LUCERA – Nella serata dello scorso 5 novembre, il presidente dell’Archeoclub d’Italia – Sede di Lucera “Minerva, Walter di Pierro, e il vice presidente Simone De Troia hanno consegnato ufficialmente al rettore della chiesa del Santissimo Salvatore, mons. Giovanni Mace, la tela raffigurante il Beato Giovanni da Stroncone (olio su tela, cm 90x60), realizzata dall’artista lucerino Andrea Petrillo, presente all’incontro.
L’opera è stata commissionata dall’Archeoclub di Lucera con l’intento di donarla alla chiesa del SS.mo Salvatore, luogo in cui riposano le spoglie del Beato Giovanni, come segno di devozione e di valorizzazione del patrimonio storico e spirituale della città.
La tela era stata presentata in anteprima sabato 27 settembre, nel chiostro della Biblioteca Comunale “Ruggiero Bonghi”, durante la serata di presentazione del volume “Il convento del Santissimo Salvatore di Lucera e Giovanni da Stroncone” del dott. Simone De Troia, evento organizzato dall’Archeoclub di Lucera.
Giovanni da Stroncone (Stroncone, 1350 circa - Lucera, 8 maggio 1418) fu un frate umbro aderente agli Zoccolanti (per l’uso di portare zoccoli di legno), discepolo del beato Paoluccio Trinci da Foligno nell’eremo di Brogliano, culla del movimento di riforma dell’ordine francescano. Definito “homo de grande perfectione e molto devoto et adornato de molte virtude, maximamente de la santa povertade” (Oddi), fondò il convento del SS.mo Salvatore di Lucera, divenuto centro propulsore della diffusione della Regolare Osservanza nel Sud Italia. I suoi resti mortali sono tumulati in un pilastro della stessa chiesa. Pur non figurando nel Martirologio Romano, è riconosciuto come Beato nel Martirologio Francescano.
Nell’opera commissionata all’artista Andrea Petrillo, il Beato Giovanni è raffigurato anziano, con barba bianca e volto estatico, incorniciato da un’aureola a raggiera, propria dei beati. Indossa un saio francescano rattoppato e tiene tra le mani il cuore fiammante, secondo la rappresentazione presente nella settecentesca incisione di Johann Christoph Winkler.
L’immagine rimanda al prodigio narrato da diversi storiografi, avvenuto durante la ricognizione del corpo, un secolo dopo la morte del Beato, quando il cuore fu ritrovato intatto. Nel 1732, frate Arcangelo da Montesarchio ricordava che «il cuore fu rivenuto bello, fresco e pieno di sangue, come di un uomo vivente» e che «una donna lucerina, avendo devotamente toccato quel cuore con la sua corona, e postala sugli occhi di un cieco, questi fu reso miracolosamente veggente».
Nel dipinto, il cuore è rappresentato fiammante e sanguinante, con una delle due arterie coronarie sormontata da una piccola croce, simbolo cristologico. L’associazione del cuore del frate al Sacro Cuore di Gesù costituisce un voluto richiamo allo spirito di vocazione del Beato, ardente predicatore del messaggio evangelico e testimone della carità francescana.
Il Frizzo
