Guida all'uso
Forum
La redazione
Contatti
Links
Indicazioni utili
In giro per Lucera
Le attività
Strade e contrade
Luceriae Historia
Accade in Provincia


Arte
Letteratura
Musica
Religione
Filosofia
Psicologia
Sociologia
Gestalt
Teatro
Cinema
Televisione
Scienze
Diritto
Economia
Storia
Agricoltura
Ambiente
Mestieri
Fuori orario

Barzellette, detti,
aforismi, metafore e parodie…
Raccontate la vostra
EVENTI
Eventi

Stasera incontro con il giornalista Gigi Di Fiore, l'evento organizzato dal Frizzo
«Il Risorgimento resta ancora oggi un mito intoccabile per la storiografia italiana. Questo perché si ritiene che mettere in discussione il Risorgimento vuol dire mettere in gioco l’unità d’Italia. Mentre così non è»

Lucera, 09.12.2011 - «Com’è possibile che un manipolo di 1.000 garibaldini abbia sconfitto un esercito di 50.000 borbonici? È una domanda cui le rievocazioni celebrative del Risorgimento italiano non danno risposte convincenti. E non è la sola, con sé ne porta molte altre: con quali poteri, con quali mafie dovettero allearsi Garibaldi e Cavour? Perché ci vollero cannoni e fucili per domare la ribellione contadina nelle regioni del Mezzogiorno subito dopo l’annessione? Quella che la storia, scritta dai vincitori, ha battezzato “unificazione d’Italia” fu in realtà una guerra di conquista condotta dal Piemonte contro gli Stati sovrani del Centro e del Sud. E nei decenni successivi, dai manuali scolastici ai romanzi, fino agli sceneggiati televisivi, gli eventi che non si accordavano con la retorica patriottica sono stati nascosti o deformati. Così, dei ventidue anni dall’esplosione rivoluzionaria del 1848 alla breccia di Porta Pia, molto rimane nell’ombra: il bombardamento piemontese di Genova nel 1849, i plebisciti combinati per le annessioni degli Stati centrali, le agitazioni manovrate da carabinieri infiltrati, i provvedimenti anticattolici, la guerra al brigantaggio e le “leggi speciali”, la corruzione dei conquistatori e le loro collusioni con la malavita locale. E personaggi pittoreschi come il temuto brigante Nicola Summa, detto “Ninco Nanco”, o la contessa di Castiglione, cugina del conte di Cavour, inviata a Parigi per ammaliare Napoleone III e conquistare il suo appoggio politico e militare al regno sabaudo.
Gigi Di Fiore chiama a raccolta queste figure e vicende dimenticate, per ribaltare un periodo cardine della nostra storia moderna e vederlo con gli occhi dei vinti. Recupera documenti e testimonianze di una storiografia spesso oggetto di una vera e propria congiura del silenzio. E restaura l’affresco scrostato del nostro Risorgimento portando alla luce gli intrighi e le ambiguità della guerra scatenata dal Nord contro il Sud. Una provocazione necessaria, per andare alle radici delle questioni irrisolte che ancora oggi spaccano il Paese».
Questa la presentazione del libro forse più famoso di Gigi Di Fiore, “Controstoria dell’unità d’Italia – Fatti e misfatti del Risorgimento”, saggista e revisionista del periodo risorgimentale italiano, oltre che autore di libri sulla camorra.
Il giornalista sarà ospite questa sera alle ore 18:30 presso l’Hotel Villa Imperiale di Lucera (viale Ferrovia, 15) in un incontro-dibattito organizzato dalla redazione de “Il Frizzo” durante il quale saranno affrontate la frammentazione e la disgregazione oggi sempre più evidenti nel nostro Paese e che affondano le radici proprio in quel periodo che vide protagonista un Cavour che guidò la sua astuta politica a scontrarsi contro il resto della penisola, scatenando una guerra civile che lasciò per strada un numero di vittime «pari a tre volte quelle delle tre guerre di Indipendenza messe insieme» ha ricordato Gigi Di Fiore in uno speciale andato in onda su RaiDue che annunciava la sua “controstoria”.
«Il processo unitario – ha rivelato Di Fiore – è stato sempre considerato un qualcosa di nobile da raccontare in maniera “particolare”. Il Risorgimento resta ancora oggi un mito intoccabile per la storiografia italiana. Questo perché si ritiene che mettere in discussione il Risorgimento vuol dire mettere in gioco l’unità d’Italia. Mentre – ha precisato – così non è».
Ma ha vinto quel principio di unità? E chi ha perso?
«Ha vinto la destra liberale cavouriana, perché Cavour coniò il modello di Italia unita e lo guidò per diversi anni. Hanno perso i democratici mazziniani e garibaldini, ma soprattutto i dimenticati di quelle vicende, come i 150mila militari borbonici sconfitti, gli oltre 20mila contadini del Mezzogiorno d’Italia fucilati durante la guerra al brigantaggio, le migliaia di volontari dell’esercito pontificio che hanno creduto di difendere il cattolicesimo contro gli anticattolici di quel periodo, volontari che venivano addirittura dalla cattolica Irlanda, dal Canada o dall’America».
Ma l’unità d’Italia fu voluta dal popolo o le cose si svolsero diversamente?
«Basti pensare – sottolineava Gigi Di Fiore – che nella prima elezione del Parlamento unitario che si riunì nel marzo del 1861 gli elettori erano 400mila e, per essere eletti deputati, bastavano poche decine di voti. A Garibaldi ne bastarono 50 per entrare in Parlamento. Con questi numeri, fu delineata e ricostruita l’Italia per come la si conobbe per decenni ed anche nel suo aspetto normativo ed amministrativo».
Appuntamento a questa sera.

Roberto Notarangelo



Scrivete
al Frizzo

Le lettere
al Frizzo

Fedro e dintorni
Fiabe e racconti seguiti da un breve commento

…u kunde
nannurke
i ditte de
tatarusse
parle kume t'ha
fatte mammete
Altri servizi

Luoghi da visitare
Il Pensatoio
Vendo & Compro
Alla ricerca di…
Newsletter
F.A.Q.