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TEATRO

Cerchio di Gesso: riecco "Uccellacci"
Il foyer dell’ODA TEATRO ospiterà, in collaborazione con l’associazione Pier Paolo Pasolini, rappresentata da Giuseppe Magaletta, la mostra fotografica dal titolo “Il vangelo secondo Matera” di Domenico Notarangelo, giornalista e appassionato di fotografia

Foggia, 24.01.2006 - Dopo il grande successo del 18 novembre 2005, “Uccellacci”, spettacolo del Cerchio di Gesso, replicherà sabato 28 gennaio alle ore 21:00 e domenica 29 gennaio alle ore 19:00 all’ODA TEATRO.
“Uccellacci” è liberamente ispirato al film “Uccellacci e uccellini” di Pierpaolo Pasolini e vede protagonisti: Carlo Loiudice, Maria Mennuni e Ruggiero Valentini che ne cura anche le scene. La regia è di Gianluigi Gherzi, le luci di Antonio Lepore, le immagini di Francesco Bellizzi, le musiche di Emanuele Menga e gli oggetti di scena di Gino Rizzi.
“Uccellacci” è un connubio di teatro e video, che parte dalle grandi provocazioni di Pasolini lanciate 40 anni fa, ma ancora attuali perché continuano a riguardarci. I protagonisti sono Sasà e Nino, che partono come emigranti da un Sud dal quale si va via, alla ricerca un lavoro, ma anche alla ricerca del successo mediatico. Due giovani pronti a tutto per essere “cool” alla moda e pronti a tutto, pur di raggiungere la meta prestabilita. Nel loro viaggio incontreranno una ragazza, la purezza, l’ideale che vuole sovrastare il materiale moderno e che alla fine incarnerà la poesia di Pasolini che abbraccerà gli esclusi, coloro che continuano a vivere nella normalità e che renderanno possibile un futuro migliore.
Lo spettacolo, pur sviluppando una scrittura assolutamente autonoma rispetto all’originale, vuol essere un omaggio all’opera e alla figura di Pierpaolo Pasolini e, in particolare, ad “Uccellacci e uccellini”, straordinario film di cui lo spettacolo riprende modalità compositive e stilistiche: la qualità di favola surreale, l’essere opera dove prodigiosamente si fondono colto e popolare, tensione ideologica e irriverente comicità.
Inoltre il foyer dell’ODA TEATRO ospiterà, in collaborazione con l’associazione Pier Paolo Pasolini, rappresentata da Giuseppe Magaletta, la mostra fotografica dal titolo “Il vangelo secondo Matera” di Domenico Notarangelo, giornalista e appassionato di fotografia. Nella mostra saranno esposti 18 cornici 50x40 con fotografie eseguite da Notarangelo durante la lavorazione del film a Matera de “Il vangelo secondo Matteo” di Pierpaolo Pasolini.
Sarà possibile visitare la mostra il 28 e 29 gennaio a partire dalle ore 17:00 e inoltre domenica 29 gennaio sarà presente anche Domenico Notarangelo.
Per informazioni: 0881/663147-634382 oppure visitare il sito www.odateatro.it

Domenico Notarangelo

Domenico Notarangelo, giornalista, è stato per molti anni corrispondente del quotidiano l’Unità e, in tempi più recenti, redattore di Telenorba e di Trm, Radiotelevisione del mezzogiorno. Collabora con riviste nazionali e locali.
Ha sempre accompagnato l’interesse professionale alla ricerca e allo studio del giornalismo periodico, soprattutto delle regioni meridionali. Appassionato di fotografia, ha raccolto e documentato testimonianze di costume e di tradizioni popolari e religiose in Puglia e Basilicata. È nato a Sammichele di Bari, vive e opera a Matera, dove si è dedicato all’attività politica e di operatore culturale.

Presentazione

Oda Teatro-Cerchio di Gesso
UCCELLACCI
Testo e regia di Gianluigi Gherzi
Liberamente ispirato a “Uccellacci e Uccellini” di Pierpaolo Pasolini

Attori-autori: Carlo Loiudice, Mariantonietta Mennuni, Ruggiero Valentini
Scene: Ruggiero Valentini
Luci: Antonio Lepore
Immagini: Francesco Bellizzi
Musiche: Emanuele Menga
Oggetti di scena: Gino Rizzi

Quasi più niente rimane dell’Italia che Totò e Ninetto, nel film di Pasolini, incontrano nel loro vagabondare senza meta all’interno di un paese che stava vivendo la più grande mutazione culturale e antropologica del secolo scorso: il passaggio dalla cultura contadina a una cultura fondata sui nuovi riti e le “nuove religioni” della modernizzazione.
Eppure i temi e le provocazioni che Pasolini ha lanciato più di quaranta anni fa continuano a riguardarci. Perché la domanda fondamentale di Pasolini, la possibilità del sacro, di rinominarlo con altre parole all’interno di una società mutante, non solo riguarda anche noi, ma è diventata nel tempo ancora più centrale e pressante.
Il nostro “Uccellacci” sarà in primo luogo la scommessa di porre nuovamente le domande formulate da Pasolini, cercando le nostre parziali risposte, all’interno di uno scenario che Pasolini aveva intuito ma non fatto in tempo a vedere, lo scenario della post-modernità.
Ci inoltreremo, avendo come riferimento le avventure di Totò e Ninetto, nelle avventure dei viaggiatori e dei migranti di oggi.
Migranti che ancora oggi, sopratutto oggi, continuano a partire dal Sud, mossi da necessità materiali, ma anche dal bisogno di conquistare un centro, di raggiungere quei “punti alti” dello sviluppo dove si personifica la faccia più lucente e immateriale del progresso e dell’evoluzione tecnologica: l’illusione di scambi personali liberi e liberati, la sfavillante ebbrezza del sentirsi alla moda dentro l’ultimo trend, al passo coi tempi, in anticipo e non in ritardo.
Così partono Sasà e Nino, due giovani trentenni, pronti a tutto pur di raggiungere una meta, un luogo prestigioso, pronti a sfidare con ogni mezzo il muro che li separa dal sentirsi al posto giusto, inseriti.
Pronti anche ad accettare qualsiasi umiliazione, qualsiasi patteggiamento, pur di porsi nel cono di quella luce che fa sentire accettati, baciati dai magici riflessi della notorietà, della visibilità televisiva e mediatica.
In questo loro viaggio troveranno una ragazza, una compagna di viaggio, una delle ultime testimoni dell’irriducibile primato dell’anima rispetto alle regole totalizzanti della materialità consumista, della poesia rispetto alle prosaiche apparenze che servono da lasciapassare per tutti gli ambienti, della visione rispetto al cieco annegare nelle illusioni e nei sogni fatti di omologazione e di imitazione. Ragazza che alla fine del proprio viaggio ritroverà dentro di sé le parole visionarie di Pasolini e la stessa “disperata vitalità”, capace di leggere tutto il dolore e il trauma presenti  in un cambiamento furioso, cieco, imposto alle vite attraverso la minaccia dell’emarginazione e dell’esclusione.

Per l’ODA TEATRO-Cerchio di Gesso
L’Ufficio Stampa - Giovanna Maffei

info@ilfrizzo.it



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