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Legacoop: «Da soli non c'è storia». Trafilcoop: «…e la storia siamo noi»
Questa è una storia lunga 25 anni che non potevamo ridurre ad un semplice articoletto. Abbiamo fatto il possibile per renderla piacevole pur essendoci dilungati. È una storia, però, che va letta e goduta piano e che si spera possa essere da contraltare a chi crede che la crisi sia un invincibile assassino

Lucera, 26.03.2012 - Apertura al femminile per il 25º anniversario della Trafilcoop. Omaggio floreale ai due soci Lina D'Aries e Anna Maria Paglia, quest'ultima voluta a tutti i costi, appena più che ventenne, dall'artefice di quell'avventura iniziata nel lontano 1985: Filippo Mantuano. Sono state loro ad inaugurare la serata del 23 marzo scorso, ad iniziare dalle ore 18:00, nella splendida cornice del Teatro Garibaldi di Lucera. Una location che ha incantato i presenti, in particolar modo il Presidente di Legacoop Puglia, Carmelo Rollo, rimastone talmente estasiato da non trattenere un'esplosione di vanto per le tante cose belle che il sud e la sua Puglia offrono. E via con i saluti di Pietro Scioscia, oggi Presidente di una realtà che ha resistito (e resiste tuttora) al feroce attacco delle crisi accavallatesi durante questi 25 anni d'argento, metallo che la patina del tempo e delle difficoltà socio-economiche vorrebbe abbruttire, ma senza riuscirci, perché i soci gli hanno saputo sempre ridonare il naturale luccichìo, rinnovando e rinnovandosi.
Ha voluto essere presente a tutti i costi il Sindaco di Lucera, Pasquale Dotoli, alla festa «di questa importante realtà del nostro territorio, un'azienda che sta scrivendo la storia della nostra città». Reduce da una conferenza stampa sul turismo e sui progetti futuri – alla presenza dell'assessore al ramo Giacomo Capobianco e dell'esperto Federico Massimo Ceschin – svoltasi a Palazzo Mozzagrugno a mezzogiorno, il primo cittadino ha voluto sottolineare, a proposito di cooperazione, che «per raggiungere un fine progettuale la collaborazione è molto importante» rimarcando, al "game over" della serata, di aver acquisito «ancora più conoscenze», non tralasciando di ricordare l'esempio del piccolo comune di Melpignano, dove è nata la prima cooperativa di comunità (argomento ampiamente affrontato dal Frizzo in un articolo, leggi), «un'esperienza – ha detto Dotoli – che potrebbe trovare sperimentazione all'interno di quartieri, vincendo magari la diffidenza iniziale e facendo trionfare la condivisione». Quindi ha chiuso aggiungendo «alla gratitudine per l'invito rivoltomi», la conferma «della mia attenzione per queste iniziative».

