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Geografia giudiziaria. Dell'Osso: «È tempo di non mostrarci tiepidi»
«Dobbiamo caricarci ancor più di una tensione civile e democratica e mantenere fermo il proposito di non ritirare le tessere elettorali consegnate al Prefetto per ricordare – a chi di dovere – che i nostri diritti sacrosanti sono stati umiliati, calpestati, derisi»

Lucera, 26.11.2012 - «Caro Lello,
conosco da tempo la tua capacità di organizzare convegni di qualità e di novità che, per lo spessore culturale dei relatori, lasciano il segno e rendono onore alla nostra città.
Ed è il motivo che mi spinge a prendere la parola per offrire a te ed agli illustri relatori, in uno ad un doveroso e sincero saluto, i ringraziamenti della civica amministrazione…, offrirvi, dicevo, le mie riflessioni che possono sembrare scomode verità e brutali sincerità.
Gentili convenuti,
è lontano il tempo in cui il nostro tribunale, la sua classe forense, la magistratura operante, godeva di prestigiose visite di ministri di giustizia, di presidenti di Corte Costituzionale, di vice presidenti del CSM.
Era bello, per noi, caro on.le Bonito, sentire forte la missione di parlamentare e di uomini di governo; l’orgoglio di essere e sentirsi lucerini di nascita e di adozione; orgoglio che aumentava a dismisura e che ci piaceva sventolare a tutti.
Ora, i lieti onori di un tempo si sono trasformati in disagio, in enorme tristezza e, sul finire di quest’anno, stiamo soffrendo perché una fulgida luce si è spenta sulla nostra nobilissima Lucera.
V’è rabbia in noi, perché avevamo assaporato la gioia della verità e della vittoria, quando tutti gli onorevoli e senatori di ogni credo politico avevano espresso, nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato, il loro parere unanimemente favorevole al mantenimento del nostro tribunale; avevamo creduto nelle assicurazioni di un sottosegretario, del direttore del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, co-autore della soppressione del nostro presidio di giustizia; avevamo creduto, caro Francesco, che le fatiche di quanti, con indomito orgoglio, compostezza, coraggio, competenza (vero, caro Lello? Vero presidente Agnusdei? Vero presidente Preziuso?), avevamo creduto che le vostre e le nostre fatiche fossero riuscite a far capire, a chi non ha voluto capire, le ragioni oggettive e non di un petulante e partigiano municipalismo, ma il grido di sdegno di una terra occupata da malavitosi che ha tuttora bisogno del suo antico baluardo di giustizia.
Un avvocato, ministro di Giustizia e un giudice hanno decretato lo spegnimento di un faro di verità e di giustizia, sovvertendo il primo e fondamentale ordine della vita italiana: quello delle prerogative parlamentari clamorosamente violate.
A nulla sono valse le prese di posizione del nostro sindaco, del presidente della Provincia di Foggia, del presidente del Consiglio regionale pugliese, del sindaco di Bari, di Foggia, di San Severo, di Trani, di tutti i sindaci dei paesi dei Monti Dauni, del nostro vescovo, dell’arcivescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, del presidente dell’Ordine forense del circondario del Tribunale di Lucera, del presidente della Camera Penale di Lucera, del presidente del Comitato per la difesa della legalità in Capitanata, del presidente del nostro tribunale e del procuratore della Repubblica di Lucera, del Consiglio Giudiziario di Bari, della Sottosezione del CSM, degli ordini professionali dei notai, dei commercialisti delle organizzazioni sindacali, della stampa nazionale, provinciale e locale.
L’arroganza del governo tecnico si è rifugiata, nell’audizione alla Camera, dietro una relazione artefatta, ragionieristica e mendace di un ufficio ministeriale.
Illustri relatori,
consentitemi di dare una mia convinta risposta al tema dell’odierno convegno avente il titolo:
“E’ vera riforma epocale la geografia giudiziaria?”, aggettivo gridato a gran voce dal ministro Severino e fatto proprio dal governo Monti.
Chi vi parla è convinto che i progetti di riforma (un tempo non lontano) approvati da un parlamento di non nominati, ma scelti dal popolo – ed il pensiero spazia dalla riforma agraria a quella scolastica e sanitaria – hanno avuto come visibile e concreto risultato:

• l’abbattimento delle differenze delle classi sociali;
• l’eliminazione dell’odiosa beffa che al mancato diritto al lavoro corrispondesse il mancato diritto alla salute;
• la presenza di scuole medie nei piccoli comuni.

Quelle potevano definirsi riforme epocali che, nel tempo, dovevano essere e sono state migliorate.
Ora viviamo, invece – facendo mia un’espressione ascoltata l’altro ieri dall’on.le Vendola – il tempo della controriforma perché oggi…

• il lavoro, ancor più manca e le fabbriche chiudono;
• gli ospedali sono ridimensionati, riconvertiti o chiusi;
• i tribunali (e ne siamo diretti testimoni) soppressi.

Cari amici, è tempo di non mostrarci tiepidi; affievoliti nell’iniziale ardore tempestoso, caricarci ancor più di una tensione civile e democratica e mantenere fermo il proposito di non ritirare le tessere elettorali consegnate al Prefetto per ricordare – a chi di dovere – che i nostri diritti sacrosanti sono stati umiliati, calpestati, derisi.
Dobbiamo testimoniare di saper onorare la nostra città che fu la patria politica di Antonio Salandra, la patria di origine di Ruggero Bonghi.
Forse dovremmo tornare e condividere quelle manifestazioni impietose, come quelle degli anni in cui – era il 1923 – un altro governo perpetrò l’identico scippo, ora, come allora, non suggerito da alcuna valida necessità economica; riacquistare il rispetto della fascia tricolore, offesa da chi, in Roma, doveva difenderla e rispettarla, salvaguardare le prerogative parlamentari, sostenere ancor più il Comitato di uomini fieri, superbi del nostro tribunale, la memoria più viva tra le nostre istituzioni democratiche cittadine.
Mi fermo qui, caro avv. Lepore; ringrazio te e gli illustri relatori per questa splendida iniziativa che è per tutti noi un ulteriore valido stimolo per rafforzare l’attenzione in favore della nostra nobilissima città.
Carissimi presidenti avv. Agnusdei, avv. Preziuso ed avvocati tutti: la virtù insegna che ci si ritira soltanto dopo aver vinto.
Non possiamo restare a metà: “i tiepidi – dice l’Apocalisse – saranno sputati nel giorno del giudizio” e, noi tutti, non possiamo meritare una così ingiusta condanna».

Costantino Dell'Osso
Assessore alla Cultura e vice sindaco del Comune di Lucera



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