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CRONACA
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Il cantiere eterno di Viale Castello e la rabbia dei residenti
«Ho due bambini – afferma disperata Maria, per esempio – e sono costretta a prendere l’auto per qualsiasi spostamento. Mi tocca fare un giro lunghissimo e, se esco nelle ore di punta devo imbattermi nel traffico di Via Bari o di Porta Croce e Porta Troia»

Lucera, 13.07.2021 - Da alcuni anni ormai un tratto di Viale Castello è ostaggio di un cantiere che sta creando enormi problemi soprattutto ai residenti di zona e delle zone limitrofe. La rabbia è davvero tanta e per tanti comprensibili e giustificati motivi su cui ci soffermeremo. Innanzitutto, l’area dei lavori in corso – che non sono per niente in corso – giacendo a pochi metri dalla Villa Comunale sta compromettendo l’estetica panoramica e paesaggistica di uno scorcio lucerino abbastanza centrale. Fino ad alcuni anni fa era possibile percorrere quel tratto sia a piedi che con veicoli (senso unico di marcia per questi ultimi) con conseguente snellimento, seppur minimo, del traffico cittadino. Tutti benefici persi, ad ora.

Vogliamo parlare dei residenti in Via Toti e delle strade attigue?
Se prima, per recarsi in Villa o al centro, dovevano percorrere pochi metri, oggi devono fare percorsi molto lunghi; se motorizzati, devono attraversare tutta Viale Castello dalla parte opposta a quella attualmente chiusa proseguendo per Via Bari, Via a Porta Croce, ecc., se sono a piedi devono percorrere interamente o parzialmente Via Mazzini (a seconda della meta da raggiungere).

I proprietari che hanno acquistato case e appartamenti da quelle parti prima dell’allestimento del cantiere, sono i più arrabbiati di tutti. A loro dire hanno pagato profumatamente villette e appartamenti ma, in seguito al protrarsi dei lavori – fino a quando non si sa – il valore delle case è diminuito a prescindere dalla pandemia, dalla crisi economica o da altro.

Insomma, di tiritere a riguardo ce ne sono a iosa.
Tra le tante abbiamo raccolto e riportato le lamentele della signora Maria che ci ha riferito in modo dettagliato quanto disagio possa comportare la chiusura di quel tratto di strada: «Sono venuta ad abitare da poco in Via Toti. Ho due bambini e sono costretta a prendere l’auto per qualsiasi spostamento. Mi tocca fare un giro lunghissimo e, se esco nelle ore di punta devo imbattermi nel traffico di Via Bari o di Porta Croce e Porta Troia. Abbiamo solo l’illusione, al momento, di abitare a ridosso del centro ma i fatti dicono altro. È una situazione incresciosa. Paradossalmente per me era più comodo abitare in periferia… E non oso immaginare questo tran-tran quando e se riapriranno le scuole. Abbiamo la scuola a pochi passi, potrei accompagnare i bambini a piedi ma sono convinta che tutto questo non sarà possibile. Siamo vittime di una storia infinita. Per me e per la mia famiglia ci sono tante difficoltà: andare a fare la spesa, andare in farmacia, andare dal pediatra, ecc.  Per favore, cercate di risolverla questa situazione. Sono arrabbiata sul serio perché quello che sta accadendo non è giusto ed è irrispettoso nei nostri confronti. Non ne sono certa ma saranno quattro o cinque anni che andiamo avanti così. Diceva mia nonna: “Par u’ cunte de Nannurche”! E in effetti è una tela di Penelope. Mi rivolgo alle testate giornalistiche e chiedo di non distogliere l’attenzione da questa faccenda. Parliamone, parlatene, bisogna giungere ad una conclusione».
Tra “Cunte de Nannurche” e “Gire de ‘Nchesce”, campa cavallo che l’erba cresce.
E questo è quanto. Tutto il resto è noia.

Deborah Testa

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