Da operai ad imprenditori

Ripercorse le tappe della nascita della Trafilcoop, ricordando la legge Marcora n. 49 del 1985 (una manna dal cielo, la si può definire, visto che coincise con la nascita dell'azienda lucerina a seguito della chiusura della "Der Ver Tatta" per fallimento), Pietro Scioscia ha raccontato in breve le difficoltà che furono incontrate. Il primo problema, 72 lavoratori di fronte a un bivio: la cassa integrazione o la strada che li avrebbe poi portati ad essere «imprenditori di se stessi, lavoratori e datori di lavoro nel contempo» come ha poi sottolineato il Senatore Costantino Dell'Osso nella sua testimonianza.
«Si partì da una situazione nefasta», ha ricordato il Presidente di Trafilcoop che da poco ha preso il posto di Filippo Mantuano, l'amico che volle l'allora 29enne Scioscia come tecnico amministrativo-finanziario nel 1987, dopo il biennio di start-up. «La legge 49/85 permise la costituzione di
CFI (Cooperazione Finanzia Impresa, ndr). Va detto innanzitutto che lo stimolo iniziale venne dalla Camera del Lavoro-CGIL. Riuscimmo a mettere su il business plan che fu accolto da CFI e dopo due anni l'azienda riprese a vivere. Non fu facile – ha affermato, poi, commosso – ma si è avuta sia la voglia che la capacità di stare uniti. E comunque no si dimentichi che senza il ruolo di accompagnamento della Legacoop con le strutture aderenti a CFI non saremmo qui».
La preoccupazione di non farcela? «Non mancava ed era diffusa nei lavoratori che non avevano mai gestito un'azienda industriale di tipo siderurgico, ma l'idea di un futuro che sarebbe terminato subito (pochi anni di cassa integrazione e poi il vuoto, ndr), la nostra forza e quella delle famiglie ci ha fatto vincere ogni freno unendo tutte le forze in una cooperativa. Tirammo fuori quel che avevamo per costituire un capitale sociale di una certa importanza».
Poi, i problemi finanziari, la diffidenza dei fornitori che dalla vecchia gestione non avevano recuperato tutti i crediti residui. Qui Pietro Scioscia ha raccontato una metafora: «Ci recammo a Milano da un grosso fornitore io e Filippo. Avevamo "l'assegno in bocca"». Significa che «appena apri la bocca per parlare a chi ti sta di fronte, cade l'assegno sulla scrivania come a dire: noi siamo qui perché vogliamo la merce e vogliamo pagarvela». Immaginiamo lo sguardo attento ed esperto del responsabile di quell'azienda del nord che poco dopo risponde ai due giovani speranzosi: «Andate pure. Avrete quel che vi serve per lavorare». Sentite ancora Pietro Scioscia: «Io e Filippo tornammo con un accompagnatore in più rispetto al viaggio di andata: la gioia». La passione e la voglia di fare avevano vinto. «Non ci siamo persi mai d'animo nemmeno quando ci vedevamo sbattere la porta in faccia. Tiravamo sempre fuori la nostra testardaggine». Da esperienze come questa è maturato il concetto che «la cooperazione è anche aiutare il socio a superare non solo problemi aziendali, ma anche di natura personale o di famiglia». Cooperazione vera!
Per Lucera, Trafilcoop ha rappresentato e rappresenta ancora oggi una realtà economica e sociale di tutto rilievo. Lo dimostrano i dati sul fatturato (circa 11 milioni di Euro all'anno), l'incidenza del costo del lavoro (1,8 milioni di Euro), la paga netta (1.500,00 Euro pro capite), 192mila Euro di ritenute fiscali versati allo Stato, 428mila Euro di contributi INPS, circa 80mila Euro di imposte sul reddito, circa 24mila Euro di imposte locali… Sono le cifre che in breve ha illustrato Pietro Scioscia, che ha voluto anche sfatare un mito: «Che non si dica più che le cooperative non pagano tasse».
Come è facile notare, la Trafilcoop è un connubio tra la realtà dei numeri (la carrozzeria) e il sentimento (il motore).

De Santis: «La legge Marcora convenne allo Stato»

«La legge Marcora è nata nella mia città, Livorno. O meglio, è nata su ispirazione di una crisi aziendale a Livorno e in Lombardia, terra dell'allora Ministro Giovanni Marcora (fu anche il padre, in qualità di relatore, della legge 772 che nel 1972 riconobbe l'obiezione di coscienza al servizio militare di leva, in vigore in Italia fino alla fine del 2004, consentendo di svolgere un servizio civile sostitutivo, ndr), sulla crisi di una famosa azienda: Richard Ginori. Un'azienda che fu chiusa nel 1982. Furono fatte due cooperative. La legge nacque nel 1985 ma fu fatta una norma speciale transitoria per retrodatare queste due cooperative».
Questo l'incipit di Maurizio De Santis (responsabile del Settore Industriale dell’Associazione Nazionale Cooperative Produzione e Lavoro) nel suo intervento. Fu una legge «a costo zero per lo Stato la 49/85. Anzi lo Stato ci ha guadagnato perché ha scommesso insieme ai lavoratori che, anziché trovarsi in cassa integrazione, si sono uniti in cooperative versando tasse che lo Stato ha introitato. Una legge – ha detto De Santis – che ha ridato dignità ai lavoratori trovatisi ad essere anche imprenditori». Poi ha ricordato che «negli ultimi anni con la Marcora sono nate 50 cooperative distribuite su tutto il Paese». Nota di colore: «Molte cooperative sono costituite da uomini con presidenti donne». Inoltre, «le cooperative che sono nate e che stanno ancora nascendo, lo fanno perché è un soggetto ritenuto il modello più corretto per mettere a punto le competenze».

