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Cilento, approdo silvestre e divino
Capace di toglierti il respiro e farti sentire una divinità al King’s Residence Hotel, che dallo spettacolare promontorio di Capo Palinuro, domina l’angolo più suggestivo della costa

Varese, 08.07.2006 - “Eran trecento, giovani e forti. E sono morti”. Ripetendo gli indimenticabili versi della Spigolatrice di Sapri ci accingiamo a sbarcare sulle rive del Cilento, un comprensorio territoriale che più di ogni altro in Italia ha saputo “concertare” le opportunità di un entroterra ricco, eterogeneo e affascinante con l’offerta balneare di una costa tra le più seducenti del Tirreno e dell’intero Mediterraneo.
Terra di miti e di giganti come i Vastasi o di eroi come Ercole, Enea e Palinuro, il Cilento è la terra dove la leggenda diventa verosimile e si confonde con le certezze della storia, per dare anima e nobiltà ad un paesaggio eccezionale, vario e movimentato. Epica, letteratura, storia e religione tra le sue valli e le sue insenature hanno ispirato nel tempo cantori come Plutarco, Orazio, Omero, Virgilio e Cicerone, fino ad incantare la poesia del più vicino Giuseppe Ungaretti.
Denominato Enotria da Erodono e Plinio, il Cilento legge nelle affascinanti e significative testimonianze di Posidonia/Paestum e di Elea/Velia, l’occupazione e la cultura dei lucani nella sua parte collinare e montuosa, e la matrice colonizzatrice dei greci in quella costiera. In questo contesto lo stesso toponimo, a lungo avvolto nel mistero, ha trovato alla fine concordi gli studiosi sull’interpretazione di cis-Alentum, “al di qua dell’Alento”. Il fiume che lo attraversa e che a lungo ha segnato il confine con le antiche terre romane.
Oggi il territorio è caratterizzato dal Parco Nazionale del Cilento e Vallo Diano, secondo parco in Italia per dimensione, nonché da una concentrazione di attenzioni dell’Unesco verso le prerogative uniche di quest’area e dei gioielli storico-archeologici in essa custoditi. Il Parco, infatti, e i siti archeologici di Paestum e Velia sono candidati per l’inserimento nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Che già nel 1997 ha inserito all’unanimità lo stesso Parco nella prestigiosa rete delle Riserve della Biosfera del Programma MAB (Man and Biosphere). Le aree individuate in Ecosistemi o in combinazioni di Ecosistemi, terrestri e costieri-marini, per mantenere un equilibrio duraturo nel tempo tra l’Uomo e il suo Ambiente. Attraverso la conservazione della diversità biologica, la promozione dello sviluppo economico e la salvaguardia degli annessi valori culturali.
In un territorio che si estende dai monti Alburni fino a Sapri, le mete proposte sono molte e molto diverse tra loro: dalla natura dell’altopiano, verde ed ombrosa, a quella rocciosa delle quote più elevate, dalle voragini carsiche alle Grotte dell’Angelo di Pertosa, dai vicoli e dalle chiese rupestri di Sant’Angelo a Fasanella al mondo senza tempo dei siti archeologici di Paestum e Velia. È l’eterogeneità che fa del Parco una delle zone più diversificate e incontaminate del Meridione ed è in questa specificità che ne conserva fascino e suggestione.
L’alternanza di scogliere e spiagge, boschi e paesaggi ondulati, grotte profonde e pascoli di alta quota, villaggi di alto valore storico e montagne calcareo-dolomitiche, la prossimità a luoghi come Ercolano, Pompei, il Vesuvio e Napoli, incantarono e rapirono la vena creativa del poeta Ungaretti. Nelle sue composizioni la natura e il paesaggio cilentani dapprima si fanno emozione, mito e sentimento col viaggio di Enea in cerca della terra promessa per la fondazione della nuova Troia, l’abbandono di Didone e la perdita del suo nocchiero Palinuro, trascinato nel sonno tra le onde di queste coste, per poi diventare passione concreta con la scoperta della “mozzarella di bufala”, che quelle “brave bestie producono” dopo che “s’avvoltolano nel sudicio per non sentire le mosche, che vanno in giro con quella crosta, sulla quale cresce anche l’erba, portando gazze che le prendono per alte zolle”.
Palinuro, Scario, Agropoli, Ascea, Camerota, Castellabate, Laurito, Pisciotta, Roscigno, Sapri, Paestum… Sono alcune delle perle di un Cilento discreto e ammaliante, ma capace di sorprenderti con la maestosità della Certosa di Padula, dedicata a San Lorenzo, con le sue 300 stanze, 13 chiostri, 41 fontane, 550 finestre, la preziosa biblioteca, l’immensa cucina e il magnifico refettorio. Un monastero che domina dal basso la città di Padula, come a volerla illuminare, utilizzato spesso per incontri di rappresentanza dai potentati dell’epoca. Più volte oggetto di leggende, come quella della frittata di mille uova, preparata nelle sue cucine, in occasione del soggiorno di Carlo V di ritorno da Tunisi. E utilizzato dal regista Francesco Rosi per il film “C’era una volta”, con Omar Sharif e Sophia Loren.
Un Cilento capace di colpire il palato con i carciofi di Paestum, gustosi e dal sapore di storia, perché coltivati nella zona archeologica non ancora dissepolta, per mantenere morbido il terreno. Capace di toglierti il respiro e farti sentire una divinità al King’s Residence Hotel, che dallo spettacolare promontorio di Capo Palinuro, domina l’angolo più suggestivo della costa: la Baia del Buondormire, nell’incantevole scenario di fondali trasparenti e di un oceano di blu, che sembra dipingere d’azzurro anche l’erba e le foglie degli ulivi.

Antonio V. Gelormini



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