauso scrosciante tutti i presenti e la conseguente forte commozione del Procuratore.
Ad maiora, dott. Seccia!

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