Zevi: «La CE bloccò la legge Marcora per 5 anni»

«Quando il Presidente Scioscia parlava delle difficoltà iniziali, devo dire che, chi all'inizio gestiva la legge Marcora si è trovato più o meno nella stessa situazione: abbiamo imparato insieme così come qualche volta abbiamo sbagliato insieme». Alberto Zevi (responsabile dell'Ufficio Studi di Legacoop), ha salutato con queste parole l'evento della Trafilcoop e si è soffermato su altre peculiarità della legge 49/85 che, tra gli elementi innovativi prevedeva la possibilità, a chi volesse fare il suo ingresso come socio, di entrare nella cooperativa di lavoro, cosa fino a prima della legge non contemplata. E sempre portandosi con la memoria alla nascita della Trafilcoop, ha ricordato come «prima di erogare i finanziamenti alla cooperativa, passò un anno. Avevano fatto un progetto su come dovevano essere regolati i soci finanziatori e fu bocciato dal Ministero. Siamo tornati indietro e ci siamo detti: facciamo la cosa più banale, ma più sbagliata. Ed entrammo senza nessuna regolamentazione. Sette anni dopo, la Comunità Europea bloccò la legge per cinque anni, sostenendo che si trattasse di un aiuto di Stato e che quindi ciò non si potesse fare. Ma il fatto è che l'impostazione da noi data all'inizio era giusta, perché poi la legge nuova rispecchiò la nostra impostazione iniziale».
Insomma, ritorno al futuro.
Zevi è poi passato a descrivere «una delle caratteristiche che mi colpì della Trafilcoop: sistematicamente c'era la telefonata o di Pietro Scioscia o di Filippo Mantuano che dicevano: "Sentite, noi abbiamo un'idea… Che ve ne pare?". Insomma, non si sono mai limitati a gestire il processo produttivo, ma hanno sempre cercato di capire come potevano allargare l'orizzonte tenendo sempre conto di quel che stava evolvendo». E passa a descrivere un'altra sfida: «Negli anni '90 non era facile convincere un investitore estero a puntare su un'impresa che opera in una piana tra Foggia e Lucera. Ebbene quegli investitori oggi prendono come riferimento, nei rapporti di correttezza e di reputazione, la Trafilcoop».
Infine, un passaggio su CFI: «È autonoma, nel senso che potrebbe continuare a finanziare un bel po' di imprese cooperative senza richiedere altre risorse pubbliche». Ma non va mai dimenticato che «alla base c'è la necessità di fare rete e di non restare isolati. È la stessa coesione che ha permesso, sin qui, ma soprattutto in questi tre o quattro anni terribili, non di eliminare i problemi, ma di creare di certo le condizioni per poterli governare e gestire».

Rollo: «Se la comunità diventa impresa…»

Quali difficoltà oggi incontra il sud e particolarmente la Puglia nell'affermare il modello della cooperazione e della cooperativa rispetto a territori, come la Toscana e l'Emilia Romagna, che sono la culla di questo fenomeno? Questa la domanda rivolta a Carmelo Rollo, Presidente di Legacoop Puglia, il quale ha voluto avere un approccio più ampio rispetto alla questione. «La prima cosa che dobbiamo chiederci è: che cosa vogliamo fare domani? Vorrei che si cominciasse a ragionare di nuove generazioni. Io credo che da noi la cooperazione può e sta facendo tanto». Poi, rivolto al Sindaco di Lucera: «Parlo a Lei come se parlassi a tutti i sindaci della Puglia: noi dobbiamo recuperare il confronto tra di noi e tra le persone, perché solo così riusciremo a costruire quella pagina che si chiama "futuro" e che serve alle donne e agli uomini di questa regione». Quindi è passato a citare i dati dell'ANCI tutt'altro che confortanti, «i quali ci dicono che i nostri comuni fra non molti giorni saranno al collasso», riferendosi in particolare ad IMU e TARSU.
Ma le cooperative di comunità possono rappresentare una delle soluzioni a quel "futuro"? «Sono quasi una necessità che il territorio ci ha imposto» ha affermato richiamando il modello di Melpignano, «un posto dove abbiamo addirittura esagerato chiedendoci: e se diventassimo anche un'impresa? È così che abbiamo messo in discussione gli ultimi dieci anni di politica industriale pugliese. Abbiamo detto: il signor Beghelli se ne stia a casa sua; gli impianti sui tetti ce li facciamo da noi con i nostri artigiani, le nostre capacità finanziarie e decidiamo noi quale pannello comprare. Così il valore aggiunto rimane sul territorio». E a tal proposito ha svelato una «notizia fresca: in questa operazione di Melpignano una multinazionale tedesca che produce pannelli, ci ha chiesto di andare a parlare di questo piccolissimo progetto a Berlino».
E poi le cooperative del sapere, «contenitori di professioni, intelligenze, esperienze, di giovani, donne e uomini che, attraverso una serie di strumenti (biblioteca, network, ecc.), danno una serie di input al territorio spaziando dal sistema agricolo a quello industriale, sanitario, della ricerca, dell'innovazione, della formazione». Due esempi di cooperative del sapere: «Le Officine Cantelmo dell'Università di Lecce oppure a Manfredonia, dove un gruppo di donne – la psicologa, l'avvocato, la ricamatrice, l'imprenditrice agricola – si ritrovano attori del sapere mettendosi insieme per dare risposte alle stesse donne del territorio». Sono "luoghi ideali" «dove ogni volta che ci si va si impara qualcosa».
Rollo ha poi chiuso questo suo primo intervento ipotizzando: «Se la politica imparasse dai giovani come far crescere il territorio…», lasciando sospesa la frase e facendola così apparire più colma di significato.

