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"Il processo penale e il ruolo dell'informazione: processo mediatico?" Il riuscitissimo convegno della Camera Penale di Lucera
Seccia: «L'informazione di garanzia? Un atto desueto». E ancora: «Il magistrato non sollecita pubblicità di notizie»

Lucera, 03.10.2011 - Diciamo subito che di convegni ricchi di spunti come quello organizzato sabato scorso, 1 ottobre 2011, se ne fanno pochi e, spesso, si risolvono in stucchevoli prosopopee e decadenti accademismi. Quello voluto dalla Camera Penale di Lucera, presieduta dall'avv. Raffaele Lepore (componente eletto due volte nella Giunta dell'Unione Camere Penali nazionale) ha visto un successo di partecipazione senza precedenti, tanto da richiamare anche l'attenzione di un gruppo di ragazzi del Liceo Classico "R. Bonghi" di Lucera, accompagnati dal Dirigente Scolastico, presso una delle sale conferenze del "Lucera Palace Hotel". Di convegni così se ne dovrebbero fare uno dietro l'altro visto il forte arricchimento di sapere che da essi trae il partecipante (passivo o attivo) e soprattutto perché (e scusate se è poco!) non si paga per assistere a scuole di pensiero e lezioni su temi di grande attualità i cui narratori non disdegnano di volgere lo sguardo al passato per farci meglio comprendere il presente. Chi vi ha partecipato (almeno per quanto concerne le testimonianze raccolte a lavori chiusi) ne è rimasto soddisfatto, anche se una "due giorni" avrebbe dato maggiori soddisfazioni scaturenti dai confronti. Chi non era presente, si è dovuto accontentare di indossare la classica coda di paglia, riversando il proprio rancore in poche sgrammaticate righe scritte ma probabilmente non lette.
Così pure va detto che, come sempre accade per le cose terrene, la sparata non manca mai. È accaduto quando l'avv. Michele Colucci ha detto: «Mi aspettavo che la stampa fosse l'ultima a parlare visto che qui è l'imputata». Credeva di essere in chissà quale tribunale? Pur non soffrendo di vittimismo, il sollievo è stato grande quando mi sono reso conto che io e qualche collega non eravamo "scortati" da Carabinieri.
Per il Comune di Lucera è intervenuto a portare i saluti dell'amministrazione Dotoli il vice sindaco Mario Alfonso Follieri, il quale non ha nascosto un certo astio verso quel tipo di informazione che ha definito "sciacallaggio mediatico". Dopodiché se ne è andato.
L'avv. Giuseppe Agnusdei, presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Lucera, è invece tornato sul sempre più attuale tema del rischio chiusura del Tribunale di Lucera, struttura media e sub-provinciale tra i 165 tribunali italiani che conta due sezioni distaccate: Apricena e Rodi Garganico.
Più in tema il giornalista di RaiTre Sergio De Nicola che ha ricordato il ruolo che «ci vede tenuti a divulgare la notizia» mettendo al primo posto «l'interesse del pubblico, a chi interessa e perché interessa la notizia», ricordando il caso di Avetrana, quello di Castelluccio dei Sauri (Nadia Roccia) e diversi altri narrati dalla cronaca interagendo con fattori psicologici oltreché fisici e generando cariche emotive accompagnate sempre più spesso da continui colpi di scena. Ma dietro la notizia è innegabile che sovente vi siano «logiche di marketing», per cui la pubblicità segue sempre il "peso", l'importanza ed il richiamo dei lettori verso la notizia. «L'alibi dell'interesse pubblico diventa l'alibi del tutto» ha detto De Nicola non condividendo queste scelte come, tra l'altro, le intercettazioni a strascico ed il relativo effetto domino che rischia di travolgere tutto e tutti, nessuno escluso. Spettacolarizzazione, giustizia, informazione, potere politico… Tutto va insomma a finire in un tritacarne mediatico. Prendiamo il caso dei gemelli di Gravina di Puglia: dopo tanto tempo si scoprì che i due fratellini erano caduti in quel fossato e fino a prima tutti, ma proprio tutti, avevano emesso il verdetto di colpevolezza sul padre.

Seccia: «Tutto può essere rilevante»

«Se una cosa non la racconti non esiste». Con questo principio della società mediatica ha esordito il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lucera, dr. Domenico Seccia. Il magistrato? «Deve parlare solo con i provvedimenti». E sulla libertà di espressione ha richiamato una vecchia metafora: «L'informazione è fatta di cani da guardia della democrazia che talvolta devono anche mordere. Il giornalista guarda, abbaia e morde» se necessario, perché «formarsi un'opinione è importante». D'altra parte ogni diritto «ha dei propri limiti: falsità, calunnia, sicurezza nazionale, diffamazione, tutela della riservatezza…».
Altro problema: imporre limiti alla diffusione di notizie ed opinioni. Seccia è stato chiaro: «Non si può assimilare la tutela del chiunque alla tutela dell'uomo noto». Il dato essenziale è stabilire «cosa è penalmente rilevante». Un problema che si pone nella fase d'indagine preliminare, durante la quale «tutto può essere rilevante». Le intercettazioni a strascico? «È una falsità!» ha detto deciso il Procuratore che ha precisato: «Diversa è la selezione dell'attività di intercettazione». E ricordando che i processi degli anni '60 e '70 e l'informazione erano un patrimonio comunicativo più circoscritto (non c'era Internet ed oggi c'è una società più preparata) ha chiesto: «È un male che la pubblica opinione sappia?». Oggi c'è disperazione «e dobbiamo far sì che non si crei oligarchia, ma dobbiamo far sì che vi sia diffusione. L'opinione pubblica deve interessarsi di ciò che è socialmente rilevante». Un tempo, prima dell'ordinamento giudiziario, c'era il segreto assoluto e la notizia segreta non era divulgabile. «La curiosità pubblica su certi reati è elevatissima» ha sottolineato.
Il rimedio? «C'è bisogno solo di qualità, di un magistrato professionale. Meglio avere dieci magistrati con l'iniziale maiuscola che sedici con la minuscola per dare fiducia al cittadino». Ed a proposito dell'informazione di garanzia ha parlato di «atto desueto: noi recapitiamo solo atti concreti e non garanzia». Intercettazione e privacy? «Ma l'intercettazione cosa tutela? Non certo la privacy – è la risposta a chi ritiene che le intercettazioni entrino nella sfera privata – ma il segreto dell'indagine, perché la privacy viene tutelata da altre norme». Insomma «qui non è che possiamo buttare il bambino con tutto il resto».
Il Decreto Legge 109 del 2006 ha stabilito che la Procura deve dotarsi di un ufficio stampa. «Il compito di comunicazione è del Procuratore della Repubblica o del magistrato delegato» ha ricordato infine Seccia. Ma ha anche tenuto a sottomarcare che «il magistrato non sollecita la pubblicità di notizie». Ragionevole prudenza, insomma, come d'altronde vuole anche «il galateo della professione».
Altri particolari e i video saranno trattati e pubblicati a parte.

Roberto Notarangelo



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