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Una borsa di studio intitolata all’Avvocato Massimo Dell'Osso
Il conferimento, iniziativa deliberata dalla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, si terrà il prossimo 14 dicembre alle ore 17:00

Lucera, 09.12.2007 - «Ora io avrei pensato che quel filo di legame di cultura tra me e voi, amici e colleghi, non sia interrotto e che il mio ricordo viva in un premio o in una borsa di studio che sia destinato a uno studente e uno studioso che abbia dedicato con impegno i suoi studi universitari a un tema di Diritto sanitario in un ideale incontro tra la mia professione e quella di mio padre…».

È un passaggio di uno scritto pubblicato a pagina 8 del numero 36/37 della nuova serie de “Il Foglietto”, nell’edizione trimestrale “Gennaio/Marzo 2006”. Una lettera scritta da una mano guidata dalle parole di Massimo Dell’Osso, 34enne avvocato incredibilmente scomparso la sera del 4 marzo 2006, lasciando attonita ed incredula la città e quanti, oltre le mura, avevano potuto ammirare le sue grandi qualità di uomo e di professionista, oltre che di semplicità nell’offrire la propria amicizia.
Oggi quella borsa di studio che prende il suo nome è un sogno che si materializza. Tant’è che già con delibera del 14 febbraio 2007, il Consiglio Direttivo della Scuola di Specializzazioni per le Professioni Legali ha inteso fissare per il prossimo venerdì 14 dicembre 2007, alle ore 17:00, il conferimento della borsa di studio.
In quella delibera si legge, infatti: «Omissis, …e condivisa l’iniziativa volta a ricordare un giovane avvocato di brillante avvenire, deceduto improvvisamente, le cui doti erano già apprezzate dall’ambiente forense che vedeva in lui un degno interprete delle più nobili tradizioni del Foro di Lucera, per la competenza, la signorilità e la correttezza nei comportamenti a voti unanimi, delibera di istituire la borsa “Avvocato Massimo Dell'Osso”, per tre anni accademici, a partire dal corrente a.a. 2006/2007, conferendola al dottore più meritevole che si specializzerà presso questa Scuola con il punteggio più alto».
La consegna della borsa di studio “Avvocato Massimo Dell’Osso” avverrà per mano del Rettore dell’Università degli Studi di Foggia Prof. Antonio Muscio.
Impossibile, nella occasione, non dedicare uno spazio al ricordo della figura dell’Avv. Massimo Dell’Osso. A farlo saranno, infatti, il dott. cons. Giuseppe Pellegrino (Presidente del Tribunale di Lucera), il dott. cons. Massimo Lucianetti (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lucera), l’avv. Giuseppe Agnusdei (Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lucera), il dott. Leonardo Circelli (Magistrato del Tribunale di Lucera), l’avv. Marco Ciliberti (Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Lucera).
Un evento che di sicuro richiamerà anche tanti che conservano, di Massimo, la sua amicizia ed il suo amore per la vita.
Per l’occasione, la redazione del Frizzo vuole ricordarlo riproponendo integralmente sia quella lettera di cui abbiamo citato un passo nell’incipit dell’articolo, sia la testimonianza resa dal Presidente del Tribunale di Foggia dott. Francesco Infantini al sen. Costantino Dell'Osso ed a sua moglie, sia la citazione di David Maria Turoldo (una tra le voci più alte del cattolicesimo italiano del Novecento e uno dei principali poeti contemporanei, così come ci è stato segnalato dal signor Pietro Vinciguerra) che lo stesso “Il Nuovo Foglietto” pubblicò su quel numero di “Gennaio Marzo 2006”.

Info: Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali (Direttore: Prof. Avv. Enrico Follieri), Vico Pergola, 1 – Segreteria Organizzativa: Gabriele Dell’Osso, Salvatore Festa, Fabio Dell’Osso – Tel. 0881/530621-338467 – E-mail: sspl@unifg.it

Roberto Notarangelo


«Cari mamma e papà…»
Da “Il Nuovo Foglietto” n. 36/37 di “Gennaio/Marzo 2006”

