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«Oggi abbiamo urgente bisogno di buoni esempi»
La visita del cardinale Angelo Amato a Lucera del 3 e 4 settembre in occasione del XXV anniversario della canonizzazione di San Francesco Antonio Fasani

Lucera, 06.09.2011 - Le giornate del 3 e del 4 settembre 2011 sono state vissute, dalla diocesi di Lucera-Troia, con fervente spirito religioso. La tanto attesa visita alla cittadina da parte del cardinale Angelo Amato, prefetto della congregazione per le cause dei santi, ha finalmente trovato il proprio compimento a seguito di numerosi preparativi per il grande evento. Quest’ultimo, svoltosi in occasione del venticinquesimo anniversario della canonizzazione di san Francesco Antonio Fasani, ha visto la scansione in diversi momenti, distribuitisi tra le due tappe di Lucera e Troia. Il primo, in particolare, nella giornata di sabato 3 settembre, è stato caratterizzato dall’arrivo del cardinale in terra di Capitanata, seguito dalla visita a Troia ed a Lucera, mentre il secondo dalla sua accoglienza, alle ore 19.00, nell’ episcopio di Lucera, accompagnata dall’omaggio folcloristico da parte del gruppo di sbandieratori, trombe e tamburi, “I Federiciani”. Il terzo momento ha corrisposto invece all’incontro vero e proprio con la Civica Amministrazione, esplicatosi, alle ore 19:45, nel momento civile e culturale ad un tempo, del “Museo Civico Fiorelli”. Nella Corte del Palazzo che ospita il suddetto, il cardinale è stato accolto dal sindaco di Lucera e dalle più alte autorità istituzionali civili e militari. A ricordo di tale significativa circostanza il sindaco ha reso omaggio allo stesso cardinale donandogli un ricordo della città di Lucera.

A contrassegnare il quarto momento, che ha preluso alla giornata di domenica 4 settembre, è stato l’incontro ufficiale, tenutosi alle ore 9:15, con il vescovo, il Capitolo Cattedrale di Lucera, i sacerdoti, i Direttori degli Uffici di Curia e le autorità civili, a seguito del quale ha avuto luogo la visita al Museo Diocesano della città. In seguito, nel salone di rappresentanza del Palazzo Vescovile sono intervenuti il sindaco, il quale ha porto i propri saluti alle autorità civili e religiose, il vescovo della diocesi Lucera-Troia, S.E. Mons. Domenico Cornacchia, ed il medesimo cardinale Angelo Amato. Il primo, in particolar modo, ha fatto emergere l’onore che l’accoglienza del cardinale ha portato con sé, in quanto questa si è svolta in una sede così carica di memorie qual è proprio la nostra città. Qui il primo cittadino non ha fatto a meno di citare gli elementi che determinano la storicità della nostra terra, quali il Museo civico Giuseppe Fiorelli, l’anfiteatro romano, la Basilica Cattedrale dell’Assunta (dove riposano i resti del beato vescovo Agostino Casotti), la chiesa di san Francesco, santuario diocesano. «…il Padre Maestro esprime e racchiude molto bene il temperamento di questa terra, fatta di uomini e donne ricchi di laboriosità, ingegno, dedizione al lavoro ed amore per il bello…» ha soggiunto scrupolosamente il sindaco Pasquale Dotoli, richiamando alla mente dei presenti codeste qualità a fatica rintracciabili se ci si guarda intorno, e tuttavia da evidenziare senza esitazione appena se ne riscontri la presenza in qualche luogo. Il cardinale ha considerato invece come l’invito a celebrare una Messa sia diventato un’esortazione a visitare le bellissime cose che Lucera tiene in serbo. Dopo avere ricordato le proprie origini pugliesi ed avere accennato al patrimonio culturale della sua città, Molfetta, ha sottolineato la presenza, a Lucera, di vestigia straordinariamente belle. «La custodia, la valorizzazione ed il rispetto per queste cose antiche credo che sia un’eredità preziosa per i giovani, e dovete fare in modo che loro conoscano queste realtà, le apprezzino, perché l’arte è la migliore educatrice dei cuori e delle menti dei giovani, perché l’arte è la bellezza, ed i giovani vogliono vedere il bello». Quindi, il cardinale ha esortato non solo a custodire tali meravigliose realtà, ma anche a valorizzarle, al fine di dare vita ad un museo vivo e dinamico che deve far conoscere la preziosità di questi reperti, non tanto per avere lo sguardo rivolto verso il passato, ma per conferire valore al presente e per dare un futuro alla città ed alla propria gioventù. «Vi ringrazio di quest’invito, perché è un invito a percorrere le strade del bello» ha concluso. Anche in tale circostanza il sindaco ha consegnato al cardinale un dono riportante lo stemma della città.
Il quinto momento si è spiegato nella visita, alle ore 10:15, al santuario di San Francesco Antonio Fasani in piazza Tribunali. Qui, a seguito di un breve momento di preghiera, il cardinale ha speso qualche parola sul significato della pericope “Santo canonizzato”. Come ha spiegato, essa significa che la Chiesa presenta a tutto il mondo questo suo figlio come modello di vita cristiana che ha esercitato le virtù cristiane di fede, speranza e carità. «Eroico» è l’aggettivo che meglio riassume le tre virtù. «Il Santo è un eroe della santità. L’eroe non fa delle cose ordinarie, ma compie imprese straordinarie che stupiscono, suscitano ammirazione ed imitazione». Il cardinale ha quindi posto la propria firma sul registro dei visitatori, unita ad un pensiero riservato ai fedeli: «Sono commosso nel ritrovarvi a pregare nel santuario».

