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Presentato al Liceo "R. Bonghi" di Lucera il libro del Procuratore Domenico Seccia, "La mafia innominabile"
Ancora una volta va segnalato un convegno che non ha visto l’adeguata partecipazione di un pubblico studentesco, che dovrebbe essere il principale destinatario di queste forme di sensibilizzazione su temi così importanti

Lucera, 04.12.2011 - Lo scorso 2 dicembre, presso l’Auditorium del Liceo Classico-Scientifico Ruggero Bonghi di Lucera si è tenuta la presentazone del libro "La mafia innominabile" del Procratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Lucera, Dr. Domenico Seccia.
Presenti tutte le Autorità militari, religiose e civili, tra le quali, finalmente, si è rivisto anche il Sindaco di Lucera, Pasquale Dotoli, serafico e silenzioso, come sempre.
La presentazione del convegno e l’esposizione degli interventi è stata affidata al Dr. Enrico De Nicola, giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, che non si è limitato ad una asettica introduzione degli illustri ospiti ma ha rivolto loro domande spigliate e a tratti leggermente provocatorie che hanno sicuramente contribuito a vivacizzare l’incontro.
Dopo gli indirizzi di saluto del Dirigente Scolastico, Prof. Raffaele De Vivo, e del Presidente del Tribunale di Lucera, il Dr. Giuseppe Pellegrino, è intervenuto Sua Eccellenza il Vescovo di Lucera Mons. Domenico Cornacchia, il quale ha esortato tutti e, in particolare, i giovani, invero quasi completamente assenti nonostante ci si trovasse in una Scuola, al rispetto della legalità e, riportando alcuni passi del Libro del Dr. Seccia, li ha sollecitati, citando Martin Luther King, a contribuire fattivamente nell’opera di risanamento morale della società civile esortando tutti ad un maggior rispetto del prossimo.
Come sempre vivace e pungente l’intervento, “ex abrupto”, del Procuratore Capo di Lucera che, tra l’altro, ha sottolineato come a volte anche la Magistratura, inquirente e giudicante, commetta degli errori indicando quale esempio di “sentenza aberrante” quella seguita ad un processo per omicidio a carico di presunti affiliati ad una clan malavitoso di Monte Sant’Angelo nonostante nei loro confronti sussistessero, a parer suo, prove più che sufficienti per una condanna.
Altrettanto interessante, quanto imprevisto, il breve “botta e risposta” intercorso sul punto tra il medesimo Procuratore Capo ed il Presidente del Tribunale di Lucera, Dr. Pellegrino il quale, nella qualità di esperto giudicante, non ha sottaciuto la circostanza, di non scarso rilievo, che quella che il Giudice deve accertare è la verità processuale, ovvero decidere in base alle prove offerte alle parti del processo, lasciando intendere che, a volte, sia la Pubblica Accusa a non esibire prove adeguate e sufficienti per esprime una sentenza di condanna.
A seguire, va segnalato anche l’intervento del Dr. Alfredo Viola, Magistrato presso la Procura Generale della Corte di Cassazione, che ha più volte elogiato senza risparmi sia il libro del Dr. Seccia, evidentemente assai stimato tra i colleghi, che il brillante lavoro da egli svolto, in particolare nella lotta alla mafia garganica, sottolineando come il Procuratore Capo di Lucera abbia per primo evidenziato l’esistenza, sul Gargano, di una vera e propria organizzazione malavitosa su forte base familiare.
Chiamato in causa dal Dr. De Nicola, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lucera, Avv. Giuseppe Agnusdei, ha ancora una volta messo in evidenza le principali caratteristiche di un buon avvocato il quale deve operare da sapiente consigliere giuridico nell’espletamento del mandato ricevuto, mai deve assurgere al ruolo di “consigliori” del proprio assistito. Invero, corre l’obbligo di segnalare la scarsa partecipazione degli avvocati del Foro di Lucera, presenti con una ristretta cerchia di esponenti tra i quali anche il Presidente della Camera Penale di Lucera, Avv. Raffaele Lepore, ed il Segretario della stessa, l’Avv. Antonio Santacroce, i quali però non hanno avuto possibilità di replica, anche per mancanza di tempo, alle dichiarazioni provenienti dal tavolo dei relatori.
L’ultimo intervento, prima delle conclusioni riservate all’autore del libro, è stato di Silvio Di Pasqua, giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno” che ha individuato alcune interessanti analogie tra il libro di Seccia e quello, risalente al 1992 e pubblicato postumo, del compianto Giovanni Falcone.
Insomma, ancora una volta, va segnalato un convegno che, sebbene non abbia visto l’adeguata partecipazione di un pubblico studentesco, che dovrebbe essere il principale destinatario di queste forme di sensibilizzazione su temi così importanti, ed una certa preponderanza, anche al tavolo degli ospiti, della presenza di Magistrati e Giudici rispetto a quella dell’Avvocatura lucerina, ha espresso tutta la sua importanza in un contesto delicato come quello della nostra città che ha visto, negli ultimi tempi, segnali di deriva della società civile e politica, che ci si augura non costituiscano preoccupanti sintomi di un’altra mafia innominabile.

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