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Aurea, un cammino solitario
Il segreto di ogni pellegrinaggio è nel “camminare insieme”, cogliendo appieno l’opportunità e la ricchezza dello scambio

Gargano, 07.10.2010 - L’intuizione di Aurea, la Borsa del Turismo Religioso e delle Aree protette nata a San Giovanni Rotondo sei anni fa, era giustamente ambiziosa. Accompagnare il rilancio del turismo devozionale, non solo in Puglia e dintorni, diventando la piattaforma riconosciuta per l’incontro di una domanda specifica in forte crescita e quella di un’offerta plurale, ansiosa di conciliare esigenze concrete di gestione ricettiva con la delicata attenzione a salvaguardare l’autenticità e la carica emozionale dei vari itinerari di spiritualità.
La stessa scelta della Montagna Sacra del Gargano e di una meta suggestiva come il santuario francescano di Padre Pio, a solo qualche chilometro dalla Grotta di S. Michele Arcangelo, uno dei poli più sacri del Medioevo (insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e Santiago di Compostela), mirava ad evidenziare e valorizzare un ambito territoriale nevralgico, lungo quel prolungamento verso Sud-Est della Via Francigena, meglio conosciuto col nome di Via Sacra Longobardorum.
Un percorso che gli organizzatori avevano voluto intraprendere con un compagno di viaggio di tutto rispetto. Il migliore fra tutti. Il più esperto e il più adatto, nonché il più grande e più solido in assoluto: l’Opera Romana Pellegrinaggi. Difficile immaginare una polizza assicurativa migliore per il successo dell’iniziativa.
Ma come sa anche il più novizio dei pellegrini, il segreto di ogni pellegrinaggio è nel “camminare insieme”, cogliendo appieno l’opportunità e la ricchezza dello scambio. Aurea, anch’essa ben presto stretta nell’atavico e localistico egoismo da campanile (che non ha risparmiato i suoi stessi organizzatori), già dopo la terza edizione perdeva il “bastone-pastorale” dell’ORP. Per ritrovarsi in un paradossale e guascone cammino solitario, lungo gli aridi sentieri di improbabili labirinti fieristici. Dove, per prima, ad essere smarrita è stata proprio la luce della gioia e della speranza. Tanto è ancora vivo il ricordo della tangibile desolazione delle sue ultime edizioni.
Per questo sorprende leggere oggi i commenti più disparati, anche di rappresentanti istituzionali locali e di figure autorevoli del comparto, sulla frenata impressa dall’Assessorato al Turismo Regionale al sostegno finanziario, peraltro consequenziale all’effetto Tremonti, a una manifestazione in cui da tempo latita in particolare l’investimento dei privati. Per cui sarebbe forse il caso di non sottrarsi all’imbarazzo di cercare una risposta convincente a tre semplici domande.
La prima: di chi è Aurea? Ovvero a chi appartiene il marchio e tutto l’affaire in crisi della “Borsa del Turismo Religioso e delle Aree protette”, a proposito del quale si lamenta il venir meno di una fetta consistente di risorse pubbliche? La seconda: come è possibile pensare a una seria Borsa del Turismo Religioso, in cui manca il più importante operatore “al mondo” del settore? Qualcuno si chiede perché dopo aver fatto nascere Aurea, insieme a Spazio Eventi Milano, l’ORP abbia abbandonato il campo per dar vita a Josp Fest a Roma, il Festival dei viaggi di fede e dell’incontro tra i popoli?
Infine, la terza: quanto nebbiosa si è rivelata la frontiera “Aree protette”, che dalla prima edizione di Aurea hanno sempre brillato per la loro evanescenza? Inevitabile la sensazione di un mero tentativo di “mettere cappello” su un’altra declinazione di turismo sostenibile, senza avere la forza progettuale di renderlo funzionale al disegno globale di rilancio dell’intera destinazione Puglia.
Una meta che ha cominciato a “fare tendenza”, dimostrando un notevole e diffuso potere di attrazione. Un brand che, in tempi di magra finanziaria, potrebbe tornare utile mettere al servizio di una più proficua “Borsa del Turismo Pugliese”. Nel cui ambito potrebbe trovare spazio una più articolata, adeguata e specifica proposta del turismo religioso locale. Un ambito che riuscirebbe a dare anche più forza attrattiva a quel Cammino dell’Arcangelo, che vivrebbe di tutt’altra luce se incastonato nel più grande e più affascinante Cammino per Gerusalemme.

Antonio V. Gelormini



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