Pasquale Trivisonne replica a Lanfranco Damiani sull'eolico
«I cittadini di Lucera, con questo “affare”, resteranno “cornuti e mazziati”: ci ritroveremo con il territorio devastato dal cemento, i terreni e le case ubicate vicino alle pale deprezzate, saranno precluse attività connesse ad un turismo legato al territorio e ai prodotti tipici»
Lucera, 25.12.2008 - «Gentile Direttore, approfitto ancora una volta della Sua disponibilità per rassicurare il geometra Lanfranco Damiani (leggi la lettera) che su queste pagine, oltre ad averci fornito un’informazione molto importante relativamente alla Questione Eolica, si è chiesto come mai di questo problema “non se ne parla da un po’ di tempo”.
Posso garantire al geom. Damiani che questa faccenda è sempre nei pensieri di molta gente e che se ne parlerà in maniera approfondita, nei tempi, nei modi e nelle sedi appropriate, nel momento in cui sarà chiaro chi sarà la forza politica che dovrà assumersi la responsabilità di riempire le campagne di Lucera di torri di cemento alte decine di metri senza nessuna vantaggio per la cittadinanza.
Il geom. Damiani, che ha fatto da tramite tra l’ufficio S.U.A.P. del Comune di Lucera e una delle ditte che hanno firmato lo schema di convezione per l’installazione di parchi eolici nelle campagne di Lucera (società S.E.A.), per richieste di modifica allo schema di convenzione, è stato assessore ai lavori pubblici in una delle due giunte Bonghi (centrosinistra), candidato nei Democratici di Sinistra nelle elezioni del 2002 (voti 59) e nel 2007 candidato nella lista “Più forza per Lucera” (voti 111) coalizione di centrodestra.
La società SEA S.p.A. ha presentato, agli uffici regionali, istanza n. 14531 dell’11/12/2006, un progetto per l’installazione di 35 pale per 70 MW di potenza nel territorio di Lucera.
Tale ditta, come la maggior parte delle ditte che hanno firmato lo schema di convenzione, è praticamente sconosciuta nel panorama eolico italiano e al 12/04/2007 non risultava avere in gestione o in fase avanzata di realizzazione impianti eolici in Puglia e in altre Regioni.
Il geometra Damiani, essendo il rappresentante di una delle ditte interessate all’affare, ex amministratore pubblico ed ex candidato in due elezioni consecutive in liste di centrosinistra prima e di centrodestra dopo, è sicuramente la persona appropriata per rispondere alle domande che pongo da diverso tempo e che sono sempre in attesa di una risposta.
Alle solite domande che il geometra Damiani può trovare pubblicate sul Frizzo e sul mio blog vorrei aggiungerne una relativa alla sentenza del Consiglio di Stato a cui fa riferimento nel suo scritto e la risposta a una curiosità relativa al suo ruolo di rappresentante delle ditte interessate all’eolico e a quello di candidato alle elezioni comunali e quindi ad amministrare il bene pubblico.
Il parere del Consiglio di Stato n. 2849/08 ribadisce che “i comuni non possono monetizzare tali eventuali misure compensative, né tanto meno possono richiedere liberalità sotto forma di canoni”.
In altre parole, nelle casse del Comune di Lucera non finirà un euro a fronte delle decine di milioni di euro che, ad esempio, la società rappresentata dal geometra Damiani incasserà, se verrà approvato il progetto, per i prossimi trent’anni.
E questo dopo che abbiamo appurato, su queste pagine, e credo senza possibilità di smentita, che l’eolico crea pochissimi posti di lavoro che quasi certamente finiranno a qualche figlio o parente dei soliti noti.
Insomma i cittadini di Lucera, con questo “affare”, resteranno “cornuti e mazziati”: ci ritroveremo con il territorio devastato dal cemento, i terreni e le case ubicate vicino alle pale deprezzate, saranno precluse attività connesse ad un turismo legato al territorio e ai prodotti tipici e tutto questo senza la creazione di posti di lavoro e con le casse del Comune che non vedranno un euro da questo “affare” che favorirà solo pochi eletti.
Dopo questa sentenza, le ditte non saranno più obbligate a corrispondere ai comuni le liberalità che comunque erano un misero rimborso per il danno subito.
Adesso addirittura non spettano neanche più quelle.
A questo punto è d’obbligo chiedersi per quale motivo bisogna svendere il nostro territorio, ad esempio alla ditta rappresentata dal geometra Damiani che installerà mostri di cemento e utilizzerà un bene, il vento, che appartiene a tutti i cittadini di Lucera.
Gli unici che ci guadagneranno da questo affare saranno: i proprietari dei terreni dove verranno installate le pale, le imprese che realizzeranno i parchi, le imprese che rivenderanno le autorizzazioni, i faccendieri che girano intorno all’affare e i “politici”, legati al Grande Partito dell’Eolico, trasversale a tutti gli schieramenti e che servono a trovare la “strada burocratica”.
I cittadini di Lucera cosa ci guadagneranno da questo “affare”?
La curiosità è relativa al fatto che non capisco (e non è una domanda retorica) come avrebbe conciliato due interessi contrapposti nel caso fosse stato eletto in una delle due competizioni elettorali a cui ha partecipato in schieramenti diversi: da una parte l’interesse dell’amministratore pubblico, che dovrebbe fare gli interessi dei cittadini che rappresenta e quindi cercare di massimizzare gli introiti del Comune. Dall’altra l’interesse del professionista che rappresenta la ditta che deve installare le pale e che ha tutto l’interesse a massimizzare gli interessi di quest’ultima.
In altre parole, come amministratore pubblico il geometra Damiani avrebbe dovuto essere interessato a tenere alta la percentuale sui profitti che le ditte devono (dovevano vista la sentenza del Consiglio di Stato) dare al Comune per il danno ambientale subito.
Come rappresentante delle ditte, l’interesse è opposto: tenere bassa la percentuale per massimizzare i profitti delle ditte.
Come avrebbe conciliato questi opposti interessi il geometra Damiani?
Certo di ricevere almeno questa volta una risposta, ringrazio ancora una volta il Direttore del Frizzo e porgo sinceri auguri di Buon Natale a lui e a tutti i lettori di questo net-journal».
Pasquale Trivisonne
(Lucera, 24.12.2008)
Personalmente ritengo che il vento non appartenga né ai cittadini né ad altri. Forse dovremmo ricordarci che alla natura stiamo togliendo troppe cose per impossessarcene. E sempre più spesso lo facciamo ricorrendo all'avidità.
Certo, se la natura ci offre l'opportunità di "prendere in prestito" un suo elemento bisogna anche ricordarsi di quel concetto molto trascurato che va sotto il binomio di "pubblica utilità". E a proposito di questione pubblica e privata, dispiace constatare che solo oggi si parla di società mista pubblico-privato, mentre quando era in piedi l'amministrazione Morlacco, pur essendo prevista quella possibilità dal programma che fu sottoscritto dalla coalizione, nulla fu fatto perché si rispettasse quella promessa. Anzi!
Sono i momenti in cui si preferiscono di gran lunga la sfacciataggine e la spregiudicatezza.
Sempre meglio dell'ipocrisia.
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