«Cari mamma e papà, cara Anna Paola, miei carissimi amici,
questa lettera non avrei mai voluto scriverla perché un destino crudele mi ha strappato improvvisamente al vostro amore, alle vostre attenzioni, ai vostri sguardi.
Mi ha sottratto della gioia di vivere, di sperare, di amare. Il vostro dolore è eguale al mio; dolore di non potere più sentire il calore dell’affetto di papà, apparentemente lontano da me, così preso dalla passione civile e dal suo lavoro, e di quello di mamma, che mai ha cessato di essermi maestra e insegnante; e poi di quello di Anna Paola, sorella e amica, e di chi ha condiviso con me progetti e speranze per il futuro.
E devo ancora ringraziare papà e mamma per quanto hanno fatto. Io ho cercato di essere generoso con loro, apprezzando il loro impegno e la loro considerazione per la vita che mi andavo costruendo, nella certezza che il loro germoglio era divenuto albero vigoroso.
Devo anche ringraziare i miei amici che mi hanno fatto conoscere e apprezzare la vita, mi hanno indicato la via del successo professionale e del confronto sul piano della cultura e dell’impegno.
In una professione difficile come quella forense, irta di ostacoli e di insidie, difficile sul piano del confronto e del dialogo, avevo già trovato un giusto equilibrio che affermavo con il sorriso e con un grande senso di amicizia.
Ho apprezzato molto il vostro partecipato dolore e le vostre dimostrazioni di amore e di comprensione.
Ora io avrei pensato che quel filo di legame di cultura tra me e voi, amici e colleghi, non sia interrotto e che il mio ricordo viva in un premio o in una borsa di studio che sia destinato a uno studente e uno studioso che abbia dedicato con impegno i suoi studi universitari a un tema di Diritto sanitario in un ideale incontro tra la mia professione e quella di mio padre.
Ora vi prego di non piangere più la mia assenza perché, vivendo negli spazi eterni e inaccessibili di Dio, sono sempre a voi vicino ed ogni giorno sarò a sorridervi come sempre, a sperare e a pregare in un futuro di pace e di serenità.
Ciao, il vostro Massimo».

«Una testimonianza»
Da “Il Nuovo Foglietto” n. 36/37 di “Gennaio/Marzo 2006”

«Caro Senatore,
in questi dolorosi giorni ho pensato più volte a Lei, e a sua moglie, pregando insistentemente il Signore perché vi stesse assai vicino, non vi abbandonasse mai, vi desse la forza per andare avanti, si prendesse cura di voi, privati dell’amatissimo figliuolo, ancora giovane, bello e con un avvenire splendido professionalmente.
Ho avuto il piacere – durante la mia permanenza a Lucera – di apprezzare le qualità professionali e, soprattutto, la sua grande sensibilità di animo, il garbo e la riservatezza, la considerazione che aveva per le delicate funzioni del Giudice e grande amore per l’attività forense.
Il suo sorriso, il suo modo di porgersi agli altri e di assistere il cliente, che si affidava a lui con fiducia, il suo portamento, il suo incedere, la sua civiltà, la sua persona, nella sua interezza, permangono tutti nel mio cuore e non si cancelleranno mai, anche in seguito.
È difficile, anzi impossibile sopravvivere ad un figlio: è un dolore immenso, che, a volte, potrà anche placarsi, ma non cesserà mai.
Sappia però, che il Suo adorato figliuolo è accanto a Lei e a sua moglie; veglia su di voi e vi aiuterà ad andare avanti pur con tutte le inevitabili difficoltà.
Il suo cuore, come quello di Sua moglie, è straziato dal dolore, dall’immensa tragedia.
Ma abbandonatevi nel Signore, chiedetegli di “pensare Lui” a voi, e lo farà. Lui, che è un amico dolcissimo e tenerissimo di ciascuno di noi, vi darà sollievo, conforto e consolazione…
Vi consoli sapere però, che ora il vostro Massimo è davvero felice e sereno perché è con il Signore, è assai vicino a Lui.
I disegni e i progetti del Signore non sono a noi noti, ma dobbiamo avere fiducia in Lui, perché sono finalizzati al bene…
Continuerò a pregare per Lei e per la sua famiglia».

Foggia, 15 marzo 2006
Francesco Infantini
Presidente del Tribunale di Foggia

«Il ricordo di un amico»
Da “Il Nuovo Foglietto” n. 36/37 di “Gennaio/Marzo 2006”

«Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico, la gioia della sua confidenza o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui con assoluta tranquillità: appunto perché amico. Conforta il desiderio di rivederlo se lontano, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti».

David Maria Turoldo

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