Mantuano: «La scelta vincente? La "capa tosta" dei soci!»

Filippo Mantuano è stato ad assistere in prima fila in teatro. Non era sul palco. Ma in fondo in prima fila c'è stato fin dall'inizio dell'avventura di Trafilcoop, affermando quel principio richiamato da Carmelo Rollo: «La cooperativa mette al centro la persona ed il lavoro». Il propulsore della Trafilcoop ha evidenziato termini come "rinnovamento" e "rigenerazione", «concetti che nel nostro contesto territoriale sono difficili da far comprendere», mettendo in risalto l'esempio di nove aziende riunitesi in cooperativa ad Imola, «una realtà presente con i suoi prodotti diversificati in tutto il mondo e che produce un fatturato di 1,5 milioni di Euro all'anno». Altro aspetto sottolineato: «I soci di una cooperativa, nel momento in cui vanno via si riprendono solo il capitale iniziale, perché l'azienda è del territorio». Un'eterna staffetta verso la crescita, insomma, tant'è che Mantuano dice: «Non siamo mai stati fermi ed oggi siamo diventati un gruppo: per esempio ci stiamo cimentando nel settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico». Ma non vanno dimenticate, in questo lungo percorso di accompagnamento, «le famiglie: dietro ogni socio c'è la loro famiglia».
Rinnovare e rinnovarsi. Ed allora ecco un altro esempio, quello della prima cooperativa sociale europea costituita a Mola (Bari) formata da cittadini europei. Ma la chiusura non poteva non essere sull'argomento del giorno, su questi 25 anni di Trafilcoop: «Legacoop, CFI, legge Marcora… Però devo dire una cosa: la scelta vincente è stata la "capa tosta" dei soci nel portare avanti…». Non riesce a finire la frase, Filippo Mantuano, perché la commozione prende il sopravvento.

Pittella: «Fiero di essere stato al vostro fianco»

Preso da impegni istituzionali, l'europarlamentare On. Gianni Pittella (PD) ha voluto far giungere i suoi auguri al 25º compleanno dell'azienda lucerina. «È un prezioso e significativo momento di confronto – ha esordito nel suo videomessaggio –, una prestigiosa e fortunata coincidenza con quello che l'ONU ha proclamato "Anno Internazionale della Cooperazione". Vi incoraggio e vi sostengo come ho fatto in tutti questi anni, quando sono stato con grande fierezza uno dei punti di riferimento della Legacoop e di tutte le grandi organizzazioni qui a Bruxelles».