Ma l’evento più significativo è stato senza dubbio quello, corrispondente al settimo momento dell’itinerario religioso, caratterizzato dall’arrivo del cardinale alla Basilica Cattedrale di Lucera alle ore 10:40. All’interno di quest’ultima si sono svolte la processione lungo le navate della Cattedrale e la Santa Messa alle ore 11:00 alla quale ha fatto da cornice la polifonia della Corale Santa Cecilia “Don E. Di Giovine” di Lucera. Il momento di maggiore rilievo, che ha sicuramente suscitato l’interesse dei numerosi fedeli accorsi all’eccezionale avvenimento, è stato quello in cui il cardinale, all’interno dell’omelia, che ha preannunciato piuttosto estesa, ha riferito un resoconto delle tappe che hanno segnato in maniera più accentuata la vita spirituale di san Francesco Antonio Fasani. Lucera, città natale di quest’ultimo, fu il luogo privilegiato per il suo apostolato. Va detto anche che veniva chiamato Padre Maestro e san Francesco Redivivo, titoli che univano insieme il duplice magistero di dottrina e di santità francescana. Smentendo l’antico detto «Nessuno è profeta in patria», san Francesco Antonio Fasani brillò proprio nella città natale, dove trascorse quasi tutta la vita riservando ai suoi concittadini, ricchi e poveri, la parte più feconda del suo mirabile apostolato. La vita del Santo è ricca di fatti prodigiosi, ad esempio, durante un’estate molto calda la terra screpolata e le cisterne vuote reclamavano il refrigerio della pioggia. Due notabili della città si recarono dal santo per chiedergli perché il Signore li castigasse così, ed il Padre Maestro, fulminandoli con lo sguardo, rispose che si trattava del castigo per il mancato soccorso ai tanti poveri della città. Solo se i due nobili gli avessero offerto il necessario per rivestire tutti i poveri, la pioggia sarebbe stata loro promessa. I due vuotarono le tasche e con quella beneficienza si poterono comprare dei vestiti nuovi per i poveri. Subito la pioggia irrorò benefica i campi per tre giorni e tre notti.

