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Le tracce lasciate da Padre Paolo Novero in un convegno svoltosi lo scorso 17 febbraio
L'evento è stato organizzato dal Laboratorio Politico “Sale della Terra”, nato proprio grazie agli stimoli del sacerdote scomparso in un tragico incidente insieme al suo amico Mario Benincaso sulla SP 109

Lucera, 25.02.2007 - Padre Paolo Novero, un uomo e un sacerdote carismatico che ha fatto della comunicazione lo strumento fondamentale e moderno per affascinare ed interessare ragazzi, giovani e adulti rispetto alle verità della fede e alla dignità della persona.
È questo in sintesi il quadro emerso dalla tavola rotonda “La comunicazione nella pastorale di Padre Paolo Novero” di sabato 17 febbraio, organizzata presso l’Opera San Giuseppe, dal Laboratorio Politico “Sale della Terra”, nato, manco a dirlo, grazie agli stimoli dello stesso Padre Paolo, prima della sua tragica scomparsa avvenuta il 3 gennaio 2005 che ha strappato all’affetto dei propri familiari e parenti anche Mario Benincaso.
Un incontro affollatissimo con la presenza di tanti che hanno avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare la figura e l’opera del religioso Giuseppino, nonché di coloro che hanno voluto comunque presenziare ad un’occasione importante per conoscerlo, seppur indirettamente, solo perché, semmai, ne avevano sentito parlare. Alla tavola rotonda hanno relazionato Giuseppe Novero, fratello di P. Paolo, Vice Direttore del TG4 e ora Direttore del periodico ufficiale dei Giuseppini del Murialdo “Vita Giuseppina” e Padre Antonio Lucente, amico di studi e compagno di strada di Padre. Paolo. Giuseppe Novero ha comprensibilmente scelto di non parlare direttamente del fratello per ovvi motivi personali, per cui ha trattato della comunicazione giornalistica in generale e, in particolare, di stampa e TV e, inoltre, della comunicazione in ambito religioso. Padre Antonio Lucente ha invece approfondito le caratteristiche comunicative di Padre Paolo e delle motivazioni che lui poneva a base delle stesse. Un incontro servito a dare due immagini diverse della comunicazione: quella professionale ed oggettiva di un giornalista professionista qual è Giuseppe Novero e quella del COMUN…I…CARE, cioè della comunicazione attenta alla persona di ognuno, perché “io ho cura di te”, “perché ho a cuore la tua sorte, la tua vita, la tua dignità” e quindi della comunicazione come investimento affettivo, emotivo e personale, propria di Padre Paolo.
Una serata che ha trovato il plauso dei presenti, i quali hanno apprezzato la scelta di Giuseppe Novero di non parlare del fratello e la sua competenza professionale, che si è manifestata nel riferimento alla comunicazione giornalistica che ricorre spesso alla “costruzione” di notizie, volta a colpire un personaggio o a incrementare le vendite dei giornali o gli introiti pubblicitari delle emittenti; al discorso del modo diverso di trattare la stessa notizia da parte dei quotidiani o dei notiziari; alla condizione dei giornalisti delle testate nazionali senza contratto da due anni e di quelli precari, sottopagati o al lavoro nero per riviste e giornali distribuiti gratuitamente. Per non parlare della TV “spazzatura”, frutto di interessi economici che portano ad abbassare il livello culturale e valoriale dei programmi televisivi per avvicinare più ascoltatori possibili. Un universo giornalistico non sempre esaltante che vede poi l’ambito religioso inquadrato in un cliché fatto di prelati e autorità ecclesiastiche viste come elementi interferenti nel laicismo corrente e relegate a un ruolo di “attacco” e di moralisti nei confronti delle conquiste sociali di un mondo che sembra fare a meno dei valori religiosi. Con Padre Antonio Lucente sono tornate a vivere le idee di Padre Paolo Novero circa la comunicazione: la compagnia alla singola persona; “il proprio libero respiro, il proprio spazio intangibile nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità“; “escludere cose mediocri, per fare posto a cose più grandi”; “la segnalazione con bandierine riesce meglio se rimani a tiro di voce”; “i giovani vivono oggi problematiche tanto nuove che i metodi adottati nel passato per comunicare la fede alle nuove generazioni - nelle famiglie e nelle Opere - necessitano di un’attenta revisione linguistica e metodologica”; un linguaggio intuitivo-simbolico con i giovani, ossia bisogna parlare per icone, immagini forti e chiare, utilizzando anche le nuove teconologie della comunicazione virtuale come gli sms e le e-mail; l’incontro con la persona, prestando ad essa attenzione e ascolto.
Alla luce di ciò che si è sentito dire sabato 17 febbraio, di Padre Paolo possiamo scrivere ciò che ha sostenuto il fondatore dello scoutismo Lord Baden Powel, tanto ammirato dal sacerdote torinese: “Nel vostro passaggio in questo mondo, che ve ne accorgiate o no, chiunque voi siate e dovunque andiate, state lasciando dietro di voi una traccia. Altri la noteranno e potranno seguirla… E quindi, volgendo i propri passi nella giusta direzione, potete indirizzare bene anche coloro che vi seguono”.

Laboratorio Politico
“Sale della Terra”
L'Ufficio Stampa

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