Cinquepalmi: «Mi auguro nascano tante Trafilcoop»

«Permettetemi di ringraziare Pietro per avermi invitato a questo tavolo. Noi di solito partecipiamo a ben altri tavoli i cui argomenti, purtroppo, sono decisamente diversi: non si celebrano compleanni ma tutt'altro. Speriamo che passi presto». Così Francesco Cinquepalmi, Direttore del Centro Impresa della Banca Popolare di Milano, a sottolineare il difficile momento socio-economico internazionale ma soprattutto italiano. «Mi permetto un tono familiare – ha aggiunto – perché non mi sento affatto il direttore o il bancario di turno, ma l'amico di Filippo e Pietro», senza poi contare che «ho ritrovato anche Carmelo, stasera, che da parecchio non vedevo». Cinquepalmi ha descritto il ruolo di accompagnamento nei confronti di Trafilcoop da parte di BPM, «sia nei progetti che nei problemi quotidiani, "uno spasso"», tanto "vero" è il rapporto vissuto e che ancora vivono l'azienda federiciana e l'istituto di credito e finanza. Ed ha chiuso con un augurio «che di Trafilcoop ne nascano tantissime, perché il nostro territorio ne ha davvero bisogno».

Pitta: «Pietro era con me in Edil Rapid»

Toccante la testimonianza dell'imprenditore lucerino Bruno Pitta, uno che già a 13 o 14 anni si cimentava nel mondo del lavoro. «Pietro fu uno dei miei primi collaboratori da ragazzo. La mia impresa fu la prima tra quelle trenta che formarono la Edil Rapid SpA», collocata anch'essa sulla SP 109 per Troia, guarda caso dopo la ex Der Ver Tatta SpA poi diventata Trafilcoop. Dalla Edil Rapid Pietro Scioscia fu portato da Filippo Mantuano come tecnico, nella nuova avventura. «Io mi auguro – ha detto Pitta – che Lucera possa avere tante persone come Pietro, uno che ogni mattina al risveglio gira insieme a un movimento di persone che a loro volta fanno girare l'economia di questa città».

Chiusura di Rollo: «Apriamo un tavolo sulla cooperazione»

La chiusura di Rollo è un pensiero ai giovani, in quel frangente rappresentati da un gruppo di ragazzi dell'Istituto Tecnico Commerciale "V. Emanuele III" di Lucera che in Trafilcoop hanno svolto uno stage. Accompagnati dal loro professore, hanno prestato un livello di attenzione inusuale per un evento durato circa due ore e ricco di interventi. Ma evidentemente le passioni e le emozioni che hanno preso per mano la storia dei 25 anni dell'azienda e le tante novità che riserva il mondo della cooperazione, l'interesse a vedere in quegli interventi una speranza per il futuro, ha portato quei giovani a vivere con intensità i momenti della serata. Ecco perché il Presidente della Legacoop Puglia (ritrovatisi tutti all'Hotel Villa Imperiale), ha anticipato il desiderio di portare i ragazzi dell'ITCG di Lucera a vivere una giornata di confronto e di approfondimento sul tema presso l'Università del Salento.
«Guardate: sono disposto a tornare qui cento volte per i giovani. Farei volentieri 350 chilometri al giorno e non ne risentirei» ha affermato Carmelo Rollo che, rivolto poi al Dr. Cinquepalmi ha aggiunto: «Partecipare ad un piccolo progetto, credo che sia una cosa importante e vitale per tutti. Ognuno di noi deve recitare la sua piccolissima parte perché questo nostro Mezzogiorno si riprenda. Non è possibile che la famiglie facciano grandi sacrifici per portare i figli fino alla laurea e poi…?».
Uno dei grandi problemi della Puglia? «Si chiama "sanità". Ed allora sarebbe il caso di cominciare a parlare di "sanità di prossimità" di cooperative fra medici. Noi siamo disposti a metterci del nostro: apriamo un tavolo, vediamo chi è disponibile». Termina con un invito al Frizzo («inauguriamo un forum»), al Sindaco di Lucera ed ai presenti: «Chiuderei questo appuntamento dicendo: domani ne abbiamo un altro».
Perché… "Da soli non c'è storia".
«…e la storia siamo noi» ha risposto Pietro Scioscia.

Mentre scrivevamo questo articolo, Cosimo Caramia inviava un'email alla redazione che così recita: «Come socio da 10 anni, mi ritengo molto fortunato di far parte di questa grande famiglia. Spero che la nostra attività, le nostre fatiche, i sacrifici di ognuno di noi, possano continuare a dare risultati sempre più positivi. Trafilcoop: grazie d'esistere!!!».

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