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Domenico Seccia: «Il primato della legge rafforza la struttura democratica»
«Il Paradiso che noi perseguiamo è quello in cui i due momenti (coscienza e legalità) si saldano»

Lucera, 30.09.2010 - "Non so se succede, ma se succede…". «È successo». Il nuovo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lucera, dott. cons. Domenico Seccia, ha esordito con un motto sportivo dopo aver salutato e ringraziato, nella cerimonia di insediamento svoltasi lo scorso 29 settembre alle ore 11:00 presso l'Aula della Corte di Assise del Palazzo di Giustizia, tutti gli intervenuti al suo insediamento: istituzioni, autorità civili e militari, colleghi «i miei ragazzi per essere qui oggi presenti, mia moglie, la mia famiglia… Noto – ha aggiunto – con grande piacere la presenza del dott. Bovio; ricordo la bella pagina di sentenza del processo "Svevia", poi proseguito con il processo "Svevia 2", giunto in Cassazione dove si affermava l'esistenza della mafia lucerina». Del dott. Antonio Laudati ha invece detto: «È una persona che mi ha insegnato tanto e credo che continuerà a darmi tanto».
Ad introdurre è stato il dott. cons. Giuseppe Pellegrino, Presidente del Tribunale di Lucera, al quale hanno fatto seguito i messaggi di augurio e gli elogi alla carriera del neo Procuratore (profondo conoscitore del territorio lucerino e dell'intera Capitanata per fatti del passato legati alla criminalità organizzata) da parte del dott. cons. Giancarlo Pecoriello (Presidente della Sezione Penale del Tribunale di Lucera), l'avv. Giuseppe Agnusdei (Presidente dell'Ordine degli Avvocati - Circondario del Tribunale di Lucera), il dott. cons. Massimo Lucianetti (Procuratore Generale della Corte di Appello di Potenza), il dott. cons. Giovanni Russo (Coordinatore della Direzione Nazionale Antimafia), il dott. cons. Antonio Laudati (Procuratore Distrettuale Antimafia – Bari) e il dott. cons. Pasquale De Luca (Procuratore della Repubblica facente funzione del Tribunale di Lucera).
«È successo – ha ribadito, riprendendo quel motto sportivo sopra citato – che il CSM ha ritenuto che io debba essere il Procuratore di Lucera. Incarico non facile, come tutte le dirigenze, perché organizzare l'ufficio significa organizzare qualcosa di importante, soprattutto in una città, bella e ricca di storia e cultura, in cui vengo soprattutto da cittadino».

«Affermare un'idea». Questo significa per Seccia «organizzare un ufficio». L'idea di «garantire la legalità attraverso l'osservanza della legge». Ed è la legge che «ci deve sempre assistere nell'ambito della nostra attività». La legge come «primato che rafforza la struttura democratica». Ma la legalità «non deve essere confusa con la difesa dello stato, perché serve a salvaguardare la gente comune, a garantire la libertà di vivere della gente comune».
Come garantire, però, la legalità se non facendo sì «che essa di saldi con la coscienza»? Da sempre l'uomo persegue un ideale, un sogno che riporta alle origini: il Paradiso. E il Paradiso «che noi perseguiamo – ha precisato Domenico Seccia – è quello in cui i due momenti (coscienza e legalità) si saldano».
Quindi il richiamo ad una frase del Procuratore Laudati pronunciata nel suo intervento precedente, «un'espressione bellissima – ha rimarcato Seccia – laddove ha parlato di "legalità organizzata"» come risposta alla criminalità organizzata in tutti i suoi aspetti e in tutta la sua quotidianità. «La legalità organizzata non è soltanto l'argine per combattere la criminalità mafiosa, la criminalità che lascia i morti a terra, ma è soprattutto il fronte di azione per garantire che la legalità e la coscienza si saldino da dentro».
Garantire la legalità «è fare giustizia». Fare giustizia «è il non rassegnarsi, il non disperarsi e dar voce a coloro i quali hanno spazi ristretti all'interno del procedimento penale». E qui Seccia è andato con il pensiero «alle vittime e ai caduti, a cui si pensa poco, e a chi non riesce oggi nemmeno a piangere i propri morti». Non legalità, allora, come difesa dello Stato, ma legalità dello Stato «e la necessità di dare a questa gente una risposta».
La chiusura dell'intervento, prima di indossare la toga e prestare giuramento, il nuovo Procuratore di Lucera l'ha affidata ad «una bella immagine di Platone» tratta da "Repubblica", laddove il filosofo «immagina la Giustizia come un panno tinto di colori e dice che quel panno deve rimanere, nel tempo, tinto di quei colori evitando che i "saponi" dell'intolleranza (l'intolleranza verso la legalità e la giustizia, ndr) possano stingerlo». Ebbene, «io credo che sia compito della Magistratura rafforzare i colori di questo panno».

Roberto Notarangelo



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