Il Fasani nacque in una modesta famiglia di braccianti il 6 agosto 1681. Ricevette i nomi di Donato, Antonio, Giovanni e Nicolò. Entrò nel noviziato francescano di Monte Sant’Angelo e ricevette un nome nuovo, Francesco Antonio. Nel convento di Lucera, come insegnante di filosofia, si preoccupò di far progredire i suoi studenti nella virtù. Il 14 agosto 1709 ebbe la qualifica di Maestro di Sacra Teologia, perciò fu chiamato Padre Maestro. I biografi sono concordi nell’affermare che il Padre Maestro fu instancabile nel suo zelo sacerdotale, da insegnante sulla cattedra, da predicatore dal pulpito e da consolatore dei carcerati. Povero per sé, ma generoso con gli altri, non si stancava di andare in giro a raccogliere abiti dismessi per poter rivestire chi non aveva più nulla addosso. Un giorno, ritornando con un suo confratello da una predicazione nell’eremo di San Rocco in Alberona, lungo una strada campestre s’imbatté in un povero mendicante seminudo, il quale gli chiese l’elemosina. Il Santo, portatosi dietro una siepe e toltosi di dosso gli indumenti, glieli cedette. Si era altresì istituito un elenco delle famiglie bisognose della città, alle quali faceva pervenire mensilmente aiuti in denaro o in beni di sussistenza. È a lui che si deve la confezione dei pacchi d’oro natalizi ricolmi di vestiti e di cibarie per le famiglie bisognose. Tra i poveri che facevano la fila per accedere alla mensa gratuita v’era talvolta, semplice e dimessa, Isabella, sua madre. Non vergognandosi di quella presenza, le porgeva con tenerezza infinita il piatto della minestra. Quando la incontrava per strada, poi, le baciava la mano e la ringraziava per la buona educazione da lei ricevuta.

Quando nel triennio 1720-1723 fu nominato Ministro Provinciale, trasferì il noviziato da Monte Sant’Angelo a Lucera. In quel periodo la provincia conventuale rifiorì in tutti i sensi. La comunità di Lucera diventò un modello di vita religiosa.
La devozione all’Immacolata lo portava ad essere umile come Maria. Accompagnava la sua predicazione con le cosiddette “cartelline dell’Immacolata”, immaginette contenenti giaculatorie alla Madonna. Non a caso, nel restaurare la chiesa di San Francesco, non dimenticò di provvedere all’acquisto di una meravigliosa statua lignea dell’Immacolata, scolpita dall’artista Giacomo Colombo di Napoli. La stessa virtù mariana dell’umiltà lo condusse al rifiuto dell’episcopato ed alla convinzione che, essendo incapace di guidare se stesso, non avrebbe potuto guidare una diocesi.

In riferimento alla realtà presente, il cardinale ha pertanto espresso la propria riflessione sull’importanza dei santi, data dalla loro eterna attualità, evidenziando come i mezzi di comunicazione tendano costantemente a mettere in luce la falsità, e non la verità. «…in realtà – ha tenuto a sottolineare – il bene è più presente del male, ma fa più rumore un albero secco che cade che non mille alberi sani che crescono nella foresta». Così si spiega l’atteggiamento infastidito di un giornalista inglese non cattolico, il quale ha denunciato un servizio, trasmesso dall’emittente BBC, che ha indugiato sui contestatori del Papa invece di mostrare la moltitudine di giovani presenti in massa alla Giornata Mondiale della Gioventù in terra iberica. «Anche san Francesco Antonio Fasani vedeva la povertà e la miseria dei suoi concittadini, ma non stava né a contemplarla né a dibatterla come si fa oggi alla televisione. In tal modo produceva energia umana pulita, e non scorie nocive. I Santi fanno vedere che il futuro non dipende dall’andamento dei mercati, ma dalla condotta buona dell’uomo».
Alle ore 12:30 il cardinale e tutte le autorità religiose, civili e militari si sono portate in Piazza Duomo, dove il gruppo degli sbandieratori di Lucera “Gli Angioini” ha omaggiato il cardinale con un breve spettacolo di suoni di trombe, tamburi e sbandieramenti. L’ottavo momento è consistito nel rientro in episcopio, seguito dall’incontro del cardinale con la stampa locale. La partenza dello stesso è stata predisposta per le ore 16:30, chiudendo in tal modo il variegato percorso.
Dunque, non si può far altro che cogliere la straordinarietà di tali circostanze, ma occorre altresì comprendere che non è concessa tutti i giorni la possibilità di arricchirsi spiritualmente e culturalmente. Talvolta, se non spesso, si dà per scontata la capacità, da parte di un individuo, di riuscire a trasmettere la propria saggezza e la propria personalità intellettuale, magari persino disprezzando queste due rare qualità. «Oggi abbiamo urgente bisogno di buoni esempi per contrastare la nube tossica di cattivi esempi che ci vengono rovesciati ogni giorno con insistenza diabolica».
Sarà che le parole di un’influente autorità riescano a distoglierci una buona volta da pessimi paradigmi?

Greta Notarangelo



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