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Il gemellaggio che ha fatto (e fa) discutere. Ma alla fine la Chiesa di S. Domenico è stata la location più idonea
A ricevere la delegazione croata il Sindaco di Lucera, Pasquale Dotoli e lo stesso don Luigi Di Condio che ha fatto gli onori di casa

Lucera, 24.07.2012 - La questione sollevata da don Luigi Di Condio ieri ha raggiunto il suo (lieto?) epilogo. Dopo la lettera del rettore della Chiesa di San Domenico, lo stesso assessore al turismo del Comune di Lucera rivolgeva le sue scuse a don Luigi «per avere avuto questa svista, importante ma certamente non voluta dalla mia persona. Voglio rassicurare comunque don Luigi che alla svista può rimediarsi facilmente anche perché è stato dedicato un giorno intero alla città e quindi è facile dedicare anche un buono spazio temporale alla visita. Rinnovo quindi le mie scuse al rettore per questo errore, ripeto dipeso da un momento di disattenzione avuta nella stesura del programma, anche se invece di un articolo dedicato si poteva suggerire il tutto con una semplicissima telefonata. Grazie comunque per il prezioso suggerimento». Don Luigi è stato poi raggiunto anche dalla telefonata di Vito Grittani per chiarire l'arcano.
Sta di fatto che già quando si ebbe il primo incontro preliminare con l’ambasciatore ad aprile la Chiesa di San Domenico (importantissima per la figura del Casotti e fortemente legata al Beato) venne tenuta fuori dal programma.
La lettera di don Luigi ha fatto rumore, insomma, tanto che anche il rettore della Chiesa di San Francesco Antonio Fasani di “Lucera Due” ieri ha inviato alla redazione del Frizzo una missiva in cui evidenzia di non aver condiviso alcune affermazioni: «Caro don Luigi – ha scritto –, io non so o so tanto poco quanto niente di questo gemellaggio, ma non ne farei una ragione di stato né tantomeno susciterei tanti interrogativi o addirittura illazioni di gelosia “clericale”. Vista la tua intelligenza e le tue capacità mi sarei aspettato che prendessi tu “direttamente” di petto la situazione per renderti conto di essa e risolverla. Cosa ha fatto escludere San Domenico dal programma? Può essere stata una distrazione o una superficialità o una non conoscenza della storia di Lucera e del Beato in particolare… Sono tante le ipotesi perciò non vedo proprio la necessità di alzare un polverone di “gelosia clericale” solo per dare ad alcuni la possibilità di ricamare (e in che modo!) su questa rivalità tra preti. Pensando di fare un tuo elogio qualcuno ha fatto tutto un calderone della classe... Ti dico questo non per difesa personale o di qualche confratello in particolare, ma solo perché tu sai quanto ti stimo e mi duole saperti impegolato in simili diatribe. Da te mi aspetto, come dicevo prima, che affronti la situazione e cerchi di risolverla per il bene di tutti. Con affetto di sempre».

 

In ogni modo ieri, dopo le ore 17:00, ecco giungere, accompagnata dall’assessore al turismo Giacomo Capobianco, la delegazione croata in San Domenico (ai lettori viene proposta in questa stessa pagina la playlist video composta dai momenti salienti della visita e da un’intervista a don Luigi Di Condio). A riceverla il Sindaco di Lucera, Pasquale Dotoli e lo stesso don Luigi Di Condio che ha fatto gli onori di casa parlando del convento, della chiesa, dell’ospedale delle Cammarelle «che ha funzionato fino al 1970», dello studentato per i Domenicani, la cella dove il Beato pregava come fosse un semplice monaco, pur essendo Vescovo. Poi la statua lignea di scuola napoletana del ‘700, la tela del 1600 di Lambiasi, pittore siciliano, che cela l’affresco datato tra la fine del 1300 e gli inizi del 1400 (raffigurante l’ascensione di Gesù Cristo e, ai piedi, San Domenico e il Beato Agostino Casotti con la Chiesa di San Domenico nelle mani) che sarà visibile «quando la Soprintendenza deciderà come sistemare l’altare». E ancora il vecchio sepolcro in pietra (la sua morte viene attribuita ad un colpo di scimitarra infertogli sul cranio, sul quale è evidente il segno), i piatti medievali usati solo il giorno della festa del Beato per l’elemosina destinata ad un orfanotrofio di ragazze povere che lui stesso volle veder realizzato, così come volle istituire nella Chiesa anche una confraternita chiamata “dei Rosarianti”. E poi il coro ligneo con le formelle contenenti, al centro, il Cristo e, in rilievo, tutti i santi e le sante Domenicani (quella del Beato Agostino è subito alla sinistra di Gesù). «Il Beato Agostino – proseguiva don Luigi con l’interprete a tradurre quasi in simultanea – fece erigere accanto alla Chiesa il Battistero per dare la possibilità a coloro che si convertivano di essere battezzati e riammessi nella chiesa cattolica». Altra testimonianza, portandosi fuori per visitare, appunto, il Battistero, il bassorilievo sull’architrave di pietra, dove, a destra, emerge la figura del Beato Kazotic con le opere da lui volute.
E alla polemica di chi ha messo in discussione quanto affermato dallo stesso don Luigi circa il fatto che fosse stato il Beato a volere quel luogo impregnato di testimonianze, il rettore della Chiesa di San Domenico ha risposto licenziando l’argomento così: «Potremmo dire che tutta via San Domenico è opera Agostiniana».
Dopo la visita alla Chiesa di San Domenico, la delegazione e le figure istituzionali della municipalità si sono recate a Palazzo di Città per firmare il protocollo che ha sancito il gemellaggio.

Roberto Notarangelo



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