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Daunia Vetus, il Distretto dei Tesori
Un lembo di Puglia che, incantato dalle diomedee, ma stanco di dar voce al lamento, vuole cantare forte i suoi tesori e annunciare con orgoglio la sua bellezza

Varese, 14.07.2006 - L’Antica Daunia è la terra che diede approdo all’eroe acheo Diomede, compagno di Ulisse e re di Argo, fiero combattente (il più forte dopo Achille), grande navigatore e maestro nell’arte di addomesticare i cavalli. Al suo arrivo sulle coste del Gargano, la leggenda narra che scagliò in mare dei massi ciclopici dando vita alle Isole Tremiti. Sposata la figlia del re Dauno, elegge questa terra a sua dimora definitiva, tanto che da “mortale che aveva tentato il confronto con gli Dei”, chiese che una spiaggia di questo affascinante arcipelago diventasse il luogo della sua sepoltura. E Afrodite ne rese perenne la presenza, trasformando i suoi compagni in grandi uccelli marini, le diomedee, allo scopo di bagnare sempre la tomba del loro eroe.
Per uno dei tanti inesplicabili paradossi della storia, oggi l’Antica Daunia riprende forma per dar vita a un Distretto Culturale, attorno a una città di nome Troia e lungo gli ambiti territoriali di centri storici come Lucera, Bovino, Biccari, Faeto e Orsara di Puglia. Lo fa inaugurando il Nuovo Museo della Cattedrale di Troia, polo d’attrazione dell’intero distretto, che delinea i suoi contorni lungo i confini territoriali degli antichi ambiti diocesani.
Nel Nuovo Museo saranno esposti frammenti di rarissime pergamene, cinquecentine, argenti, paramenti sacri ed altre opere di rilevante valore artistico, storico e devozionale. E tra gli innumerevoli pezzi pregiati renderà finalmente visibili i preziosi e famosi Exultet troiani 1,2,3: i rotoli pergamenacei medievali, di scuola beneventana, miniati dai benedettini, raro esempio di sintesi devozionale e arte comunicativa, nonché testimonianza unica della raffinata cultura prodotta negli scriptoria degli innumerevoli conventi dauni dell’ordine cassinense. Il museo è organizzato per raccontare ai visitatori come la devozione di generazioni locali abbia saputo nel corso dei secoli rinnovarsi e manifestarsi in forme di arte e di bellezza non comune.
Il tutto nell’elegante cornice dell’ex Seminario Vescovile di Troia, opportunamente recuperato e riallestito grazie ai fondi destinati alla realizzazione del Distretto Culturale Daunia Vetus dalle Fondazioni di origine bancaria aderenti all’ACRI. Il Museo è visitabile a partire da domenica 9 luglio. Per qualsiasi ulteriore informazione è possibile visitare il sito: www.dauniavetus.it
Daunia Vetus per i viaggiatori attenti e curiosi si rivelerà uno scrigno traboccante di storia, di arte, di monumenti, di colpi d’occhio fascinosi su paesaggi di assoluta originalità. Una campagna fatta di campi di grano ondeggianti, di boschi d’ulivi secolari, di colline dolci e rassicuranti, solcate da vigne e disseminate di masserie antiche e casolari caratteristici. Qui imperano il giallo e il verde, ma anche il blu violetto dei carciofi (tra i più gustosi, compatti e dal pochissimo scarto), degli asparagi viola e di quell’uva, forse importata da Diomede, che tra le cruste della Capitanata, ha dato vita a un vino nobile (Nero di Troia), dal sapore asciutto, base per vini doc pugliesi e per il taglio arricchente di più modesti vini italiani e francesi.
La declinazione territoriale di Daunia Vetus parte da Troia, che naturalmente non vanta alcun cavallo, ma in compenso presenta una splendida Cattedrale romanica, con le suggestive porte bronzee e il suo magnifico Rosone dai preziosi ricami calcarei arabeggianti. Si sposta a Lucera, il baluardo di Federico II, col suo Anfiteatro romano, la fortezza svevo-angioina ove era il castello federiciano (sede delle milizie saracene) e il centro storico d’impianto medievale, il cui dedalo di piazze e viuzze ne fanno un salotto elegante e suggestivo. Passa per Biccari e l’oasi paesaggistica del lago Pescara, ideale per rilassanti passeggiate a cavallo, seguendo percorsi guidati, attrezzati e di sicura emozione. Approda a Faeto, il comune più alto della Puglia, sede di un’autentica e rara comunità franco-provenzale, che conserva intatto il patrimonio linguistico e dà vita ad una delle più famose Sagre del prosciutto (prima domenica di febbraio). Si allunga a Bovino, uno dei “50 borghi più belli d’Italia”. Territorio di briganti, ma anche dei nobili Guevara, nel cui palazzo ducale si conservano dipinti di valore e un frammento della Santa Spina, reliquia della passione di Cristo. Per completarsi a Orsara di Puglia, capitale locale della qualità enogastronomica, delle caratteristiche organolettiche dei suoi prodotti agricoli, provenienti da un terreno particolarmente ricco di selenio e sede di un esclusivo Festival Jazz di caratura internazionale.
Un lembo di Puglia che, incantato dalle diomedee, ma stanco di dar voce al lamento, vuole cantare forte i suoi tesori e annunciare con orgoglio la sua bellezza.

Antonio V. Gelormini



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