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TEATRO

All'Oda Teatro ultimo appuntamento con il teatro per le famiglie
Di scena la compagnia "Crest" di Taranto, con una favola tratta dal Calvino

Foggia, 02.04.2005 - Ultimo appuntamento con il teatro per famiglie domenica 3 aprile. A chiudere la stagione teatrale dell’Oda Teatro dedicata ai ragazzi, sarà lo spettacolo “La scala di vetro” della compagnia Crest di Taranto, che replicherà alle ore 11:30 e alle ore 18:00.
Due personaggi raccontano la storia di una bambina, che viene cresciuta da una strana madre - una testa di bufala - e che vive nella terra, dimora a cui si accede solo attraverso una scala di vetro. La testa l’alleva come una figlia, insegnandole a vivere. Ma quando la ragazza è ormai in età da marito, si innamora di un principe scappando con lui e abbandonando senza ringraziare sua madre. La ragazza però, sarà trasformata in una testa di bufala e dovrà superare tre prove difficili per poter ritornare come era e sposare il principe. Per ogni prova superata, la testa di bufala, le farà un dono facendola diventare più bella.
“La scala di vetro” dalla favola “Testa di bufala” di Calvino, è la nuova produzione della compagnia Crest di Taranto. Ha iniziato la sua attività negli anni ’70, dedicandosi al teatro per ragazzi e soprattutto alla formazione. Hanno collaborato con diversi registi tra cui: Marco Baliani e Carlo Formigoni. Il nuovo spettacolo è diretto da Elena Bucci, scritto da Cira Santoro con Antonella Ciaccia e Sabrina Daniele.
Informazioni 0881/663147-634382  oppure visitare il sito web www.odateatro.it

Per l’Oda Teato-Cerchio di Gesso
L’ufficio stampa - Giovanna Maffei

Compagnia Teatrale Crest
La scala di vetro
liberamente ispirato alla fiaba Testa di Bufala

regia: Elena Bucci
assistenza alla regia: Cira Santoro
collaborazione artistica: Sandra Novellino
scenee costumi: Andrea Indellicati
con: Antonella Ciaccia, Sabrina Daniele
luci: Vito Marra
suono: Mustafa Céngi

In scena due personaggi si raccontano la fiaba di Testa di Bufala e, come per incantesimo, la narrazione diventa azione, il racconto diventa visione e rappresentazione. La fiaba racconta di una bambina che viene allevata da una testa di bufala, sorta di animale magico che vive nelle viscere della terra cui si accede solo attraverso una pericolosa ma affascinante scala di vetro. Educata come una principessa, la piccola diventerà sempre più brava e ansiosa di scoprire il mondo esterno a quella strana casa sotterranea, così, quando incontrerà un principe che la chiede in sposa, la ragazzina scapperà via senza neanche ringraziare la sua strana ma amorevole mamma. Nell’illusione di diventare principessa e poi regina e poi, forse, imperatrice, dimenticherà ciò che ormai le apparteneva, che faceva parte della visione del mondo trasmessale da sua madre e si trasformerà in giovane avida ed egoista. Per questo sarà punita e trasformata a sua volta in una testa di bufala e, solo quando capirà che è stato un errore inseguire un desiderio di ricchezza, dimenticando se stessa e le proprie radici, tornerà ad essere più  bella di prima.
La fiaba, tratta dalla tradizione popolare italiana, ci parla della relazione madre/figlia, fatta di trasmissione di saperi e modelli che segnano profondamente il processo di crescita e ci sembra suggerire che il desiderio di crescere, di separarsi, di differenziarsi, non è negativo in sé, ma non si può essere “interi”, andare nel mondo ed essere visibili, se il proprio rapporto e il proprio debito con l’origine viene dimenticato. Il legame con le proprie radici è come una scala di vetro: fragile e trasparente, così come il suo attraversamento ricorda il processo di crescita, apparentemente  pericoloso e portatore di paure, ma sempre affascinante. In questo lavoro è stato esplorato profondamente il rapporto madre/figlia, cercando in Testa di Bufala un modello di madre concreto, riconoscibile e quotidiano per il bambino, e nella metafora della trasformazione il tentativo di crescere senza tenere nel giusto conto gli insegnamenti primari, forse i più profondi, che aprono la strada alla conoscenza di se stessi e a una buona relazione col mondo esterno. Un lavoro, quindi, sull’identità e la capacità di affrontare le relazioni importanti attraverso delle regole in cui trovare, un giorno, la propria libertà.

info@ilfrizzo.it



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